USA, anni ’90. L’epidemia di oppiacei prende forma: pillole bianche offerte per placare il dolore. Ma dietro l’etichetta rassicurante dell’OxyContin si cela una dipendenza silenziosa, che ha inghiottito comunità intere. Poi è arrivato il Fentanyl, cento volte più potente, invisibile come un soffio e letale come un veleno: ha trasformato strade, case e corpi in soggetti solo apparentemente vivi. E per quanto riguarda i decessi, si stima un milione di overdosi letali da oppioidi legali.
Barry Meier, giornalista investigativo di grande esperienza, ha saputo condensare nel suo libro Pain Killer (Mondadori, 2022, pp. 218, €13,00) un’inchiesta potente e devastante su una delle crisi sanitarie più gravi della storia americana.

L’autore ci guida attraverso decenni di eventi, responsabilità politiche, aziende corrotte e drammi umani che hanno portato oltre 200.000 americani alla morte a causa dell’abuso di OxyContin, prodotto da Purdue Pharma.
Il testo si apre con una scena scioccante: nove persone morte per overdose in trentasei ore nella sola città di Filadelfia. Questo episodio emblematico introduce il lettore nel cuore della tragedia. Da qui, Meier ripercorre la storia dell’OxyContin, lanciato sul mercato nel 1996 con una massiccia campagna di marketing da parte della Purdue Pharma, appartenente alla famiglia Sackler. L’autore dimostra come la compagnia abbia occultato informazioni fondamentali riguardo la natura altamente assuefacente del farmaco, alimentando una crisi di proporzioni nazionali.
Uno dei punti di forza di Pain Killer è la capacità di far dialogare macro e micro storia. Il libro propone per esempio quella di Art Van Zee, un medico di provincia della Virginia, che diventa simbolo di integrità e impegno civile. Vedendo crescere i casi di dipendenza nella sua comunità, inizia a denunciare pubblicamente i pericoli dell’OxyContin, ma si scontra con l’indifferenza delle autorità e con il potere schiacciante dell’industria farmaceutica. Allo stesso modo, abbiamo la tragica vicenda di Lindsay Myers, giovane promettente finita nella spirale della tossicodipendenza, che mostra il volto umano e quotidiano dell’epidemia.
Il libro si sviluppa tra toni da thriller giudiziario e reportage sociale. Meier non si limita a denunciare le responsabilità della Purdue Pharma, ma sottolinea anche le gravi colpe delle istituzioni statunitensi: dalla Food and Drug Administration, che ha autorizzato il farmaco, fino al Dipartimento di Giustizia, che ha mancato di punire adeguatamente i responsabili. Emergono anche le contraddizioni del sistema sanitario e le complicità di molti medici attratti dai premi e dalle facilitazioni offerte dall’azienda.
La forza narrativa di Meier risiede nell’equilibrio tra rigore documentario e partecipazione emotiva. La sua scrittura è precisa, diretta, senza compiacimenti stilistici. Si percepisce chiaramente la volontà di fare luce su una realtà dolorosa, ma troppo a lungo ignorata.
Pain Killer affronta diverse questioni cruciali: il ruolo dell’etica nella medicina, la manipolazione della scienza a fini di lucro, la disumanizzazione delle politiche sanitarie. Il caso OxyContin rappresenta una parabola esemplare di capitalismo predatorio, in cui la sofferenza viene sfruttata come opportunità economica. Il libro diventa così anche un atto di accusa nei confronti di una società che ne ha permesso il diffondersi, chiudendo gli occhi di fronte ai segnali d’allarme.
Un passaggio significativo del libro riguarda l’intervento tardivo dell’amministrazione Trump. Nel 2017, di fronte all’esplosione incontrollabile delle morti per overdose, il Presidente ha istituito una commissione alla Casa Bianca per elaborare strategie contro l’epidemia e ha sollecitato investimenti per il trattamento della dipendenza. Tuttavia, Meier sottolinea come tali misure siano giunte in ritardo, quando la crisi aveva ormai raggiunto proporzioni catastrofiche. L’azione di Trump, seppur visibile sul piano mediatico, si è rivelata più simbolica che risolutiva, lasciando inalterati molti dei nodi strutturali del problema.
Alla base di tutto si rileva una posizione ambigua: da un lato l’amministrazione Trump ha mostrato attenzione al problema, dall’altro non ha messo in discussione in modo deciso l’influenza delle lobby farmaceutiche. Il risultato è stato un impatto politico limitato, incapace di invertire la rotta di una crisi ormai fuori controllo.
Dal libro è stata tratta la serie TV Painkiller, distribuita su Netflix il 10 agosto 2023. Creata da Micah Fitzerman-Blue e Noah Harpster, la miniserie di sei episodi rappresenta un tentativo significativo di portare all’attenzione del grande pubblico televisivo la complessità e la gravità della crisi degli di oppiacei negli Stati Uniti.
Pain Killer è un’opera necessaria. Non solo per comprendere le radici della crisi degli oppiacei ioidi, ma anche per riflettere sui meccanismi di potere, disinformazione e complicità in una tragedia simile. Meier offre un documento fondamentale per chiunque voglia capire come sia potuto accadere, e perché sia così difficile fermare questo disastro.