Web e social media data: la brand reputation nell’era della sostenibilità

Autore

Federica Carbone

Data

15 Maggio 2024

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4' di lettura

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15 Maggio 2024

ARGOMENTO

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La reputazione conta

Affrontare la comprensione dei processi di costruzione della reputazione dei brand, con particolare attenzione al settore alimentare e della moda, implica necessariamente focalizzarsi sui canali web e social, che sono ricchi di dati significativi su questo argomento. In questo contesto, l’ascolto attivo dei social media può fungere da strumento per monitorare le opinioni delle persone sulle attività di un brand, consentendo un’analisi approfondita della popolazione e delle sue opinioni, esaminando inoltre le strategie e le pratiche digitali che contribuiscono alla costruzione della reputazione online dei brand sui social media. In questo contesto, si propone di condurre uno studio specifico sulla percezione specifica della sostenibilità relativa all’utilizzo di applicazioni “sostenibili“, al fine di identificare i motivi che spingono le persone a utilizzare tali applicazioni nella loro vita quotidiana.

L’ascolto delle opinioni in rete

Il metodo di ricerca adotta un approccio misto, che combina analisi quantitativa e qualitativa del testo. L’analisi di ascolto della rete è stata condotta utilizzando la Blogmeter Suite, una piattaforma di analisi web e social. La piattaforma consente di condurre ricerche quantitative utilizzando parole chiave che coprono il periodo di ricerca impostato: in questo caso, per uno sguardo più generico, si è scelto di monitorare l’ultimo anno (da gennaio 2023 a gennaio 2024), al fine di individuare il linguaggio comune utilizzato per discutere di un corpus di app coerenti con gli obiettivi di ricerca: Vinted, Wallapop e Too Good To Go. Sono stati presi in considerazione tutti i termini correlati semanticamente al concetto di sostenibilità ambientale ma anche ad altri ambiti interconnessi: spreco alimentare, risparmio, moda di seconda mano, fiducia e fedeltà dei consumatori. Questo approccio ha permesso di analizzare le opinioni relative all’uso di tali applicazioni, attraverso un’analisi del sentiment. L’obiettivo è stato comprendere i benefici e gli svantaggi di queste app, oltre al loro impatto sulla quotidianità degli utenti.

L’ingaggio degli utenti

Partendo dall’analisi dei dati raccolti dai social media e dal web (es. Facebook, Instagram, Twitter), vengono proposte delle sintesi di alcuni dati interessanti che consentono di valutare le opinioni espresse in rete dalle persone. Fondamentali sono le menzioni che le persone fanno di parole chiave concernenti il tema delle app sostenibili; altrettanto significativi sono i canali in cui si discute maggiormente di questi argomenti, nonché gli hashtag più utilizzati dagli utenti. Emergono come argomenti cruciali il risparmio e la convenienza, fortemente associati ad app come Vinted, che gode anche di una buona reputazione tra i consumatori; al contrario, Wallapop è poco conosciuta e poco discussa. Riscuote molto successo, risultando evidentemente molto sentito, il tema dello spreco alimentare: TooGoodToGo è l’app per eccellenza nella riduzione degli sprechi di cibo, usata da moltissimi italiani. È un ottimo fattore, inoltre, il fatto che più del 55% delle persone parli positivamente delle applicazioni sostenibili, mostrando di avere effettivamente molto a cuore il tema della sostenibilità ambientale. Non indifferente anche la percentuale di negatività: a fronte di tanti vantaggi riscontrati, questo dato sembra sottolineare che le persone riconoscono anche una serie di problematiche e svantaggi, che spesso li portano ad esser dubbiosi sulle potenzialità di queste piattaforme e delle tipologie di acquisti che offrono. Si annoverano infatti prevalentemente timori degli utenti nella sperimentazione di esperienze di acquisto non tradizionali e quindi intangibili, in quanto digitali. 

La sostenibilità è reale?

I risultati della ricerca sembrano in conclusione confermare che, benché queste app vengano sempre più riconosciute promotrici tanto di pratiche rispettose dell’ambiente quanto di principi economici e di tutela sociale, non sono al contempo uno strumento integerrimo; ciò è dovuto principalmente al fatto che esse offrono un’esperienza digitale che, come ogni attività online, comporta rischi e pericoli che non si riscontrano nell’esperienza tradizionale in negozio; questo spinge spesso le persone, in maniera contrastante, a non fidarsi ciecamente di queste applicazioni, nonostante se ne riconosca pienamente lo statuto di strumenti convenienti in termini di ogni aspetto della sostenibilità. 

Interessante sarebbe, partendo da questo lavoro, investigare in futuro un’altra prospettiva più quantitativa: il prossimo step potrebbe essere misurare, cioè, quanto queste esperienze non tradizionali di acquisto (che ormai sono all’ordine del giorno) sono veramente sostenibili e rispettose della natura (si pensi ad esempio alle discussioni sull’effettiva riduzione o meno dei packaging utilizzati).

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