Le nuove tecniche genomiche (NGT), ossia le Tecniche Evoluzione Assistita (TEA), “superano” gli OGM?

Autore

Stefano Bertacchi

Data

11 Settembre 2026

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4' di lettura

DATA

11 Settembre 2026

ARGOMENTO

PAROLE CHIAVE


Biotecnologie

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L’Europa si trova oggi a vivere un paradosso biotecnologico che ne condiziona profondamente la capacità competitiva. Nonostante la ricerca scientifica del Vecchio Continente sia ai vertici mondiali, il passaggio dal laboratorio al mercato è spesso ostacolato da un labirinto burocratico e da una percezione pubblica ferma a logiche del passato. Questo divario è particolarmente evidente nel settore agricolo, dove la necessità di ridurre l’impatto ambientale deve scontrarsi con l’esigenza di garantire rese elevate e sicurezza alimentare in un contesto di crisi climatica. 

Per spezzare questo circolo vizioso, le istituzioni europee hanno intrapreso un percorso legislativo ambizioso volto a regolamentare le Nuove Tecniche Genomiche (NGT), note in Italia come Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA).

Cosa sono le TEA?

Ma cosa sono esattamente queste tecnologie e perché differiscono dai tanto dibattuti OGM? Mentre gli organismi geneticamente modificati tradizionali si basano sulla transgenesi, ovvero l’inserimento di DNA proveniente da specie non incrociabili, le TEA agiscono con una precisione chirurgica. Basate sulla tecnica CRISPR e il cosiddetto editing genomico, permettono di modificare il genoma di una pianta senza introdurre materiale genetico estraneo, emulando processi che potrebbero avvenire spontaneamente in natura o attraverso i lunghi e meno precisi metodi di selezione convenzionale. In sostanza, si tratta di un correttore di bozze che interviene su sequenze già presenti di DNA della pianta per potenziarne le difese o migliorarne la resilienza.

Il nuovo quadro normativo europeo, che ha trovato una posizione definita nel corso del 2026, si basa sulla distinzione tra due categorie di piante ottenute tramite queste tecniche. La prima categoria, denominata NGT-1, include varietà che presentano modifiche limitate, con un tetto massimo di venti mutazioni genetiche. Queste piante sono considerate equivalenti a quelle convenzionali e potranno accedere al mercato senza le rigide procedure di autorizzazione previste per gli OGM, pur mantenendo l’obbligo di tracciabilità attraverso l’etichettatura delle sementi. 

La seconda categoria, NGT-2, riguarda invece interventi più complessi (compresa la transgenesi) o mirati a conferire tratti specifici come la tolleranza agli erbicidi: resterà soggetta alle normative più stringenti applicate agli OGM e richiederà valutazioni del rischio approfondite e monitoraggi costanti.

L’Unione Europea come hub per l’innovazione biotech

L’impatto di questa rivoluzione sull’agricoltura europea è potenzialmente enorme. Le TEA permettono di accelerare drasticamente i tempi di sviluppo di nuove varietà, portandoli da decenni a pochi anni. Questo significa poter mettere a disposizione degli agricoltori piante resistenti ai parassiti che richiedono meno trattamenti chimici, o capaci di difendersi autonomamente dalle fitopatologie, rispondendo direttamente agli obiettivi di sostenibilità del Green Deal europeo.

Per il mercato, la scommessa è fare dell’Unione Europea un hub dell’innovazione biotecnologica, supportando anche le piccole e medie imprese attraverso incentivi normativi e procedure accelerate. La sostenibilità, come ricordato spesso su queste pagine, non è una formula fissa, ma un concetto politico che richiede scelte coraggiose e visioni di lungo periodo. In questo senso, le TEA rappresentano non solo uno strumento tecnologico, ma anche un pilastro fondamentale per l’autonomia strategica dell’Europa, in grado di ridurre la dipendenza dalle importazioni e di garantire la competitività del nostro sistema agroalimentare su scala globale. È opportuno notare che la legislazione attuale si limita alle piante, non contemplando per il momento microrganismi e animali, per i quali le conoscenze scientifiche sono ancora considerate meno consolidate rispetto al regno vegetale.

Nuove tecnologie che non sconfessano le scelte passate

Esiste infine un rischio comunicativo insito in questa narrazione: quello di dipingere le TEA come la versione “accettabile” di biotecnologie altrimenti insidiose. La distinzione normativa tra categorie non deve alimentare il pregiudizio che gli OGM tradizionali siano intrinsecamente rischiosi. Al contrario, la legislazione europea continua a garantire che ogni organismo immesso sul mercato, sia esso transgenico o editato, rispetti standard di sicurezza elevatissimi senza che vi siano indicazioni sulla necessità di inasprire le regole attuali per la transgenesi.

Promuovere le TEA come strumenti di precisione non significa quindi rinnegare la validità delle biotecnologie precedenti, le quali restano un pilastro fondamentale per molti settori della nostra bioeconomia. La sfida per il futuro sarà spiegare che non stiamo fuggendo da un errore del passato, ma stiamo semplicemente affinando i nostri strumenti per affrontare con maggiore agilità le urgenze ambientali del presente.

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