Secondo un recente studio sì. La ricerca, pubblicata da poco su Science e condotta da un team di ricercatori della Johns Hopkins University, ha studiato un bonobo di nome Kanzi che faceva merenda “per finta”.
L’esperimento si è articolato in tre fasi cruciali.
- Il gioco del succo. Un ricercatore ha mimato l’azione di versare del succo in due bicchieri vuoti, svuotandone poi uno per finta. Kanzi, senza mostrare frustrazione per l’assenza di un premio reale, ha indicato correttamente il bicchiere “pieno” nel 68% dei casi, seguendo la logica del gioco.
- Reale vs immaginario. Per escludere che Kanzi non vedesse la differenza, gli sono stati offerti un bicchiere con succo vero e uno con succo simulato. Il bonobo ha scelto quello reale nel 77,8% delle volte, provando di saper discernere perfettamente tra oggetto fisico e simulazione.
- Generalizzazione. L’esperimento è stato ripetuto con acini d’uva “invisibili”, confermando che l’abilità non era legata a un solo contesto ma a una vera struttura cognitiva.
Questi risultati suggeriscono che la fantasia ha quindi radici profonde, risalenti a un antenato comune di 6-9 milioni di anni fa.
Per approfondire: Science