Uno studio dell’Università dell’Arkansas sui procioni nordamericani, che vivono sia in ambienti rurali che urbani, ha esaminato se l’esposizione all’ambiente umano inneschi tratti della sindrome da domesticazione.
I ricercatori hanno osservato una riduzione del 3,56% della lunghezza del muso nei procioni urbani rispetto a quelli rurali, un risultato coerente con il fenotipo della domesticazione (accorciamento del muso). Questo fenomeno è attribuito alle intense pressioni selettive che premiano la ridotta reattività verso gli umani per sfruttare le fonti di cibo legate ai rifiuti.
Questi dati supportano l’ipotesi della sindrome da domesticazione della cresta neurale e suggeriscono che i procioni rappresentano un eccellente modello non addomesticato per studiare i meccanismi e gli effetti della domesticazione nelle sue fasi iniziali, pur considerando l’interazione con altre pressioni ambientali come il clima.
Per approfondire: Springer Nature