Il profumo dell’Universo

Autore

Andrea Bellati

Data

10 Ottobre 2025

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5' di lettura

DATA

10 Ottobre 2025

ARGOMENTO

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Conosciamo l’Universo grazie alla luce emessa dai corpi celesti e addirittura possiamo ascoltarne il suono. La NASA ha tradotto certe onde emesse dai buchi neri nei suoni che si possono ascoltare qui e qui.

Ma che odore ha lo spazio? Profuma? Puzza? L’idea di percepire odori nel vuoto cosmico potrebbe sembrare bizzarra, ma scienziati e astronauti giurano che lo spazio ha un ‘bouquet’ di odori sorprendentemente vario. Questa indagine sensoriale non soddisfa solo una curiosità: l’analisi degli aromi cosmici fornisce dettagli importanti sulla composizione chimica dell’Universo e offre indizi su dove sia più probabile trovare forme di vita al di fuori della Terra. Un aroma distintivo dello spazio è stato riportato da molti astronauti dopo una passeggiata spaziale. Un odore che, testimoniano i cosmonauti, si attacca alla tuta, al casco, ai guanti e all’attrezzatura. C’è chi lo descrive come un odore metallico che ricorda quello della saldatura in un’officina meccanica. Altri astronauti hanno descritto questo odore come simile a quello della carne bruciacchiata, polvere da sparo o cavi elettrici bruciati. C’è chi lo ha paragonato all’aroma delle noci o all’odore delle pastiglie dei freni di una moto. L’origine esatta di questo odore rimane un mistero. Una possibile spiegazione è l’ossidazione delle sostanze.

L’atmosfera molto rarefatta intorno alla stazione spaziale, sebbene quasi un vuoto a quella altezza, contiene ossigeno atomico (O). Questi atomi di ossigeno singoli e molto reattivi possono attaccarsi alla tuta spaziale o agli attrezzi di un astronauta. Al rientro nella stazione, gli atomi di ossigeno singoli si combinano con l’O2 presente nella cabina, formando ozono (O3) che produce il tipico odore di elettricità che si avverte durante un temporale. Un’altra possibilità è che gli astronauti percepiscano l’odore dei composti idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Queste molecole fluttuano nell’Universo come prodotti di stelle morenti e contribuiscono alla creazione di nuove comete, pianeti e stelle. Sulla Terra, gli IPA sono presenti nei combustibili fossili e si formano durante la combustione della materia organica, come la legna arsa nel camino o una bistecca dimenticata sul barbecue. Questo spiegherebbe l’associazione con odori simili a solventi, naftalina, plastica bruciata o bitume, oltre a quello della carne bruciata. Gli odori cosmici non si limitano allo spazio vicino alla Terra: i pianeti e le lune del nostro sistema solare e anche quelli più lontani, propongono un’ampia varietà di fragranze. Entriamo, quindi, nella Profumeria Universo.

Il suolo di Marte, comunemente chiamato ‘pianeta rosso’, deve il suo colore caratteristico alla presenza di ossidi di ferro, simili alla ruggine. Marte potrebbe sapere di ruggine e polvere con un accenno di umidità. Giove, il gigante gassoso del nostro sistema solare, è stato descritto come una bomba puzzolente. Le sue nubi spesse sono disposte in diversi strati, ognuno con una composizione chimica differente. La parte superiore è composta da ghiaccio di ammoniaca, il cui fetore è paragonabile a quello dell’urina di gatto. Andando più in profondità, si incontra il solfuro di ammonio, che odora di uova marce, tipico dei composti solforosi. Ancora più in basso, le caratteristiche strisce e vortici di Giove potrebbero essere creati da getti di ammoniaca e fosforo. Sono presenti anche toline, complesse sostanze che si formano quando i raggi ultravioletti colpiscono le molecole organiche semplici, come il metano e l’etano. Sanno di mandorle amare, carne decomposta e cannella. Io, una luna di Giove, ha un’atmosfera che potrebbe avere un unico e terribile fetore: quello delle uova marce. Titano, la più grande luna di Saturno, è un mondo dinamico con un’atmosfera densa, laghi di idrocarburi e una sorprendente varietà di odori. L’atmosfera di Titano è quattro volte più densa di quella terrestre, ma ha una temperatura superficiale gelida di circa -179 gradi Celsius. È costituita principalmente da azoto e metano. Se si potesse annusare Titano attraverso una maschera d’ossigeno, come in un esperimento mentale, quali sarebbero gli odori specifici? I due ingredienti principali dell’atmosfera di Titano, azoto e metano, sono inodori. Infatti, la puzza caratteristica che associamo al metano è in realtà dovuta al metanetiolo, una sostanza aggiunta per sicurezza che sa di uova marce. Tuttavia, altre sostanze presenti in tracce potrebbero contribuire a dare un odore unico a Titano. L’etilene sulla Terra è prodotto dalle piante da frutto e nella sua forma pura ha un profumo dolce e muschiato. L’acetonitrile ha un odore dolce ed etereo. Anche il propino, o metilacetilene, usato per la saldatura e come combustibile per i razzi, ha un aroma dolciastro. Altri odori meno gradevoli includono l’ammoniaca e la metilamina, un prodotto della decomposizione dei tessuti animali, che ha sentori di pesce putrido. Il cianuro di idrogeno ha un odore di mandorle amare ed è incredibilmente velenoso, sebbene sia possibile percepirlo a basse concentrazioni, allontanarsi e sopravvivere. Il benzene, un composto tipico del petrolio, è anch’esso presente su Titano e ha un odore dolce, aromatico, simile alla benzina. Quindi, Titano potrebbe avere un profumo dolce e muschiato (etilene), con sfumature di pesce avariato e urina (metilamina e ammoniaca), un accenno di mandorle amare (cianuro di idrogeno) e una nota di benzina (benzene). La missione Dragonfly della NASA, prevista per il 2034, invierà un drone su Titano per rilevare direttamente le molecole nell’atmosfera e sulla superficie, offrendo la possibilità di confermare questi ‘bouquet’ olfattivi.

Anche i pianeti extrasolari, o esopianeti, hanno i loro odori. Il puzzo di uova marce potrebbe scoraggiare una visita al pianeta HD 189733 b, un gigante gassoso a circa 64 anni luce dalla Terra. Nel 2023, una squadra di scienziati, con l’aiuto del James Webb Space Telescope (JWST), ha rilevato ciò che potrebbe essere l’odore della vita sul pianeta K2-18b, un esopianeta a circa 120 anni luce dalla Terra. Il dimetilsolfuro (DMS), uno dei principali composti chimici che producono l’odore del mare, è stato rilevato insieme al dimetildisolfuro (DMDS). Queste sostanze, per quanto ne sappiamo, sono prodotte solo da processi biologici, in particolare dalle alghe marine, e le loro concentrazioni su K2-18b sono 10.000 volte superiori a quelle che si trovano nell’atmosfera terrestre. Questo suggerisce che K2-18b potrebbe essere ricoperto da un unico oceano ricco di vita. Tuttavia, è necessaria una ulteriore indagine per escludere che le due sostanze siano di origine inorganica, insomma non biologica. È importante notare che il JWST non ha letteralmente ‘annusato’ queste molecole, ma ha rilevato la loro presenza osservando come l’atmosfera del pianeta altera la luce stellare. Gli odori non si limitano ai corpi celesti. Le vaste distese dello spazio profondo, come le nebulose, ospitano molecole con profumi interessanti. Nella Sagittarius B2, una gigantesca nube di gas e polveri vicina al centro della nostra galassia, si potrebbero sentire alcune molecole prebiotiche, cioè utilizzate dalle forme viventi, come etanolo, metanolo e acetone e poi idrogeno solforato e glicole etilenico (usato sulla Terra come antigelo). Sagittarius B2 avrebbe un odore dolce e alcolico, come una grappa morbida con sentori fruttati e di uova marce. C’è formiato di etile nelle nubi di gas e polveri al centro della Via Lattea. Sebbene il formiato di etile sia in parte responsabile del profumo dei lamponi, è anche associato all’aroma di altri frutti e allo smalto per le unghie. Le nubi galattiche potrebbero avere un odore aromatico e alcolico, quasi come quello di un buon rum invecchiato. 

Va bene, ma sarebbe possibile annusare il profumo della galassia? Be’ certamente no, nello spazio vuoto, senza protezioni, non si potrebbe sopravvivere abbastanza a lungo per annusare qualcosa. Però, nonostante la varietà e la stranezza degli odori cosmici, Helen Sharman, la prima astronauta britannica ad andare in orbita nel 1991 sulla stazione spaziale MIR, ci ricorda che il più grande tesoro olfattivo non si trova lontano nello spazio, ma qui sulla Terra. In una intervista, Sharman descrive vividamente il suo ritorno a casa, quando l’aria fresca irruppe nell’abitacolo dopo che il modulo di ritorno, atterrando, aveva schiacciato piante di artemisia del Kazakistan: sapeva di ‘magnifico, assolutamente delizioso’ ricorda la cosmonauta. Insomma, vanno bene i profumi alieni, che peraltro non sentiremo mai con il naso, ma nulla è paragonabile all’odore di casa.

Intervista a Helen Sharman

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