Il 25 giugno la capsula Chang’e-6 ha segnato un momento storico per le missioni lunari: per la prima volta una sonda è andata sul lato nascosto della Luna, ha raccolto campioni di roccia e polveri ed è tornata sulla Terra atterrando in Mongolia.
Gli scienziati dell’Istituto di Geologia e Geofisica dell’Accademia Cinese delle Scienze, in attesa del ritorno della sonda, avevano formulato sulla rivista The Innovation diverse ipotesi sui materiali che si potrebbero trovare nei campioni di Chang’e-6. In generale tra i geologi lunari c’è molto fervore: il luogo di atterraggio di Chang’e-6 è all’interno del cratere Apollo che a sua volta si trova dentro il più grande bacino d’impatto, cioè il bacino del Polo Sud-Aitken (SPA) e questo è un sito scientificamente rilevante perché offre informazioni sulla diversa composizione e attività vulcanica rispetto al lato visibile e conosciuto della Luna. Secondo simulazioni fatte al computer che hanno ricostruito la nascita del cratere, la sonda cinese è atterrata in prossimità di materiale che presumibilmente arriva dalla fusione del mantello lunare affiorato in superficie proprio a causa del gigantesco impatto.
I campioni raccolti potrebbero contenere basalti relativamente giovani e materiali profondi che sveleranno nuovi dettagli sulla storia e composizione della Luna, aiutando a comprendere le differenze tra i suoi due lati. Questo è cruciale non solo per la conoscenza della Luna, ma anche per la comprensione della storia della Terra, poiché la Luna si è formata dal materiale espulso dalla Terra circa 4,5 miliardi di anni fa quando venne colpita da un pianeta grande più o meno come Marte.
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