Federalismo demaniale e rilancio del patrimonio culturale: il caso dell’Abbazia di San Galgano

Autore

Carlotta Benedetti

Data

4 Marzo 2026

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4' di lettura

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4 Marzo 2026

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Il patrimonio culturale svolge un ruolo fondamentale nel plasmare le identità regionali e locali, oltre che nel promuovere lo sviluppo delle comunità. 

In Italia, dal 2010 il dibattito sulla gestione del patrimonio culturale ha subito un’evoluzione significativa a seguito dell’introduzione del Decreto Legislativo n.85 (D. Lgs. 85/2010), il quale ha conferito alle autorità regionali e locali il potere di acquisire la proprietà dei beni culturali sottoutilizzati o trascurati nel corso del tempo. Nello specifico, Il trasferimento della proprietà dallo Stato centrale a Regioni o enti territoriali avviene mediante la stipula di un Programma di Valorizzazione. Questo accordo, siglato tra l’autorità locale, il Ministero della Cultura (MIC) e l’Agenzia del Demanio, garantisce riqualificazione, conservazione e protezione del bene culturale.

Nodo centrale del Federalismo culturale italiano è il modello di valorizzazione del patrimonio previsto dal citato decreto, il quale impone che la godibilità pubblica del bene – intesa come accesso qualitativo e funzionale per i cittadini – prevalga sul ritorno economico diretto per la pubblica amministrazione.

Un’architettura capolavoro del XIII secolo

Il Federalismo demaniale mira così a massimizzare l’uso pubblico dei beni mal gestiti dallo Stato centrale. Lo ha dimostrato Chiusdino, un Comune a trenta chilometri da Siena, nell’Alta Val di Merse ai piedi del Monte Siepi. Qui si trova l’Abbazia di San Galgano, una delle più importanti architetture gotico-cistercensi del XIII secolo in Italia e uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi della Toscana, che attira migliaia di visitatori ogni anno. 

Il XIII secolo fu un periodo prospero per l’abbazia, che raggiunse la sua massima espansione territoriale. Tuttavia, il secolo successivo può già essere definito come l’anticamera di una recessione economica, che portò infine all’abbandono dell’insediamento e al conseguente degrado delle strutture architettoniche1. Il 1894 è una data fondamentale, poiché l’Abbazia di San Galgano viene dichiarata monumento nazionale2

Tuttavia, all’inizio del XX secolo, l’Abbazia di San Galgano versa in condizioni precarie: alcuni lavori di restauro preliminari non bastano a fermare il degrado. Solo nel 1924 arriva una svolta, con uno stanziamento statale consistente per un ambizioso progetto di consolidamento, affidato all’architetto Gino Chierici sotto la scrupolosa guida della Soprintendenza di Siena, Grosseto e Arezzo. Il 1929 segna un altro passo decisivo: lo Stato italiano avvia l’acquisto dell’intero complesso, completato nel 1934. Grazie a questi interventi istituzionali, tra gli anni ’20 e ’50 l’abbazia viene salvata dalla rovina totale. 

Il nuovo secolo: dai primi passi al rilancio 

Un primo accordo formale tra l’Agenzia del Demanio e il Comune che ospita l’Abbazia di San Galgano risale al 2003. L’intesa affidava al Comune la gestione organica del complesso, rendendolo accessibile al pubblico, insieme alla manutenzione necessaria per la sua conservazione. Durante gli anni di gestione comunale, è nato un progetto innovativo, frutto dell’analisi del contesto locale, di ricerche scientifiche e della partnership con l’Università di Siena. Così prese forma l’idea di un “parco diffuso”3, capace di integrare tutte le risorse culturali disseminate in un territorio incontaminato e suggestivo, ma fino ad allora escluso dai circuiti turistici regionali.
Nonostante gli obiettivi condivisi tra università e comune, il progetto rimase a lungo in stallo per ostacoli pratici: prima tra tutti, l’acquisizione della proprietà dell’Abbazia di San Galgano come polo strategico. Solo con l’entrata in vigore del Federalismo demaniale, l’impegno pluridecennale per un progetto di sviluppo culturale e turistico dell’area – partendo dall’Abbazia di San Galgano e coinvolgendo l’intero territorio comunale – è diventato realtà. 

Il 2017 ha così segnato una svolta per l’Abbazia di San Galgano, trasformandola in un polo turistico di riferimento. Consapevoli che non si può valorizzare ciò che non si conosce, il Comune – una volta diventato proprietario dell’abbazia – ha indirizzato i propri sforzi finanziari e gestionali principalmente verso la ricerca. Questa si è rivelata uno strumento operativo strategico per migliorare l’accessibilità e la fruizione del sito da parte dei visitatori futuri. Il programma di valorizzazione ha avviato sin dall’inizio analisi tecniche mirate, cruciali per lo sviluppo di un progetto di intervento integrato: da ricerche generali a studi specifici per il restauro dell’abbazia, finalizzati a nuovi percorsi turistici.

Un caso di successo di federalismo culturale

A partire da giugno e luglio 2019, sono state così organizzate visite guidate gratuite condotte da archeologi, che non solo hanno narrato la storia dell’abbazia, ma hanno illustrato dal vivo i progressi della campagna di scavi. È stato anche realizzato un giornale periodico per la popolazione locale, volto a informarla sugli avanzamenti della ricerca e a stimolarne un coinvolgimento attivo nella valorizzazione del monumento. 

Nel dicembre 2021 è stata inoltre lanciata un’esperienza in Metaverso: una visita immersiva alla storia dell’Abbazia di San Galgano e ai suoi scavi, tramite visori di realtà virtuale (VR). Un viaggio affascinante nello spazio e nel tempo, che ripercorre otto secoli di ricerca archeologica, storica e architettonica (2019-2021). I visitatori percorrono una ‘strada’ cronologica, guidati dal colono Giovanni Petrucci (metà ’800), da Ugolino di Maffeo (che completò l’abbazia nel 1278) e dagli archeologi contemporanei. Grazie ai visori VR, è possibile esplorare liberamente il monumento, unendo svago a un apprendimento profondo e interattivo. 

Il trasferimento dell’Abbazia di San Galgano dal governo centrale al Comune di Chiusdino, reso possibile dal federalismo demaniale, ha dunque segnato una svolta. Il Comune ha potuto definire un Programma di valorizzazione a medio-lungo termine, interrompendo gli interventi emergenziali del passato. In tal senso, il Programma di Valorizzazione dell’Abbazia di San Galgano rappresenta un modello esemplare: per la sua ampia estensione territoriale, l’approccio integrato alla conservazione e alla fruizione del monumento. 

Grazie al federalismo demaniale italiano, l’amministrazione comunale ha rivitalizzato il sito, migliorandone l’accessibilità pubblica mediante un calendario quinquennale di interventi ciclici. Questo piano consente una revisione completa del complesso nei prossimi anni, garantendo sostenibilità a lungo termine. 

Note


  1. Pisani, F. (2019). L’Abbazia di San Galgano e “la sublimità degli squarci.”

  2. Canestrelli, A. (1896). L’abbazia di San Galgano. Firenze. Fratelli Alinari Editori.
  3. Nardini, A. (2022). Il Progetto San Galgano: dalla Carta Archeologica alla Valorizzazione. Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali. Università di Siena.
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