Può l’elezione di una persona alla più alta carica di una repubblica compromettere le basi dell’ordinamento giuridico di quello Stato? Posta così, in modo astratto, a questa domanda molti risponderebbero con un secco ‘no’.
Così non sarebbe, invece, se la domanda anziché astratta fosse concreta. Ovvero: può l’elezione di Donald J. Trump a presidente degli Stati Uniti compromettere le basi dell’ordinamento giuridico statunitense? La risposta a questa domanda, almeno per alcuni, è un sicuro ‘sì’.
Per autorevoli commentatori, gli Stati Uniti non sarebbero più una democrazia liberale1, da quando Trump è tornato a occupare la Casa Bianca.
Non vi è dubbio che l’operato dell’attuale presidente statunitense abbia tratti illiberali. Si pensi a un caso su tutti: quello delle detenzioni e deportazioni di massa dei cittadini venezuelani presenti sul territorio statunitense e sospetti di appartenere al cosiddetto. Tren de Aragua, un’organizzazione riconosciuta come criminale dallo US Department of State.
La deportazione di massa è stata proclamata dal presidente in applicazione dell’Alien Enemies Act, sinora utilizzato in soli tre casi: la guerra anglo-americana del 1812, la Prima e la Seconda guerra mondiale. Si tratta di una legge che permette al presidente di prendere iniziative di pubblica sicurezza nei confronti di cittadini stranieri (ad esempio, la detenzione o l’allontanamento dal territorio statunitense), in presenza anche soltanto di tentativi di ‘invasione’ o ‘incursione predatoria’ nel territorio degli Stati Uniti condotti da nazioni o governi stranieri, oppure in caso di dichiarazione di guerra da parte di uno Stato straniero.
Il proclama del presidente è stato oggetto di ricorso, da parte di due cittadini venezuelani detenuti in Texas, davanti alla US District Court del District of Columbia. Secondo i cittadini stranieri, il proclama non poteva loro applicarsi perché non facevano parte del Tren de Aragua. A seguito del ricorso, il chief judge della US District Court del District of Columbia, James Boasberg2, ha bloccato le deportazioni (con un Temporary Restraining Order), con una sentenza poi confermata dalla US Circuit Court of Appeals del District of Columbia3. Secondo Boasberg, l’utilizzo dell’Alien Enemies Act era illegittimo. Per tutta risposta, il presidente Trump ha dichiarato che Boasberg avrebbe dovuto essere soggetto a procedura di impeachment4. Eccolo, un altro tratto illiberale di Trump e dell’ideologia MAGA: il ruolo della giurisdizione visto come un impedimento al ruolo del governo.
Una dichiarazione forte, quella di Trump, ma certo non diversa da quelle sentite nel nostro Paese negli anni passati per bocca di vari ministri e premier in carica. Forse anche l’Italia – quindi – non è più (da anni) una democrazia liberale? A ogni buon conto, la risposta del potere giudiziario non si è fatta attendere. Infatti, il chief justice della US Supreme Court, John Roberts, ha replicato a Trump con una (rara) dichiarazione pubblica a difesa dell’indipendenza dei magistrati5, proprio nei giorni in cui la US Supreme Court si pronunciava con una per curiam opinion proprio su questo caso6.
Il caso giudiziario attorno alle deportazioni degli appartenenti al Tren de Aragua può essere utile per capire meglio se gli Stati Uniti siano davvero su un piano inclinato che li porterà verso la democrazia illiberale7 teorizzata in Europa dell’Est.
Il caso Tren de Aragua fra jurisdiction e scope of judicial review
Le questioni giuridiche centrali nel caso Tren de Aragua sono due: (i) quale sia il giudice competente (che ha jurisdiction) per il ricorso da parte dei cittadini stranieri soggetti a un proclama del presidente ai sensi dell’Alien Enemies Act; (ii) quale sia l’ampiezza del controllo che il giudice può effettuare sugli atti del governo nel caso di specie (ossia lo scope of judicial review).
La jurisdicion del giudice texano
Iniziamo subito col dire che il caso è stato risolto sul primo punto. Infatti, nonostante il parere della US District Court del District of Columbia e della US Circuit Court of Appeals del District of Columbia, secondo cui il giudice del District of Columbia era competente per conoscere il ricorso dei cittadini venezuelani contro il proclama del presidente, la US Supreme Court – su ricorso del governo – ha ritenuto che la competenza fosse del giudice dello Stato in cui tali cittadini stranieri erano detenuti, ossia il Texas. La US Supreme Court ha quindi annullato il Temporary Restraining Order con cui Boasberg aveva bloccato il proclama del presidente Trump.
Non nascondo che questo punto di diritto sia il meno rilevante nell’ottica di questo breve commento, posto che la questione profonda connessa alla rule of law è la seconda, ovvero quella che riguarda l’ampiezza del potere del giudice davanti a un atto del presidente (ai sensi dell’Alien Enemies Act). Tuttavia, trattandosi della questione su cui la US Supreme Court ha deciso di risolvere il caso, è bene soffermarsi brevemente sul tema del giudice competente. In questo senso, è necessario ricostruire brevemente i fatti e per fare ciò è di grande utilità la dissenting opinion emessa dalla justice Sotomayor, che ripercorre con dovizia di particolari quel che è successo ai ricorrenti venezuelani da cui è originato il caso.
Intanto, è degno di nota – anche perché conferma i tratti illiberali di Trump e dei suoi – che il Department of Homeland Security abbia prelevato i cittadini venezuelani dalle loro abitazioni prima della pubblicazione del proclama del presidente. Infatti, i ricorrenti sono stati arrestati il 14 marzo e fino alla sera di quel giorno il proclama non era stato reso pubblico. Il ricorso al giudice Boasberg è delle primissime ore del mattino del 15 marzo. Pertanto, l’unica spiegazione possibile di un atto del genere da parte del Department of Homeland Security è che il presidente avesse segretamente firmato l’atto, che poi è stato reso pubblico dopo l’inizio della detenzione dei cittadini venezuelani, come sostenuto dalle stesse parti ricorrenti.
Sulla base dell’opinione maggioritaria della US Supreme Court che ha approvato l’opinione per curiam resa al giudice Boasberg, la contestazione dei ricorrenti di non rientrare fra i soggetti a cui poteva applicarsi il proclama ai sensi dell’Alien Enemies Act implicava necessariamente l’invalidità della loro detenzione ai sensi di tale normativa. Pertanto, secondo l’ordinamento statunitense, il giudice competente era quello del luogo di detenzione: il Texas.
Al contrario, secondo la ricostruzione della justice Sotomayor, dissenziente, il giudice del District of Columbia era competente, proprio sulla base del fatto che i ricorrenti non contestavano la detenzione in Texas (per cui sarebbe competente il giudice texano), ma contestavano ‘solo’ il fatto di essere considerati come appartenenti al Tren de Aragua. L’argomento della Sotomayor è il seguente: la detenzione è iniziata prima della pubblicazione del proclama; quindi, anche nel caso in cui il giudice Boasberg avesse deciso che i ricorrenti non rientravano nell’ambito di applicazione soggettiva del proclama, ciò non avrebbe avuto la diretta conseguenza di un loro rilascio dalla detenzione in Texas. Per la maggioranza della US Supreme Court ciò non poteva avvenire, in quanto il giudizio sull’applicabilità del proclama ‘necessarily impl[ied] the invalidity’ della detenzione8.
Tuttavia, al netto della differenza sul “dove”, ossia sulla corte territorialmente competente, tutti i giudici coinvolti nel caso hanno convenuto che, in base al quinto emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, gli individui soggetti a misure come quelle in discorso hanno il diritto di conoscere il motivo di tali misure restrittive della loro libertà, avendo a disposizione tempo sufficiente per contestare la decisione del governo davanti al giudice competente.
Lo scope della competenza dei giudici federali davanti all’Alien Enemies Act
Difficilmente si può negare, se si ha a cuore la verità, che l’azione del governo di prelevare dei cittadini stranieri prima (anche se solo di poche ore) che fosse reso noto il motivo della loro detenzione possa essere letta solo – nel modo in cui lo fa la justice Sotomayor – come un modo per sottrarre fattualmente a queste persone il diritto di chiamare un avvocato e di ricorrere a un giudice. Conferma di ciò si ha nel fatto che, anche dopo che il giudice Boasberg aveva avvisato il governo del ricorso, nonché fissato un’udienza di emergenza il 15 marzo stesso, il Department of Homeland Security abbia deciso di caricare i ricorrenti (insieme ad altre decine di cittadini stranieri) su aerei affinché fossero deportati in località ignote, fuori dal territorio degli Stati Uniti. Peraltro, nel corso dell’udienza di emergenza, il giudice Boasberg avrebbe avuto – fra l’altro – il compito di verificare se vi fossero gli estremi per estendere il Temporary Restraining Order alla totalità dei cittadini stranieri interessati dal proclama9.
Il governo ha ignorato del tutto l’ordine del giudice Boasberg, decidendo poi di ricorrere prima alla US Circuit Court of Appeals del District of Columbia, che ha confermato l’ordine di Boasberg, e poi alla US Supreme Court al fine di dirimere la questione.
Nell’effettuare il ricorso già alla US Circuit Court of Appeals del District of Columbia, il governo federale sosteneva che – quale che fosse il giudice competente – l’unica questione risolvibile da un organo giudiziario nel contesto degli atti adottati ai sensi dell’Alien Enemies Act, come il proclama di Trump, fosse lo stabilire se un certo individuo rientrasse o meno nell’ambito di applicazione del proclama. Pertanto, ogni altra valutazione sul proclama in sé e sui suoi requisiti di compatibilità con l’Alien Enemies Act sarebbe fuori dalla competenza della magistratura, risolvendosi in una questione puramente politica. Il governo ha quindi fatto leva sulla dottrina della ‘Political Question’, nota (con altri nomi) anche al di qua dell’Atlantico e talvolta utilizzata dai governi per evitare il giudizio (giuridico) su atti afferenti alla sfera della sicurezza nazionale.
Va riconosciuto che, rispetto a come la vicenda era iniziata (ossia con la deportazione notte-tempo di cittadini stranieri fuori dal territorio federale, in assenza di qualsivoglia atto reso noto agli interessati), il fatto che – davanti ai giudici del District of Columbia – il governo abbia riconosciuto la possibilità di una (seppur limitata) judicial review sugli atti adottati sulla base dell’Alien Enemy Act rappresenta un passo avanti (sic!), ma questo passo non è abbastanza lungo per riconoscere quel che – unanimemente – i giudici coinvolti nel caso del Tren de Aragua hanno stabilito, senza alcuna opinione dissenziente. Ovvero, che il giudice competente è dotato di piena facoltà di effettuare uno scrutinio, non solo sull’applicabilità del proclama di Trump agli individui che di volta in volta ricorrono, ma anche sui presupposti di tale proclama, potendone quindi contestare la compatibilità con l’Alien Enemy Act e con la Costituzione degli Stati Uniti10.
Il giudice competente, quindi, può verificare se il proclama di Trump potesse essere effettivamente adottato sulla base dell’Alien Enemies Act. Come ha sottolineato la US Circuit Court of Appeals del District of Columbia, citando un precedente della US Supreme Court su cui la stessa corte suprema ha basato la sua opinione per curiam, il significato giuridico dei termini usati dall’Alien Enemies Act quali presupposti per il suo utilizzo da parte del governo, come i termini di guerra, invasione e incursione predatoria, sono certamente oggetto di scrutinio da parte del giudice. Ovvero, il giudice competente (in questo caso texano) potrà verificare (se così sarà) che il proclama del presidente Trump non è legittimamente adottato sulla base dell’Alien Enemies Act, in quanto – come sostenuto dalla justice Sotomayor – non è in corso una guerra col Venezuela e il Tren de Aragua non è uno Stato straniero, come pure che, per quanto riprovevoli, le attività del Tren de Aragua non sono qualificabili come invasione o incursione predatoria, come sottolineato dal giudice Boasberg11.
Quel che preme qui evidenziare è che, al di là del fatto che la cosa si sia risolta (nei fatti, a causa dell’annullamento del Temporary Restraining Order del guidice Boasberg) in una vittoria temporanea per il governo, l’intero corpo giudiziario statunitense si è opposto alle modalità con cui l’esecutivo ha avviato le deportazioni di massa, in quanto effettuate senza che venisse notificato alcunché agli interessati e in modo tale da privarli di qualsiasi ricorso al giudice competente. Allo stesso modo, l’intero ordine giudiziario statunitense ha resistito al tentativo del governo di estendere la ‘Political Question Doctrine’ oltre i confini che la stessa giurisprudenza della US Supreme Court aveva riconosciuto in passato. Così facendo, si è confermata la (sostanzialmente) piena capacità dei giudici competenti a conoscere gli atti adottati dal presidente ai sensi dell’Alien Enemies Act, con l’esclusione – come è normale che sia – di aspetti eminentemente politici per cui mancano ‘judicially discoverable and manageable standards’12. Ma le condizioni di applicabilità dell’Alien Enemies Act non sono estranee al sindacato del giudice, il quale può persino dichiarare l’incostituzionalità del proclama del presidente.
Quel che più conta, ai fini di questa analisi, è che la US Supreme Court – nonostante la vittoria temporanea ‘concessa’ a Trump ‘su’ Boasberg – non abbia tentennato sulle questioni che sono dirimenti per uno stato di diritto: la possibilità (effettiva) di ricorrere al giudice e la competenza (ampia) del giudice nell’esaminare gli atti amministrativi. Sembra, quindi, che la US Supreme Court – nonostante i tre justice su nove nominati da Trump e la maggioranza di sei justices ‘repubblicani’ – possa rappresentare un ostacolo alla deriva illiberale che Trump rappresenta.Da ultimo, a conferma di quanto ora sostenuto, vi è una più recente per curiam opinion della US Supreme Court, con la quale la netta maggioranza dei justices (inclusi i tre di nomina trumpiana) ha confermato che i cittadini stranieri detenuti sulla base del proclama di Trump hanno il diritto di ricorrere al giudice competente per contestare la legittimità della loro condizione, prima di essere trasferiti fuori dal territorio statunitense. Ciò a conferma che l’azione del governo a cui qui ci riferiamo non soddisfaceva neanche lontanamente i requisiti del giusto processo13.
Note
- F. Manacorda, Monti: Gli Usa non sono più una democrazia liberale. Un’occasione per l’Europa, in Repubblica.it, 10 aprile 2025, https://www.repubblica.it/economia/2025/04/09/news/mario_monti_usa_trump_democrazia_intervista-424118254/.
- United States District Court for the District of Columbia, J.G.G., et al., v. Donald J. Trump, et al., Civil Action No. 25-766 (JEB), https://ecf.dcd.uscourts.gov/cgi-bin/show_public_doc?2025cv0766-53.
- United States Court of Appeals for the District of Columbia Circuit, J.G.G., et al., v. Donald J. Trump, in his official capacity as President of the United States, et al., No. 25-5067, https://media.cadc.uscourts.gov/orders/docs/2025/03/25-5067.FINAL.2.pdf.
- udge at centre of row with Trump over Venezuela deportations will hear Signal lawsuit, in TheGuardian.com, 27 marzo 2025, https://www.theguardian.com/us-news/2025/mar/27/james-boasberg-donald-trump-judge-signal-lawsuit.
- C. Megerian, L. Whitehurst e M. Sherman, Roberts rejects Trump’s call for impeaching judge who ruled against his deportation plans, in APNews.com, 19 marzo 2025, https://apnews.com/article/donald-trump-federal-judges-impeachment-29da1153a9f82106748098a6606fec39: “[f]or more than two centuries, it has been established that impeachment is not an appropriate response to disagreement concerning a judicial decision. […] The normal appellate review process exists for that purpose.”
- Supreme Court of the United States, Donald J. Trump, President of the United States, et al., v. J. G. G., et al., 604 U. S. ___ (2025), https://www.supremecourt.gov/opinions/24pdf/24a931_2c83.pdf.
- Sul punto si veda, L. Bellucci, La ‘democrazia illiberale’ in Ungheria tra diritto, narrative politiche e COVID-19: elementi di riflessione sulla resilienza delle democrazie in tempi di pandemia, in Diritto & Questioni Pubbliche, XXI, 2021, 1 (giugno), https://air.unimi.it/retrieve/handle/2434/877082/1894921/Diritto%20e%20questioni%20pubbliche-La%20democrazia%20illiberale%20in%20Ungheria_DQXXI-2021-1_Bellucci.pdf.
- Supreme Court of the United States, Donald J. Trump, President of the United States, et al., v. J. G. G., et al., cit.
- Cosa che avvenne, anche se solo nella forma di un Temporary Restraining Order verbale, sulla base del quale si proibiva al governo di deportare cittadini venezuelani soggetti potenzialmente al proclama per 14 giorni, dovendo inoltre far rientrare negli Stati Uniti i detenuti eventualmente già in volo o atterrati nei luoghi di destinazione fuori dagli Stati Uniti.
- Nelle parole della US Supreme Court in Donald J. Trump, President of the United States, et al., v. J. G. G., et al., cit.: “[a]lthough judicial review under the [Allien Enemies Act] is limited, we have held that an individual subject to detention and removal under that statute is entitled to “’judicial review’’ as to ‘questions of interpretation and constitutionality’ of the Act as well as whether he or she “is in fact an alien enemy fourteen years of age or older” (p. 3, in riferimento alla sentenza della stessa US Supreme Court nel caso Ludecke v. Watkins, 335 U.S. 160 (1948)).
- United States District Court for the District of Columbia, J.G.G., et al., v. Donald J. Trump, et al., cit.
- Supreme Court of the United States, Nixon v. United States, 506 U.S. 224 (1993).
- Supreme Court of the United States, A. A. R. P., et al. v. Donald J. Trump, President of the United States, et al., 605 U. S. ____ (2025). Sul punto, si veda altresì A. Howe, Supreme Court again bars Trump from removing Venezuelan nationals, in SCOTUSblog.com, 16 maggio 2025, https://www.scotusblog.com/2025/05/supreme-court-again-bars-trump-from-removing-venezuelan-nationals/. Differenti reazioni pubbliche ha avuto, invece, la sentenza della Supreme Court of the United States, Trump v. CASA, Inc., 606 U. S. ____ (2025), dove i Justices – in un caso relativo a tentativi di Trump di restringere il conferimento della cittadinanza statunitense – hanno negato alle corti inferiori il potere di adottare ‘universal injunction’ nei confronti di atti esecutivi del presidente ritenuti incostituzionali. Ciò, tuttavia, non impedisce ai giudici distrettuali di ammettere ‘preliminary injunction’ che possano riconoscere a singoli ricorrenti ‘complete relief’ dai danni che questi potrebbero subire dall’executive order. Sul caso, che nel merito non è stato ancora deciso, si veda A. Howe, Supreme Court sides with Trump administration on nationwide injunctions in birthright citizenship case, SCOTUSblog.com, 27 giugno 2025, https://www.scotusblog.com/2025/06/supreme-court-sides-with-trump-administration-on-nationwide-injunctions-in-birthright-citizenship-case/.