Povertà energetica in Italia: a che punto siamo?

Un’analisi della povertà energetica e dell’efficacia delle politiche per garantire a tutti l’accesso ad un’energia pulita ed economica.

Autore

Francesco Suman, Valeria Zanini

Data

10 Ottobre 2023

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6' di lettura

DATA

10 Ottobre 2023

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Nel 2022, una persona su dieci nell’Unione Europea viveva in una condizione di povertà energetica1, avendo difficoltà ad acquistare un paniere minimo di servizi energetici, o avendo la possibilità di farlo solo utilizzando una parte di risorse (in termini di spesa o di reddito) superiore a quanto socialmente accettabile. 

In qualità di fenomeno multidimensionale, l’incidenza della povertà energetica varia a seconda dell’indicatore considerato. L’impossibilità di riscaldare la propria abitazione durante l’inverno e di raffreddarla durante l’estate ha colpito nel 2019 rispettivamente 57 milioni (il 12,7%) e 104 milioni (il 23%) di persone nell’Unione Europea. Nello stesso anno, 52 milioni di europei (l’11%) hanno dichiarato di avere arretrati nel pagamento delle bollette di elettricità e gas. La diffusione della povertà energetica varia però molto sul territorio europeo: l’incidenza è molto più alta negli Stati orientali e meridionali, con Bulgaria, Lituania e Cipro che registrano un’incidenza di povertà energetica sopra il 20%, mentre Finlandia, Svezia, Slovenia e Austria si fermano a tassi sotto il 2%2

Nonostante l’impegno dei governi nazionali e dell’Unione Europea per combattere questo fenomeno, i tassi di povertà energetica non sono in diminuzione. Dalla seconda metà del 2021, infatti, la ripresa economica dopo la pandemia di Covid-19 ha causato una crescita della domanda energetica, che a sua volta ha determinato l’aumento del prezzo dell’energia. A questo si sono aggiunti i tagli europei all’import di gas russo in risposta all’invasione russa dell’Ucraina, che hanno aggravato la tensione sui prezzi. 

La diffusione in Italia

In Italia, questa congiuntura si è tradotta nel 2021 in un aumento medio del 35% del prezzo dell’elettricità, e del 41% per il gas3. La domanda di energia per i consumi domestici, però, è anelastica (ovvero poco sensibile alle variazioni dei prezzi). Per questo, l’aumento dei prezzi non ha causato una diminuzione sensibile della domanda, ma un aumento (del 23%) della spesa per i beni energetici rispetto al 2020, che ha colpito in modo più significativo le famiglie economicamente più fragili, perché i beni energetici incidono per una frazione maggiore sulla loro spesa. 

Il rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE) pubblicato a luglio 20234, afferma che l’8,5% di famiglie italiane5 nel 2021 (2,2 milioni) si trovavano in una condizione di povertà energetica. Questo dato è però la sintesi di realtà molto diverse sul territorio. Se Calabria, Puglia, Molise, hanno tassi superiori al 16% (poco sopra a Basilicata e Sicilia), Marche e Liguria registrano i tassi più bassi, sotto il 5%. Per avere una visione più dettagliata del fenomeno, però, bisogna guardare ancora più da vicino la distribuzione geografica. A livello locale, infatti, risultano sensibilmente più colpite le periferie e i piccoli comuni rispetto alle aree metropolitane centrali. 

Accanto al fattore regionale e di urbanizzazione, il terzo rapporto dell’OIPE segnala varie caratteristiche del nucleo familiare come variabili significative nell’incidenza della povertà energetica. Il numero di componenti, la disoccupazione del capofamiglia e l’origine straniera sono fattori associati a una maggiore esposizione alla povertà energetica. Inoltre, le famiglie in cui il capofamiglia è una donna sono maggiormente esposte al rischio di povertà energetica a causa delle disuguaglianze socioeconomiche strutturali che le colpiscono, con gravi implicazioni per la loro salute e la loro piena partecipazione alla società. Le caratteristiche abitative costituiscono un ulteriore fattore di influenza, con i nuclei familiari in affitto più esposti.

Cosa sta facendo l’Italia?

In Italia esiste dal 2009 una misura strutturale contro la povertà energetica: il bonus elettrico e gas. Nella sua sostanza, il bonus consiste in una tariffa sociale per elettricità e gas per le famiglie economicamente più vulnerabili; è in altri termini un sussidio che viene detratto direttamente in bolletta, tramite un accordo tra lo Stato e l’operatore competente. Questo bonus ammonta ad uno sconto medio del 30% sulla bolletta dell’elettricità e del 15% su quella del gas (per il gas è variabile in base alla zona climatica). 

Nel 2021, di fronte alla crisi dei prezzi dell’energia, sono state adottate delle misure straordinarie per alleviare il costo per le famiglie. Queste misure non possono essere definite strutturalmente azioni contro la povertà energetica, in quanto mirate solo in parte alla tutela dei cittadini più vulnerabili. 

Infatti, la principale misura adottata – anche in termini di spesa statale – è stata a beneficio di tutti i consumatori. Nel 2021, per far fronte all’aumento dei prezzi dell’energia, gli oneri generali di sistema per l’elettricità sono stati azzerati, e l’IVA per le forniture di gas è stata ridotta (dal 22% al 5%) per tutti i clienti residenziali (e le piccole imprese) indipendentemente dal loro reddito, per una spesa di oltre 6 miliardi di euro. 

La seconda misura è stata diretta in modo più mirato alle fasce economicamente più fragili. L’accesso al bonus per elettricità e gas è stato allargato per includere più famiglie, assegnando il bonus alle famiglie con un valore ISEE entro i 12.000 euro (contro i circa 8.000 euro degli anni precedenti). Secondo i dati ARERA6 (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), questa misura ha comportato un sostanziale aumento dei beneficiari: sono stati 2,5 milioni i bonus elettrici erogati nel 2021 (contro gli 0,8 milioni del 2020); e 1,5 milioni i bonus gas (contro gli 0,5 milioni nel 2020), per una spesa complessiva pari a circa 700 milioni di euro (contro i 211 milioni del 2020). 

L’efficacia di questi aiuti nell’alleviare la povertà energetica è stata però dibattuta: l’ultimo rapporto della IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia)7 segnala un effetto solo circoscritto delle misure emergenziali, dovuto a una limitata sovrapposizione tra i beneficiari delle misure e le famiglie in povertà energetica. Infatti, se da un lato, , il bonus è stato fruito nella quota più ampia da famiglie più povere (su base ISEE)8 , dall’altro, dell’azzeramento degli oneri di sistema e la diminuzione dell’IVA hanno beneficiato nello stesso modo tutti i consumatori, indipendentemente dalla loro esposizione al fenomeno della povertà energetica. 

Accanto alle misure emergenziali, in Italia sono state varate delle politiche volte a contrastare la povertà energetica sul medio-lungo termine. Tra queste, spiccano quelle dedicate al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici e di apparecchi ed elettrodomestici. In particolare, in Italia sono stati adottati l’Ecobonus e il Superbonus. Mentre entrambi sono erogati in forma di detrazioni fiscali, la differenza tra le due misure risiede nella percentuale di spesa rimborsata (rispettivamente il 50% e il 110% della spesa sostenuta per le opere di efficientamento energetico), e le spese coperte (più ampie per l’Ecobonus e più ristrette e ambiziose per il Superbonus). Immagine che contiene edificio, aria aperta, facciata, finestra

Descrizione generata automaticamente

Anche queste misure però sono riuscite a raggiungere solo marginalmente le famiglie in condizione di povertà energetica. I motivi sono principalmente tre: le famiglie in povertà energetica spesso non hanno le informazioni e le risorse economiche necessarie per efficientare la propria abitazione, e, essendo con maggior frequenza in affitto, sono bloccate in una condizione di incentivi asimmetrici9, per cui non sono spinte a investire nell’abitazione perché rischiano di doverla lasciare prima di rientrare dei costi di investimento. Anche a causa di queste difficoltà, secondo le stime della IEA, il Superbonus ha avuto effetti regressivi, garantendo benefici principalmente ai proprietari e a famiglie con redditi più alti. 

Come disegnare le politiche affinché raggiungano le famiglie in povertà energetica? 

Per far fronte a questi ostacoli e garantire che i regimi di sostegno si rivolgano in modo più specifico alle famiglie in povertà energetica, una serie di politiche e strumenti su misura può essere implementata. Nel suo ultimo rapporto sull’Italia (2023), la IEA evidenzia una serie di soluzioni possibili. Innanzitutto, sono necessari servizi di consulenza gratuiti per informare sulle opzioni disponibili per migliorare l’efficienza energetica e sensibilizzare al tema dell’ottimizzazione dei comportamenti di consumo energetico. 

Accanto a questo, sono necessari investimenti economici pensati per raggiungere in modo più mirato le famiglie economicamente più fragili. La IEA suggerisce di offrire sovvenzioni alle famiglie più vulnerabili, e di indirizzare investimenti pubblici nella ristrutturazione e nella costruzione di alloggi sociali efficienti dal punto di vista energetico, a cui però ad oggi il PNRR dedica meno di 3 miliardi di euro, contro i 13,5 di incentivi fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici. 

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono spesso citate come una delle soluzioni al problema della povertà energetica. Da un lato, infatti, possono offrire benefici economici e ambientali, costituendo un nuovo modello di produzione, meno costoso e meno inquinante, specialmente nella loro applicazione all’edilizia residenziale pubblica (le case popolari). Dall’altro, però, i benefici sociali e la capacità di queste iniziative di combattere la povertà energetica per il momento rimangono solo teorici. Ad oggi, infatti, sono state attivate generalmente da famiglie di estrazione sociale e culturale medio-alta10


In conclusione, c’è ancora margine per disegnare meglio le politiche in modo che siano indirizzate alle famiglie in povertà energetica, considerando le barriere di accesso che finora hanno ostacolato la riduzione di questo fenomeno. Il problema principale è che le misure a medio e lungo termine passano attraverso un miglioramento dell’efficienza energetica delle abitazioni e delle apparecchiature elettriche. A sua volta, però, tutto ciò che contribuisce a un miglioramento dell’efficienza energetica richiede nuove tecnologie, e quindi investimenti iniziali, che le famiglie in una condizione di povertà non possono affrontare. Di conseguenza, qualsiasi misura che non preveda di coprire questi costi per le famiglie economicamente più fragili avrà necessariamente effetti regressivi. Inoltre, al di là delle politiche dirette di supporto al reddito, è auspicabile che le innovazioni tecnologiche e le riforme di mercato, che porteranno a prezzi più bassi e apporteranno un beneficio all’economia e alla competitività industriale, avranno anche come ricaduta positiva una riduzione della povertà energetica.

Note

  1.  Dati Eurostat 2022, https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/ILC_MDES01/default/table?lang=en.
  2. Eurostat, 7% of EU population unable to keep home warm in 2021, https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20230515-1.
  3. Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), Prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), 2021.
  4. L. Lavecchia, I. Faiella, M. Castellini, P. Valbonesi, R. Miniaci (a cura di), La povertà energetica in Italia, Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), Rapporto 2023.
  5. Quando si approcciano i dati statistici, bisogna considerare la differenza tra famiglie e persone. Le famiglie europee nel 2021 erano quasi 198 milioni, composte in media da 2,2 persone per famiglia. Quelle italiane nel 2021 erano 25,3 milioni, con una media di 2,3 persone per nucleo. 
  6. Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), Relazione Annuale Attività Svolta, 2021 https://www.arera.it/allegati/relaz_ann/22/RA22_volume_2.pdf#page=336.
  7. IEA, Italy 2023, IEA, Paris https://www.iea.org/reports/italy-2023; I. Faiella e L. Lavecchia, Contenimento dei prezzi dell’energia e spesa delle famiglie, in: “Energia”, N. 1/22, 2022 pp. 36-39.
  8.  Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), Rapporto Annuale 2023 – La Situazione del Paese. https://www.istat.it/it/archivio/286191.
  9. Banca d’Italia, La povertà energetica in Italia, in “Questioni di Economia e Finanza” (Occasional Papers), 2014 https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2014-0240/index.html?dotcache=refresh.
  10. OIPE 2023, cit. p. 68.
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