Un affascinante e recente studio pubblicato sulla rivista Animal Cognition ha dimostrato che questi maestosi pachidermi non usano la forza solo per imporsi nei litigi, ma dialogano tra loro attraverso un ricco repertorio di gesti intenzionali.
Quando sorge una tensione, gli elefanti non passano subito all’attacco ma usano la proboscide e le ampie orecchie per inviare al loro interlocutore messaggi chiarissimi: da un perentorio “allontanati” fino a un segnale più esasperato per porre fine alla questione.
Per i ricercatori però la vera sorpresa è stato scoprire il modo in cui lo fanno: l’elefante controlla prima che l’altro lo stia guardando, aspetta una reazione e, se l’interlocutore lo ignora, insiste finché non ottiene l’effetto desiderato. Si tratta quindi di segnali piuttosto flessibili e strategici. I segnali soddisfano i criteri cardine dell’intenzionalità: orientamento all’attenzione del ricevente, attesa della risposta e persistenza nel gesto se l’obiettivo non viene raggiunto. Questa scoperta evidenzia un’evoluzione convergente della comunicazione gestuale intenzionale tra elefanti e primati, fornendo elementi utili anche per la gestione della fauna e la conservazione.
Per approfondire: Animal Cognition