Se un coyote si limita a ululare seguendo l’istinto, una foca invece potrebbe essere in grado di imparare a imitare la nostra voce. Un recente studio, basato su analisi istologiche e risonanza magnetica (trattografia), ha mappato il cervello di foche e leoni marini, rivelando l’esistenza di ‘autostrade’ neurali dirette tra la corteccia motoria e i centri vocali.
La ricerca evidenzia come questi animali abbiano sviluppato adattamenti neurali progressivi: sia gli otariidi che i focidi presentano una connessione diretta tra la corteccia motoria e i nuclei fonatori del tronco encefalico, un tratto assente in altri mammiferi come i coyote. Nelle foche comuni, è stata inoltre individuata una connettività ipertrofica in un circuito del prosencefalo sovrapponibile a quello che permette l’imitazione negli esseri umani e nei pappagalli. Infine, la presenza di specifiche vie uditivo-premotorie suggerisce una predisposizione biologica all’apprendimento vocale durante lo sviluppo.
I risultati di questo studio riscrivono l’evoluzione del linguaggio e del controllo vocale nei mammiferi: le foche non sono solo “buffe” ma sono dei veri e propri modelli biologici per capire come si è evoluto anche il nostro linguaggio.
Per approfondire: Science