Uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences e condotto dai ricercatori del Max Planck Institute per l’ecologia chimica di Jena in Germania, rivela che l’ozono troposferico è in grado di alterare gli idrocarburi cuticolari, ovvero la “carta d’identità olfattiva” che permette alle formiche di riconoscersi rendendole così estranee alle proprie colonie destabilizzando l’ordine sociale.
Basta una breve esposizione a livelli di ozono comuni nelle nostre città perché un’operaia diventi irriconoscibile alle proprie compagne, scatenando aggressioni fratricide all’interno del nido. Questa “tossicità informazionale” rompe il collante chimico della cooperazione: le cure parentali verso le larve diminuiscono, i maschi dei moscerini non distinguono più i partner e la marcatura del territorio svanisce.
“Per tutte le società animali la comunicazione rappresenta il collante fondamentale che permette la realizzazione delle attività cooperative che le caratterizzano e permettono loro di esistere”, commenta Donato Grasso, responsabile del Laboratorio di etologia, ecologia e sociobiologia degli insetti del dipartimento di scienze chimiche, della vita e della sostenibilità ambientale dell’Università di Parma. Le conseguenze quindi sono sistemiche: minando la comunicazione, l’inquinamento destabilizza intere colonie che svolgono ruoli cruciali per l’ecosistema. È un nuovo allarme per la biodiversità: l’aria insalubre sta silenziosamente riscrivendo le regole dell’ecologia chimica globale.
Per approfondire: La Stampa