Negli anni i ricercatori hanno studiato e osservato diverse specie e gli scimpanzé erano gli unici ad avere la capacità di utilizzare un singolo strumento per scopi multipli: in natura, le scimmie usano l’estremità più spessa di un bastone per fare un buco nei nidi di termiti e quella più sottile per pescare gli insetti. Circa dieci anni fa però, un fornaio austriaco ha notato che la sua mucca Veronika faceva qualcosa di insolito e particolare: quando l’animale aveva prurito, prendeva un bastoncino in bocca e lo usava per grattarsi il corpo. Nel corso degli anni la tecnica è pure migliorata: riusciva a raccogliere oggetti grandi come una scopa o un rastrello e a spostarli con la sua lingua prensile, modificandone la lunghezza e l’orientamento per garantire il miglior risultato possibile.
Il comportamento non è però solo un trucco ingegnoso: è il primo caso documentato di utilizzo di utensili nei bovini, come riportato oggi dagli scienziati su Current Biology.
Per essere considerato un vero uso di strumenti, Alice Auersperg, biologa cognitiva presso l’Università di Medicina Veterinaria di Vienna, afferma che un comportamento deve soddisfare tre criteri principali: lo strumento deve diventare un’estensione del corpo dell’animale, come quando l’elefantessa Mary si lava con un tubo che è di fatto un prolungamento della sua proboscide. Lo strumento deve permettere all’animale di fare qualcosa che altrimenti avrebbe grandi difficoltà a fare, come quando i corvi usano dei bastoni per estrarre le larve dalle cavità degli alberi che i loro becchi non riescono a sondare completamente. E l’animale deve cambiare l’orientamento dello strumento per farlo funzionare, come quando le scimmie posizionano le rocce nel modo giusto per rompere le noci.
Per scoprire se Veronika appartenesse a questo club, Auersperg e il ricercatore post-doc, Antonio Osuna-Mascaró, hanno condotto 70 test: le hanno messo davanti una robusta scopa da giardino, con diverse orientazioni, e registrato poi cosa accadeva. In quasi tutti i casi, la mucca usava la scopa come strumento: avvolgeva la lunga lingua attorno al manico, la girava in modo che la spazzola fosse rivolta verso il suo corpo e modificava la lunghezza della scopa in modo che le setole ruvide le graffiassero diverse zone difficili da raggiungere della schiena. Questo comportamento, come affermano i due ricercatori, è del tutto inaspettato vederlo nei bovini.
Per approfondire: Science