Dall’Egitto al Marocco: pronti per l’energia verde?

La transizione energetica nel Mediterraneo mette al centro il nodo delle competenze, tra formazione, lavoro e cooperazione.

Autore

Eshtaar Mahmood

Data

28 Ottobre 2025

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5' di lettura

DATA

28 Ottobre 2025

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Dall’inizio degli anni ’10, il Mediterraneo è stato teatro di proposte d’investimento che potremmo considerare ‘audaci’, come per esempio l’idea che il Sahara potesse rifornire il Nord di energia rinnovabile. Tuttavia, tali progetti hanno dovuto fare i conti con una realtà complessa: i Paesi della sponda sud non possono essere visti solo come semplici fornitori di energia solare o eolica, ma sono anche nazioni con società articolate, alle prese con sfide immense. L’esplosione delle Primavere Arabe in Nordafrica ha rappresentato una delle sfaccettature di tale complessità, che ha contribuito al fallimento di megaprogetti come Desertec 1.

L’attuale processo di transizione energetica implica un cambiamento strutturale sul piano tecnologico, del lavoro e delle competenze e richiede un continuo scambio di conoscenze, formazione e politiche tra le due sponde del Mediterraneo. La domanda che ci poniamo è: noi – cioè le risorse umane – siamo pronti per questo cambiamento? Per rispondere, abbiamo cercato di dare una risposta a quesiti più puntuali: quanto possiamo considerare adeguato il capitale umano dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo ai fini della transizione energetica? Quali sono le competenze attualmente disponibili? Quali i punti di forza e le criticità emergenti?

Per riflettere su questi temi analizzeremo demografia, istruzione, competenze e altri variabili rilevanti in quattro Paesi della regione (Egitto, Algeria, Tunisia, Marocco), confrontando questi dati, ove possibile, con quelli di quattro Paesi dell’Europa mediterranea (Francia, Italia, Spagna, Grecia). L’obiettivo sarà quello di fornire una visione completa e strutturata della situazione nei quattro Paesi nordafricani2.

Demografia e istruzione

L’analisi dei dati sulle risorse umane e sulla forza lavoro in Nord Africa mostra un potenziale significativo e non sfruttato, principalmente tra i disoccupati: un terzo è costituito da giovani, un terzo ha un’istruzione avanzata e il 40% è rappresentato da donne. Tuttavia, il fenomeno del potenziale inutilizzato non si limita alla disoccupazione. Al di fuori della forza lavoro, circa 1,4 milioni di giovani donne laureate non cercano un impiego (900mila solo in Algeria). Queste cifre riflettono una struttura del mercato e uno scarso supporto sociale che di fatto escludono dal mondo del lavoro anche le donne qualificate. Il 72% dei lavoratori occupati (circa 37,5 milioni) è infatti costituito da uomini sopra i 24 anni.

I tassi di istruzione STEM3 nei quattro Paesi nordafricani sono elevati. La percentuale di laureati in questi campi è del 26%, vicina alla media del 28% registrata nelle prime dieci nazioni al mondo per numero di laureati in ambito tecnologico4. Nei quattro principali Paesi nordafricani, ogni anno, il numero di laureati STEM (circa 280mila) equivale a quello delle quattro nazioni del Sud-Mediterraneo europeo. Anche a livello pro capite la media è simile: 1.560 per milione in Nord Africa contro 1.600 nell’Europa meridionale. Nel Nord Africa i laureati in Economia e Giurisprudenza sono 1.600 per milione contro i 1.400 per milione dei Paesi europei presi in analisi.

L’Algeria registra livelli nettamente superiori agli altri Paesi analizzati, seguita da Grecia e Tunisia. Ciò evidenzia un elevato potenziale in Algeria e Tunisia, che rimane però inutilizzato: nonostante i dati positivi sulla formazione, i tassi di occupazione dei lavoratori altamente qualificati rivelano una realtà contrastante5.

Figura 1. Forza Lavoro-Quota giovanile e femminile- (milioni) 
(Egitto, Algeria, Tunisia, Morocco) – 2023  
Figura 2. Forza Lavoro-Quota giovanile e femminile (milioni) 
(Egitto, Algeria, Tunisia, Morocco) – 2023
Figura 3. Laureati per milione di abitanti – 2023

Livelli occupazionali

Per concentrarci sui settori legati alla transizione energetica, abbiamo esaminato i livelli occupazionali (Alta qualificazione, Media qualificazione, Bassa qualificazione) utili per valutare la percentuale di esperti effettivamente attivi. Abbiamo quindi analizzato le capacità occupazionali in sette settori industriali6 dei quattro Paesi del Nordafrica, ottenendo i seguenti risultati:

  • per queste categorie, due terzi dei lavoratori possiedono competenze medie, mentre il restante terzo si divide quasi equamente tra lavoratori ad Alta qualificazione e Bassa qualificazione.
  • I lavoratori di media qualificazione dominano nel settore edile (sono dieci volte più numerosi di quelli ad Alta qualificazione) e nel manifatturiero (cinque volte più numerosi).
  • L’Egitto registra la composizione lavorativa qualitativamente più elevata tra i quattro Paesi nordafricani: (20% ad Alta qualificazione, 74% a Media qualificazione, 6%: a Bassa qualificazione). Solo in Egitto si riscontra una prevalenza di lavoratori ad Alta qualificazione rispetto a quelli a Media qualificazione nel settore elettrico e del gas. L’Algeria presenta invece un rapporto 2 a 1 tra lavoratori a Media qualificazione e ad Alta qualificazione nello stesso settore, nonostante la rilevanza della sua industria del gas e la sua più avanzata istruzione STEM rispetto agli altri Paesi considerati.
  • Marocco e Tunisia registrano i dati peggiori: in Tunisia ben il 48% dei lavoratori è a Bassa qualificazione, in Marocco solo il 7% è altamente specializzato, mentre un quarto ha basse competenze.
  • Il confronto tra i lavoratori altamente qualificati nei sette settori e i laureati annuali in STEM mostra una limitata capacità dei mercati di fornire opportunità di lavoro per lavoratori altamente qualificati. Il sistema educativo produce ogni anno nuove risorse in ambito STEM, che costituiscono il 10% del totale delle competenze altamente specializzate presenti nei settori.

Competenze nel settore delle rinnovabili 

Il passo successivo è stato quello di analizzare la qualità della formazione nei settori della transizione energetica, concentrandosi sulle energie rinnovabili, che rappresentano la tecnologia più diffusa.

Per questo abbiamo creato un indice, analizzando diversi aspetti delle istituzioni scientifiche ed educative dei quattro Paesi nordafricani e considerando alcuni indicatori7

L’indice valuta l’infrastruttura di ricerca attraverso centri specializzati e brevetti nei campi delle energie rinnovabili e della sostenibilità e misura il livello di innovazione attraverso brevetti locali in tecnologie per le rinnovabili. Analizza inoltre la dimensione accademica attraverso programmi universitari dedicati, dalla laurea triennale al dottorato, e la formazione tecnica attraverso programmi TVET (Technical and Vocational Education and Training) e centri di formazione specializzati. 

L’indice considera anche la cooperazione internazionale attraverso accordi di ricerca e formazione e finanziamenti da enti pubblici internazionali8. Infine, l’indice della manodopera qualificata viene calcolato moltiplicando i laureati STEM per milione di abitanti per la quota di forza lavoro avanzata e moltiplicando il numero di lavoratori qualificati per il Valore Aggiunto Manifatturiero per lavoratore.

Le principali evidenze sono rappresentate nel grafico radar (Indice Competenze Rinnovabili, Nordafrica).

Figura 4. Indice Competenze Rinnovabili Nord Africa
Figura 5. Competenze Rinnovabili – Nord Africa

L’indice mostra come l’Egitto faccia registrare la performance più solida a livello regionale nel campo delle energie rinnovabili, con la più ampia rete di centri di ricerca e programmi accademici dedicati. Tuttavia, il Paese presenta significative debolezze nel campo dell’innovazione (scarsa produzione di brevetti) e della formazione professionale, con un’offerta formativa specialistica limitata. Tramite la cooperazione internazionale, l’Egitto ha ricevuto solo 5,4 milioni di dollari in finanziamenti pubblici per le energie rinnovabili, una cifra modesta per un Paese di 116 milioni di abitanti. Sul fronte della manodopera qualificata, mentre registra la quota più elevata di lavoratori specializzati, mostra una relativa carenza di laureati STEM in rapporto alla popolazione.

Il Marocco è secondo per performance complessiva e primo per brevetti nel settore delle rinnovabili e per finanziamenti derivati dalla cooperazione internazionale (5,6 milioni di dollari). Ha una solida rete di ricerca (L’Institut de Recherche en Énergie solaire et Énergies Nouvelles-IRESEN con 6 sottocentri), ma presenta carenze nel campo formativo: pochi corsi universitari e formazione professionale specializzata. Inoltre, il Paese ha la quota più bassa di lavoratori specializzati nei settori di interesse.

L’Algeria è terza per performance complessiva, a poca distanza dalla Tunisia. I suoi punti di forza sono l’elevata percentuale di laureati STEM rispetto alla popolazione e l’alta produttività nel settore manifatturiero. Dispone inoltre di una buona offerta di corsi universitari e centri di ricerca, mentre la principale criticità risiede nel numero limitato di brevetti e programmi formativi specializzati.

La Tunisia eccelle nella formazione (specialmente per competenze nel fotovoltaico) e nei brevetti si posiziona al secondo posto. Inoltre mostra un buon potenziale nelle competenze (rapporto laureati STEM/popolazione e forza lavoro qualificata). I suoi limiti principali sono invece i pochi corsi universitari sulle rinnovabili e la scarsità di accordi e finanziamenti derivati dalla cooperazione internazionale (gli investimenti pubblici internazionali in energie rinnovabili in Tunisia sono sei volte inferiori a quelli egiziani e 20 volte inferiori a quelli marocchini).

Le caratteristiche fondamentali dei quattro Paesi

Confrontando i quattro Paesi, possiamo riscontrare differenze e somiglianze. In sintesi, possiamo affermare che Egitto e Marocco – i due Paesi più performanti – rappresentano due modelli differenti, mentre Algeria e Tunisia presentano aspetti comuni con entrambi i modelli.

L’Egitto è il Paese che possiede le basi sistemiche per sviluppare competenze, grazie all’esperienza accumulata nell’ambito dell’education e all’utilizzo relativamente efficiente delle competenze STEM nei settori correlati, che riflette una struttura economica abbastanza avanzata. Questo potrebbe riflettersi nel valore medio del VAM/lavoratore egiziano, che risulta essere superiore del 30% rispetto a quello marocchino e del 100% rispetto a quello tunisino. Nonostante solide basi, l’Egitto presenta però una struttura economica anche piuttosto fragile, incapace di produrre risultati qualitativi sostanziali. Questo si riflette sia negli scarsi risultati scientifici (nonostante i migliori programmi universitari) sia nel trend in calo del Valore Aggiunto Manifatturiero. Il modello egiziano si caratterizza anche per l’instabilità sociale: la quota del lavoro sul VAM è scesa al 18%, contro il 40% dei Paesi sud-europei e il 30% di Marocco e Tunisia. In altri termini, un professionista egiziano guadagna un terzo del collega marocchino (a parità di potere d’acquisto). Con oltre 112 milioni di abitanti e due grandi sollevazioni popolari negli ultimi quindici anni, questi fattori delineano uno scenario ad alto rischio e poco resiliente.

L’Algeria potrebbe avvicinarsi al modello egiziano, ma con caratteristiche peggiori. Nonostante un solido sistema formativo e uno dei più alti numeri di laureati STEM, manca una base industriale, come evidenziato dall’elevato tasso di disoccupazione dei suoi laureati specializzati. Il Paese registra un Valore Aggiunto Manifatturiero relativamente alto, ma legato alle risorse petrolifere e al gas: nel 2014, ha subito un crollo del 45% a causa delle fluttuazioni dei prezzi del greggio. Pur essendo ricca di risorse, l’Algeria vede il suo potenziale bloccato da una struttura industriale modesta. Nonostante ciò, i salari di professionisti e lavoratori mediamente qualificati sono il doppio di quelli egiziani, sebbene la quota del lavoro sul VAM sia simile.

Il Marocco rappresenta un caso interessante: pur essendo il secondo Paese per performance complessiva, la sua struttura poggia su basi poco solide. Il sistema educativo non è riuscito ad ampliare le opportunità, con il 45% della forza lavoro priva anche solo di un’istruzione di base e solo il 7% dei lavoratori nei settori industriali correlati in possesso di una formazione avanzata. Tuttavia, il Paese gode di particolare credibilità nell’ambito della cooperazione internazionale, soprattutto nel campo delle energie rinnovabili. È riuscito a sviluppare “isole” di ricerca e sviluppo di alta qualità, concentrate in una struttura dedicata alle rinnovabili, che da sola genera il 75% dei brevetti registrati nei quattro Paesi considerati. Dal punto di vista retributivo, i professionisti marocchini godono dei salari più alti tra i quattro Paesi: in termini di parità di potere d’acquisto (PPA USD), le retribuzioni orarie raggiungono quasi i livelli francesi e superano quelli italiani. Il Marocco presenta anche il più ampio divario retributivo tra professionisti e lavoratori mediamente qualificati (i primi hanno una retribuzione 1,5 volte superiore ai secondi), legato al modello delle “isole prospere”, in cui il successo di piccole enclavi non si traduce in un miglioramento generale delle condizioni di vita del Paese. Tuttavia, ciò non significa che questi poli ad alta specializzazione non generino effetti di spillover sull’economia. Il Valore Aggiunto Manifatturiero marocchino, come indicatore, mostra infatti uno dei trend più stabili e progressivamente crescenti, in netto contrasto con il declino manifatturiero registrato negli otto Paesi considerati (Nordafrica e Sud Europa) nel periodo 2011-2019.

La Tunisia rappresenta un caso unico, con caratteristiche sia distintive sia condivise rispetto ai due modelli principali. Possiede un solido sistema educativo, vantando una delle quote più elevate di forza lavoro altamente qualificata tra gli otto Paesi analizzati e un forte focus sulla formazione STEM. Tuttavia, a livello industriale, la Tunisia affronta sfide legate alla limitata disponibilità di risorse: registra il valore aggiunto per lavoratore (VAM/lavoratore) più basso tra tutti i Paesi esaminati e ben il 48% delle competenze industriali è classificato come a bassa specializzazione. Il sistema formativo tunisino si sta tuttavia adattando con dinamismo alle nuove esigenze, principalmente attraverso i programmi d’istruzione e formazione tecnico-professionale (IFP), che rendono la Tunisia il Paese più attivo in questo ambito. Sul fronte della ricerca e sviluppo (R&S), mostra analogie con il Marocco grazie a una struttura scientifica e tecnologica focalizzata, ottenendo risultati significativi evidenziati dalla quota di brevetti locali. Dal punto di vista sociale, la Tunisia presenta livelli salariali contenuti, paragonabili a quelli più bassi dell’Egitto. Tuttavia, si riscontra un divario retributivo dell’80% tra professionisti e lavoratori mediamente qualificati, caratteristica che condivide con il modello marocchino.

Note

  1. In origine il progetto Desertec l’Europea aveva l’obiettivo di generare energia elettrica da fonti rinnovabili nei deserti del Nord Africa e del Medio Oriente al fine di soddisfare il 15% del fabbisogno europeo entro il 2050.
  2. L’articolo rientra in un rapporto di ricerca sul mapping del capitale umano nel Nord Africa, coordinato da Federico Pontoni del team Technology for Energy Transition di FEEM (Fondazione Eni Enrico Mattei).
  3.  STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics).
  4. Il confronto dei dati della Banca Dati UNESCO UIS (Istituto di Statistica dell’UNESCO) e del CEST al link: https://cset.georgetown.edu/article/the-global-distribution-of-stem-graduates-which-countries-lead-the-way/
  5. Fonte dati sul lavoro: Database ILO (LFS – Indagine sull’occupazione familiare). Fonte dati sull’istruzione: Database UNESCO UIS (Istituto di Statistica dell’UNESCO).
  6. I settori occupazionali associati alla transizione energetica includono: (1) Industria manifatturiera, (2) Attività estrattive (minerarie e di cava), (3) Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, (4) Approvvigionamento idrico, fognatura, gestione dei rifiuti e bonifica, (5) Edilizia, (6) Informazione e comunicazione, e (7) Attività professionali, scientifiche e tecniche.
  7. I dati sono stati raccolti con metodologie OSINT (Open Source Intelligence), tra cui fonti governative ufficiali, agenzie internazionali, notizie verificate e banche dati ad accesso libero nei quattro Paesi.
  8. Utilizza i dati IRENA per i flussi finanziari pubblici internazionali, espressi in milioni di USD per milione di abitanti, con copertura del periodo 2013-2020.
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