Esiste un paradosso che accomuna molti dei borghi più affascinanti delle aree interne italiane. Le Dolomiti Lucane ne rappresentano un esempio emblematico: un territorio di straordinaria bellezza, dominato dalle spettacolari guglie di roccia di Pietrapertosa, Castelmezzano e Accettura, capace di attrarre ogni anno migliaia di visitatori grazie a esperienze iconiche come il Volo dell’Angelo e la più recente Slittovia.
A fronte di un turismo sempre più vivace, permane però una fragilità strutturale: il progressivo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e la perdita di capitale umano rischiano di trasformare questi luoghi in scenari di grande valore paesaggistico ma sempre meno abitati e vissuti. È la contraddizione che attraversa molte aree interne: territori ricchi di risorse naturali e culturali, ma vulnerabili dal punto di vista sociale e demografico.
Da questa consapevolezza nasce la sfida di trasformare le cosiddette “aree fragili” in aree fertili, capaci di generare innovazione, benessere e nuove opportunità di sviluppo.
Con questo obiettivo, dal 23 al 26 giugno 2026, la Sala del Consiglio del Comune di Pietrapertosa ha ospitato la Summer School “Paesaggio, Benessere, Comunità”, promossa nell’ambito del Progetto locale di rigenerazione culturale e sociale finanziato dal PNRR (Missione 1, Componente 3, dedicata all’attrattività dei borghi storici) e coordinata scientificamente dalla Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM).
L’iniziativa ha riunito amministratori pubblici, ricercatori, studenti, operatori del terzo settore e cittadini in un percorso di confronto e progettazione condivisa, partendo da una convinzione fondamentale: il paesaggio non è semplicemente un patrimonio da conservare o uno sfondo da contemplare, ma una vera infrastruttura di welfare culturale, coesione sociale e sviluppo sostenibile.
Il paesaggio come bene comune
La Summer School ha assunto come riferimento i principi della Convenzione Europea del Paesaggio, secondo cui la qualità del paesaggio costituisce un elemento essenziale del benessere individuale e collettivo. Da questa prospettiva deriva una conseguenza importante: la cura del territorio non può essere affidata esclusivamente agli specialisti, ma deve diventare una responsabilità condivisa dalle comunità che lo abitano.
Laboratori partecipativi, momenti di confronto e camminate esplorative – tra cui il percorso nel Bosco di Montepiano che ha coinvolto giovani e anziani residenti – hanno mostrato come la conoscenza dei luoghi possa trasformarsi in uno strumento di cittadinanza attiva.
Tra le proposte emerse vi è quella della mappatura affettiva, un processo partecipativo attraverso cui gli abitanti individuano i luoghi significativi della memoria, dell’identità e della vita quotidiana. In questo modo i cittadini non sono semplici fruitori del territorio, ma diventano custodi del patrimonio collettivo.
Lo studio del paesaggio rurale, il recupero delle tradizioni orali e dei culti arborei della Lucania interna assumono così un valore che supera la dimensione folkloristica, configurandosi come patrimonio culturale immateriale capace di rafforzare il dialogo tra generazioni e consolidare il senso di appartenenza.
Welfare culturale e salute: la proposta della “Vacanza su Prescrizione”
Uno degli aspetti più innovativi emersi durante la Summer School riguarda il rapporto tra paesaggio, salute e welfare.
L’idea è quella di sperimentare forme di prescrizione sociale del paesaggio, ispirate ad alcune esperienze già sviluppate nei Paesi del Nord Europa, nelle quali la fruizione della natura e delle attività culturali entra a far parte dei percorsi di prevenzione e promozione del benessere.
Cammini guidati, esperienze immersive nei boschi, laboratori di ascolto, attività sensoriali – come quelle realizzate con il dispositivo Plants Play, capace di trasformare gli impulsi elettrici delle piante in musica – e iniziative culturali integrate con i servizi sanitari locali delineano un nuovo modello di welfare territoriale.
In questo quadro si inserisce la proposta della “Vacanza su Prescrizione”, un modello di turismo sociale e inclusivo in cui il soggiorno nelle aree interne diventa occasione di rigenerazione psicofisica, rafforzamento delle relazioni sociali e riconnessione con l’ambiente.
Per rendere operativo questo modello sarà necessario investire anche in nuove competenze professionali: accompagnatori del benessere territoriale, guide sociali del paesaggio, facilitatori di comunità e servizi di prossimità, come il taxi sociale, pensati per garantire accessibilità e mobilità alle persone più fragili.
Una rete territoriale per superare i confini amministrativi
Tra le riflessioni emerse durante la Summer School vi è anche la necessità di superare le tradizionali logiche di frammentazione tra comuni.
La metafora della “collana di perle”, proposta nel corso dei lavori, restituisce efficacemente questa visione: Pietrapertosa, Castelmezzano e Accettura non come destinazioni concorrenti, ma come elementi complementari di un unico sistema territoriale, nel quale ogni comunità valorizza la propria identità contribuendo al rafforzamento dell’intero territorio.
La connessione tra infrastrutture, servizi, progettualità e capitale sociale rappresenta infatti una condizione essenziale per costruire nuove opportunità di sviluppo e contrastare lo spopolamento.
In questa prospettiva, la Summer School non si configura come un evento isolato, ma come il primo passo verso una scuola permanente di progettazione territoriale, capace di mettere in rete competenze, formare giovani professionisti, attrarre risorse nazionali ed europee e produrre progettualità condivise.
Più che un momento conclusivo, l’esperienza di Pietrapertosa rappresenta dunque l’avvio di un laboratorio permanente di innovazione sociale, nel quale il rapporto tra paesaggio, benessere e comunità diventa la leva per costruire nuove prospettive di sviluppo per le aree interne.
Perché il futuro di questi territori non dipende soltanto dalla loro straordinaria bellezza, ma dalla capacità delle comunità di immaginarlo e costruirlo insieme. Ed è proprio quando una comunità torna a progettare il proprio domani che anche il paesaggio assume un nuovo significato: non più semplice scenario, ma protagonista del cambiamento.