In difesa della natura selvaggia, l’ultimo libro di Marco Sioli

Autore

Veronica Ronchi

Data

27 Febbraio 2026

AUTORE

TEMPO DI LETTURA

4' di lettura

DATA

27 Febbraio 2026

ARGOMENTO

PAROLE CHIAVE


Società

CONDIVIDI

Ci sono idee che attraversano i secoli mutando volto e significato, e che proprio nel loro trasformarsi rivelano la trama profonda della cultura che le ha generate. In difesa della natura selvaggia di Marco Sioli (Eleuthera, 2025, € 16,00) si inscrive in questa esigenza critica e ne assume pienamente la responsabilità.

Il volume si configura come un’indagine sulle radici culturali, filosofiche e politiche del nostro rapporto con ciò che chiamiamo “natura”, e più precisamente con quella porzione di mondo che designiamo come wilderness.

Fin dalle prime pagine, l’autore chiarisce che la posta in gioco non è geografica, ma simbolica. La wilderness non coincide con un semplice spazio fisico: essa è, prima di tutto, un costrutto culturale. In un passaggio centrale, Sioli osserva come la natura selvaggia sia stata progressivamente trasformata da «territorio ostile e minaccioso» a «luogo di rigenerazione morale e spirituale». In questa inversione di segno si condensa un mutamento epocale: ciò che un tempo incuteva timore diviene oggetto di venerazione; ciò che appariva come margine inospitale, la natura crudele e matrigna di leopardiana memoria, si trasfigura in centro etico.

Il libro si dispiega come una raffinata ricostruzione genealogica di tale metamorfosi. Attraversando il pensiero occidentale — con particolare attenzione al contesto statunitense — Sioli mostra come l’idea di natura selvaggia sia divenuta uno dei cardini dell’identità ambientale moderna. Non si tratta di un percorso lirico né confessionale: l’autore adotta uno sguardo vigile, talvolta severo, che preferisce la complessità alla suggestione. La wilderness viene considerata come esperienza individuale di immersione e come categoria storica e dispositivo culturale e politico.

Se l’esperienza solitaria nei boschi celebrata da Henry David Thoreau in Walden segnava l’affermazione di una natura intesa come maestra e specchio dell’anima, qui l’accento si sposta: non sull’illuminazione interiore, ma sui processi collettivi che hanno sacralizzato il selvaggio. Analogamente, rispetto all’etica della terra formulata da Aldo Leopold, Sioli non propone una nuova norma morale, bensì ricostruisce il terreno storico su cui tali norme hanno potuto germinare. E se l’eco della denuncia scientifica di Rachel Carson o la profondità narrativa di Barry Lopez attraversano il paesaggio culturale evocato dal libro, esse rimangono presenze laterali: l’obiettivo di Sioli non è raccontare la natura, ma comprenderne la costruzione simbolica.

Uno dei nuclei più fecondi del volume riguarda la nascita dei parchi nazionali negli Stati Uniti. Qui la wilderness si manifesta in tutta la sua ambivalenza. Lungi dall’essere uno spazio “vuoto”, essa era un territorio abitato, vissuto, attraversato da popolazioni indigene. La sua trasformazione in area protetta implicò spesso, come l’autore sottolinea, «la rimozione fisica e simbolica delle comunità indigene». La conservazione si intreccia così con l’esclusione; la tutela con l’espropriazione. È una pagina cruciale, che sottrae il mito della natura incontaminata a ogni ingenua idealizzazione.

La wilderness, elevata a «simbolo della purezza originaria della nazione», diventa parte integrante dell’immaginario americano. Essa funziona come controcanto alla modernità industriale, come spazio di compensazione rispetto alle contraddizioni sociali e morali del progresso. In un passaggio particolarmente incisivo, Sioli la definisce «controparte simbolica della società industriale»: un altrove necessario, un orizzonte di autenticità cui la civiltà urbana può guardare per non smarrire del tutto il senso del limite.

Qui si coglie uno dei contributi più significativi del libro: mostrare che la difesa della natura non nasce soltanto da un’urgenza ecologica, ma anche da una crisi culturale. La valorizzazione del selvaggio emerge nel momento stesso in cui l’industrializzazione e l’urbanizzazione sembrano trionfare. È quando il mondo appare sempre più dominato dall’uomo che si fa strada il bisogno di preservare spazi non addomesticati. La wilderness non è dunque un residuo del passato, ma una creazione moderna, forgiata in dialogo — e in tensione — con la modernità stessa.

Il volume mette inoltre in luce le fratture interne al movimento ambientalista. Da un lato, una concezione utilitaristica della conservazione, attenta alla gestione razionale delle risorse; dall’altro, una visione preservazionista, orientata alla tutela integrale degli spazi selvaggi. Sioli osserva che tale conflitto rappresenta «una frattura mai del tutto ricomposta all’interno dell’ambientalismo americano». La difesa della natura, lungi dall’essere neutrale, si rivela così intrinsecamente politica: essa implica scelte di valore, gerarchie di priorità, visioni concorrenti dell’umano e del suo posto nel mondo.

L’autore non indulge mai in una retorica sentimentale. Al contrario, invita a diffidare delle mitizzazioni. Ogni rappresentazione del selvaggio è storicamente situata; ogni sacralizzazione porta con sé implicazioni di potere. Difendere la wilderness non significa congelarla in un’immagine edenica, ma riconoscerne la stratificazione culturale e le tensioni che la attraversano. In più punti del testo, essa appare come «un banco di prova per la coscienza ecologica contemporanea»: uno spazio in cui si misura la nostra capacità di riconoscere limiti, di accettare che non tutto debba essere piegato a logiche di sfruttamento.

Il merito maggiore del libro risiede proprio in questa capacità di intrecciare storia e critica in un’unica, coerente tessitura interpretativa. La wilderness emerge così come categoria viva e ambivalente, dotata di una forza simbolica che continua a interrogare il presente e a orientarne le domande. La sua difesa si configura, in ultima analisi, come difesa di una certa idea di umanità — un’umanità consapevole della propria appartenenza a una comunità biotica più ampia, disposta a riconoscere che il mondo non è interamente a sua disposizione.

Così, il saggio di Sioli si impone non solo come contributo alla storia dell’ambientalismo, ma come meditazione sul nostro destino culturale. Comprendere perché la natura selvaggia sia divenuta un valore significa interrogare le promesse e le ombre della modernità. E in questa interrogazione, lucida e priva di compiacimenti, sta la forza più duratura del libro: la capacità di trasfigurare la vicenda della wilderness in una meditazione condivisa sulla storia culturale dell’Occidente.

Leggi anche
Cultura
Orme
5′ di lettura

Walther Rathenau. Considerazioni inattuali

di Der Morgensuchende
Cultura
Freccette
4′ di lettura

Fumo e ceneri

di Veronica Ronchi
Cultura
Orme
4′ di lettura

Chico Mendes: un difensore della foresta

di Veronica Ronchi
Politiche
Viva Voce

Federalismo demaniale e rilancio del patrimonio culturale: il caso dell’Abbazia di San Galgano

di Carlotta Benedetti
4′ di lettura
Società
Viva Voce

Malattie croniche: la prevenzione nel piatto delle scuole in Svezia e Finlandia

di Carlotta Benedetti
4′ di lettura
Economia
Viva Voce

L’Unione dei mercati dei capitali: un viaggio (ancora) incompiuto tra ambizioni di integrazione e ostacoli nazionali 

di Carlotta Benedetti
5′ di lettura
Società
Viva Voce

La moda al tempo della platform society

di Luana Cotena
4′ di lettura
Società
Viva Voce

Radici: la memoria che genera futuro   

di Loredana Frezza
4′ di lettura
Tecnologia
Viva Voce

Nuove opere, tutti i dati in un singolo modello

di Eleonora Battaglia
1′ di lettura

AI

Equilibri Magazine si avvale, ove necessario, di strumenti di Intelligenza Artificiale come supporto ai processi editoriali. L’utilizzo dell’IA avviene nel rispetto delle normative vigenti in materia di diritto d’autore, protezione dei dati personali e trasparenza informativa. Tutti i contenuti sono verificati e approvati dalla redazione, che ne garantisce accuratezza, correttezza e conformità legale.

Credits

Ux Design: Susanna Legrenzi
Grafica: Maurizio Maselli / Artworkweb
Web development: Synesthesia