Barnabas Calder, in Architettura ed energia. Dalla preistoria all’emergenza climatica (Einaudi, 2022, €34,00) affronta una delle questioni più urgenti e sottovalutate nello studio dell’architettura: il legame profondo e spesso determinante tra forme costruttive, sviluppo tecnologico e disponibilità energetica. Il saggio si distingue per l’abilità con cui l’autore intreccia storia dell’architettura, analisi economica e storia dell’energia, proponendo una lettura di lungo periodo che mostra come ogni civiltà abbia costruito ciò che le proprie fonti di energia le permettevano di edificare.

Fin dalle prime pagine emerge il punto centrale del libro: l’architettura non è esclusivamente un’espressione estetica o culturale, ma una risposta diretta ai limiti energetici delle società umane. Questo principio ritorna in più passaggi, come quando Calder osserva che le grandi trasformazioni storiche coincidono con improvvise disponibilità di nuova energia: gli imperi del Vicino Oriente, le città-stato greche, Roma, l’Europa industriale. In una delle sezioni iniziali, riferendosi alla storia antica, scrive: «videro due dei più rapidi e spettacolari boom energetici».
La frase, benché collocata nel contesto della storia mediterranea, racchiude l’intera tesi del libro: l’architettura fiorisce quando l’energia aumenta, e ristagna o si semplifica quando essa diminuisce.
Calder accompagna il lettore attraverso un percorso che spazia dalle prime costruzioni in pietra fino ai grattacieli contemporanei, mostrando come ogni tecnica costruttiva sia il risultato non solo di competenze architettoniche e artigianali ma di equilibri economici ed energetici. Ad esempio, quando discute l’uso massiccio di materiali come argilla o pietra, ricorda come la loro adozione fosse condizionata dal costo energetico di trasporto e lavorazione.
Uno dei meriti maggiori del libro è la capacità di collegare fenomeni storici apparentemente lontani: dalla Mesopotamia ai templi greci, dai palazzi romani alle cattedrali medievali, dai quartieri industriali dell’Ottocento alle metropoli globali. La narrazione racconta l’evoluzione degli stili, insistendo anche sugli aspetti concreti dell’energia: quanta forza lavoro umana era necessaria? Quale tecnologia permetteva lo spostamento dei materiali? Quanto ‘costava’ in termini di calore, combustibili, cibo?
La parte più incisiva del volume è dedicata all’era industriale e al ruolo rivoluzionario dei combustibili fossili. L’autore evidenzia come la facilità con cui il carbone, poi il petrolio e il gas hanno fornito energia abbia completamente trasformato – e in un certo senso ‘drogato’ – l’architettura contemporanea. Calder sottolinea come il passaggio a un’energia altamente concentrata e apparentemente inesauribile abbia permesso costruzioni sempre più grandi, più complesse e spesso più dispendiose, senza una reale considerazione delle possibili conseguenze climatiche.
Nel testo si incontrano frequenti riflessioni sul rapporto tra potere, energia e costruzione. Calder osserva come gli antichi edifici monumentali fossero simboli di forza politica, ma ricorda che anche oggi molte architetture ‘iconiche’ nascono da un uso smisurato delle risorse.
Da questi ragionamenti emerge la critica sottesa: l’architettura dell’ultimo secolo, pur straordinaria sotto il profilo tecnico, è profondamente intrecciata alla crisi climatica. Per Calder, comprendere questo legame è il primo passo per affrontarlo.
Architettura ed energia è un saggio ricco, documentato e spesso sorprendente. Calder riesce nell’impresa di riorganizzare la storia dell’architettura attorno a un asse interpretativo che finora era marginale, ma che appare – dopo la lettura – indispensabile. La precisione con cui ricostruisce il contesto energetico delle varie epoche aiuta a comprendere non solo cosa si costruiva, ma perché lo si costruiva, e soprattutto come fosse possibile farlo.
L’opera appare particolarmente attuale nel dibattito contemporaneo: la transizione ecologica, la necessità di ridurre l’impatto degli edifici e l’urgenza di ripensare i modelli di sviluppo richiedono una consapevolezza profonda del rapporto tra energia e costruzione. Calder, infatti, non propone semplici soluzioni tecniche; invita piuttosto a un’analisi storica rigorosa per comprendere che ogni scelta architettonica è innanzitutto una scelta energetica.
Il libro di Calder può essere letto sia come una storia dell’architettura sia come una storia dell’energia, ma la sua forza risiede proprio nella loro combinazione. Attraverso esempi, analisi tecniche e riflessioni storiche, l’autore mostra che l’architettura non esiste da sola: è intimamente connessa al metabolismo di una società. Architettura ed energia è quindi un saggio importante per chiunque si occupi di architettura, urbanistica, storia delle tecnologie o sostenibilità. Cambia la prospettiva e offre strumenti critici preziosi per comprendere l’eredità energetica del nostro passato e le sfide del nostro futuro.