Alle pendici della catena montuosa Niyamgiri, vivono i Dongria Kondh, un popolo Adivasi riconosciuto come Particularly Vulnerable Tribal Group (PVTG)1, categoria istituita dallo Stato indiano per identificare le tribù più marginalizzate e vulnerabili, che necessitano di protezione speciale per la loro sopravvivenza culturale e socioeconomica2.
Essi hanno un legame profondo ed ancestrale con il territorio, come testimonia il loro stesso nome: Dongria, infatti, deriva da dongar e significa collina. Il loro rapporto con Niyamgiri, e l’ambiente circostante, fatto di colline, corsi d’acqua e fitte foreste, non è utilitaristico ma ontologico: la montagna è sacra perché dimora del dio Niyam Raja, il ‘Re della Legge’. Quest’entità spirituale governa l’ecosistema e dà origine all’ordine cosmico e sociale. A lui si deve rispetto e obbedienza, poiché ogni forma di vita che popola l’ambiente da lui governato fa parte di un sistema di parentela esteso, in cui natura e comunità sono profondamente interconnesse3.
Il mondo naturale, per gli Adivasi, è popolato da bana devata (spiriti degli alberi), bhūt (spiriti erranti), e kutumb, un termine che designa una parentela più estesa che comprende non solo esseri umani ma anche piante, animali e divinità. In questo paesaggio vivente, la foresta è casa, chiesa, farmacia e dispensa. I Dongria Kondh raccolgono foglie medicinali, tuberi, miele, frutta e piante rare; coltivano frutteti, allevano animali e praticano l’agricoltura dopo rituali propiziatori, in cui chiedono il permesso alla terra e agli spiriti che la abitano. Per loro, l’agricoltura non è un diritto umano scontato, ma un atto che coinvolge soggetti non umani, in una relazione di reciprocità e rispetto.
Questa visione è ciò che l’antropologa Lucia Guzy definisce eco-cosmologia4: un sistema di conoscenze in cui il mondo è visto come una rete dialogica di soggetti in relazione con il non-umano, la terra, gli animali, i fiumi, le montagne. A rafforzare questa lettura, l’antropologo Eduardo Viveiros de Castro, attraverso i concetti di prospettivismo e multinaturalismo5, mostra come molte ontologie indigene non presuppongono una sola ‘natura’ interpretata da molte culture, ma piuttosto molte nature, ciascuna abitata da agenti spirituali differenti. In questa prospettiva, la montagna non rappresenta qualcosa: è qualcuno.
Chi sono gli Adivasi?
Ma chi sono gli Adivasi? Il termine moderno Adivasi, emerso durante i movimenti indigeni del XX secolo, deriva dal sanscrito e significa ‘abitanti originari’ (dalle parole ādi ‘primo’ e vāsī ‘abitante’) e si riferisce alle popolazioni indigene dell’India. A differenza delle comunità indù basate sulle caste, gli Adivasi hanno storicamente vissuto al di fuori dell’ordine sociale dominante, spesso nelle foreste e in regioni remote6. Il termine più antico con cui venivano tradizionalmente indicati era Vanjati (da van, ‘foresta’, e jāti, ‘popolo’), che significava semplicemente ‘gente della foresta’ e veniva spesso utilizzato in senso dispregiativo, per sottolinearne il carattere primitivo. Adivasi rappresenta ora un’identità politica e culturale che afferma la loro presenza storica, i loro diritti e la loro dignità.
Come accennato in precedenza, queste popolazioni nutrono un profondo legame spirituale e culturale con la terra, che considerano sacra e centrale per il loro stile di vita, e le loro società, spesso egualitarie, riflettono questo rapporto armonioso con l’ambiente. Parlano un’ampia varietà di lingue e praticano religioni distinte, molte delle quali non sono riconosciute dallo Stato7. Economicamente, si basano su sistemi incentrati sulla comunità e hanno una dipendenza limitata dal denaro o dai mercati. Con oltre 600 comunità diverse in tutta l’India, la popolazione Adivasi è incredibilmente diversificata.
Storicamente, gli Adivasi vivevano in regioni autogovernate, ma la colonizzazione e la diffusione del sistema delle caste hanno progressivamente eroso la loro autonomia e indebolito il profondo legame con la terra. Il governo indiano classifica molte di queste comunità come Scheduled Tribes (STs), una categoria amministrativa e legale introdotta per identificare gruppi storicamente emarginati o svantaggiati, ai quali vengono garantite protezioni costituzionali, come quote riservate nell’istruzione e nell’impiego pubblico, oltre ad altri benefici sociali8. Tuttavia, questa etichetta non sempre riflette l’identità che queste comunità attribuiscono a sé stesse. Sono infatti molti gli Adivasi a rifiutare il termine Scheduled Tribes, considerandolo riduttivo e imposto dall’esterno. L’etichetta ST tende a uniformare realtà profondamente eterogenee, trascurando le specificità culturali, spirituali ed ecologiche di ciascun gruppo. Inoltre, la classificazione si basa prevalentemente su criteri di ‘arretratezza’ socioeconomica, ignorando il valore delle pratiche sostenibili e autonome che molte di queste comunità continuano a portare avanti. Al contrario, Adivasi è un termine scelto e rivendicato per affermare un’identità storica, una relazione originaria con la terra e un percorso collettivo di autodeterminazione. In questo senso, la distinzione tra Scheduled Tribes e Adivasi non è solo terminologica, ma profondamente politica e culturale.
Oggi, gli Adivasi si trovano ad affrontare una diffusa emarginazione: sfollamenti forzati per progetti di sviluppo, perdita delle terre tradizionali e povertà sistemica. Nonostante le tutele legali, la discriminazione culturale e la cancellazione delle loro tradizioni persistono.
Malgrado queste sfide, gli Adivasi vantano una lunga storia di resistenza contro lo sfruttamento coloniale e postcoloniale e, ad oggi, continuano a rivendicare la propria identità, non come vittime, ma come custodi di conoscenze ecologiche e saggezza culturale. Il termine ‘Adivasi’ rappresenta ormai più di una semplice origine: è un’affermazione di presenza politica e autodeterminazione. Stanno passando dall’essere considerati oggetti di studio a voci attive nella costruzione della propria storia, dei propri diritti e del proprio futuro.
Il caso Niyamgiri e la resistenza dei Dongria Kondh
Un esempio emblematico di questa resistenza attiva è rappresentato dal caso dei Dongria Kondh e della loro lotta per proteggere la montagna sacra di Niyamgiri. Un caso che ha attirato l’attenzione internazionale e dimostrato come le comunità Adivasi continuino a difendere non solo la loro terra, ma anche una visione del mondo incentrata sull’equilibrio tra esseri umani e natura.
Nel 2004, la compagnia mineraria britannica Vedanta Resources ottiene il permesso per avviare l’estrazione di bauxite sulla montagna di Niyamgiri. Nel 2005, il Governo dell’Odisha assegna oltre 660 ettari di foresta per l’estrazione mineraria, minacciando non solo l’ecosistema montano, ma anche i diritti spirituali, culturali e territoriali delle popolazioni tribali.
I Dongria Kondh rispondono con blocchi stradali, rituali collettivi, petizioni legali e manifestazioni pubbliche, attirando l’attenzione di ONG internazionali come Survival International e Amnesty International. La mobilitazione si estende ben oltre i confini locali: attivisti, ambientalisti e organizzazioni per i diritti umani portano il caso all’attenzione globale, definendolo il ‘caso Avatar della vita reale’.
Ma non si tratta semplicemente di proteste economiche o ambientali quanto piuttosto di una resistenza ontologica. I Kondh, infatti, si oppongono in nome di un mondo in cui la montagna è un dio, le piante parlano e la foresta è una comunità di esseri viventi. Usano assemblee popolari, canti e danze per affermare la loro visione del mondo in cui non esiste l’occidentale dicotomia tra natura e cultura, e dove spiritualità è ecologia e cura è politica.
Nel 2006, entra in vigore in India il Forest Rights Act (FRA), formalmente noto come The Scheduled Tribes and Other Traditional Forest Dwellers (Recognition of Forest Rights) Act9. Questa legge, pensata per rimediare a secoli di ingiustizie e marginalizzazioni legali e amministrative subite dalle popolazion indigene dell’India, riconosce diritti collettivi sulle foreste e sulle risorse naturali, tra cui quello di opporsi a progetti di sviluppo che minacciano i loro territori. Si tratta di un atto rivoluzionario: le ontologie indigene infatti vengono riconosciute e adottate come base giuridica10.
Il Forest Rights Act diventa una chiave fondamentale nel caso Niyamgiri. Tra il 2007 e il 2010, numerosi comitati istituzionali confermano che la compagnia ha occupato illegalmente le terre tribali, senza consultazione libera, preventiva e informata, come previsto dalla legge, violando quindi i diritti dei Kondh. Ma si tratta di una serie di sentenze altalenanti e non risolutive: dopo una prima condanna del progetto da parte del Central Empowered Committee11 nel 2005, la Corte prima blocca e poi condiziona l’iniziativa, senza una presa di posizione definitiva.
La svolta risolutiva avviene nel 2013, quando la Corte Suprema indiana affida la decisione finale direttamente ai villaggi Adivasi, in conformità al Forest Rights Act. Questo atto di decentramento giuridico radicale porta il diritto statale a riconoscere, anche solo in forma procedurale, la validità normativa di un’altra forma di conoscenza e relazione con il territorio.
I dodici Gram Sabha (assemblee di villaggio previste dalla Costituzione12) coinvolti rifiutano unanimemente il progetto minerario e così il Ministero dell’Ambiente blocca definitivamente l’estrazione.
È una vittoria storica. La Corte, non solo ha riconosciuto dei diritti territoriali, ma ha dato valore giuridico a un’ontologia diversa, in cui la montagna non è una risorsa ma una divinità. Si tratta di un raro caso in cui spiritualità, sapere ecologico e Costituzione si alleano contro una multinazionale.
Ontologie tribali per un futuro sostenibile
Come è stato evidenziato, i Dongria Kondh sono riusciti a ‘performare’ la loro identità indigena in modo strategico: hanno saputo mostrare allo Stato e al mondo di essere ‘ecologisti naturali’, profondamente legati alla loro terra13. Ma dietro questa ‘performance’ c’è una realtà vissuta: un’etica della sussistenza che non distingue tra economia, ecologia e religione.
La lezione di Niyamgiri ci dimostra che i popoli indigeni non sono ‘arretrati’, ma portatori di mondi alternativi. La loro lotta non è solo per la sopravvivenza, ma per la difesa di un’altra idea di vita, di natura, di società. È una sfida al colonialismo epistemico, all’idea che esista un solo modo legittimo di abitare il mondo. Proprio come nel caso del fiume Whanganui14, riconosciuto nel 2017 come entità giuridica, siamo invitati a ripensare la nostra relazione con la natura. Non come qualcosa da possedere, ma come qualcuno da rispettare15. In un’epoca in cui la crisi ecologica richiede nuove visioni, il sapere degli Adivasi e la loro capacità di dare spazio alla voce della montagna non rappresentano un ritorno al passato, ma piuttosto un avanzamento etico e politico per il futuro del Pianeta.
Note
- Vikaspedia. Particularly Vulnerable Tribal Groups. Ministero del Benessere Sociale, in https://socialwelfare.vikaspedia.in/viewcontent/social-welfare/scheduled-tribes-welfare/particularly-vulnerable-tribal-groups
- In India, Scheduled Tribes (ST) è una classificazione costituzionale che raggruppa le popolazioni tribali riconosciute ufficialmente, con diritti speciali e programmi di tutela volti a proteggerne l’identità culturale e l’accesso a risorse e rappresentanza politica. I PVTG sono un sottoinsieme particolarmente vulnerabile di queste tribù, con bisogni e sfide accentuate.
- M. Behera, e S. R. Padhi, Tribal movements against mining-induced displacement in Odisha: The case of Dongria Kondh’s Niyamgiri movement. The Oriental Anthropologist, 22(1), 2022, pp- 102–113.
- L. Guzy, Indigenous shamanic worldviews as dialogical eco-cosmology. Lagoonscapes, 1(2), 2021, pp. 281–294.
- Il relativismo culturale presuppone una natura unica interpretata in molti modi. Il prospettivismo presuppone una cultura e nature multiple. E. Viveiros de Castro, Cosmological Deixis and Amerindian Perspectivism. The Journal of the Royal Anthropological Institute, 4(3), 1998, pp. 469–488.
- C. R. Bijoy, The Adivasis of India – A history of discrimination, conflict, and resistance, PUCL Bulletin, 2003, pp. 1–7.
- R. Bhengra, C. R Bijoy e S. Luithui, The Adivasis of India, Minority Rights Group International, 1999, inb https://www.researchgate.net/publication/295315241_The_Adivasis_of_India
- Government of India, Constitution of India (Art. 342). Ministry of Law and Justice, 1950, in https://legislative.gov.in/constitution-of-india
- Government of India, The Scheduled Tribes and Other Traditional Forest Dwellers (Recognition of Forest Rights) Act, 2006, (No. 2, 2007). Ministry of Law and Justice, in https://tribal.nic.in/FRA/data/TheScheduledTribesandOtherTraditionalForestDwellersAct2006.pdf
- R. Krishnan R. Naga, Ecological Warriors vs Indigenous Performers, South Asia: Journal of South Asian Studies, 40(4), 2017, pp. 878–894.
- Il Central Empowered Committee o CEC è un organismo istituito dalla Corte Suprema dell’India nel 2002, con il compito di assistere la Corte nei casi relativi alla protezione ambientale e alla conservazione delle foreste, in particolare per garantire l’attuazione delle leggi forestali come il Forest Conservation Act (1980).
- Nell’Art. 243A, introdotto con il 73° emendamento costituzionale del 1992, la Gram Sabha viene definita come l’assemblea di tutti i cittadini registrati nelle liste elettorali di un villaggio, conferendole poteri e funzioni a livello locale secondo quanto stabilito dalla legislazione statale. Constitution of India. (n.d.). Article 243A: Gram Sabha. https://www.constitutionofindia.net/articles/article-243a-gram-sabha/
- R. Krishnan e R. Naga, Ecological Warriors vs Indigenous Performers. South Asia, in Journal of South Asian Studies, 40(4), 2017, pp. 878–894.
- Per un approfondimento sul riconoscimento giuridico del fiume Whanganui, si veda il mio articolo: Il fiume che divenne persona, pubblicato su «Equilibri Magazine», 11 marzo 2025. Disponibile online: https://equilibrimagazine.it/politiche/2025/03/11/il-fiume-che-divenne-persona/.
- D. B. Rose, Wild dog dreaming: Love and extinction, University of Virginia Press, 2011