«Elisée Reclus è stato più che un geografo: è stato un profeta dell’umanità. La sua presenza ha suscitato un profondo senso di unità della natura e dell’umanità, spronando molti a guardare il mondo attraverso la lente della scienza e della compassione», così Patrick Geddes – sociologo, urbanista e pianificatore scozzese, che ‘traduce’ le idee di Reclus in pratiche come il bioregionalismo e la partecipazione comunitaria nella pianificazione urbana, e autore della nota affermazione «pensare globalmente, agire localmente» ricorda il Maestro e l’amico.
Reclus: geografo, anarchico, comunardo. Per Reclus è l’essere geografo che delinea la sua posizione politica. Ed è per il suo amore per la Terra e la comunità umana che viene spesso considerato uno dei precursori dell’ecologia politica.
Elisée Reclus nasce in una famiglia numerosa nel marzo del 1830, in Francia, a Sainte-Foy-la Grande nel cantone protestante. Il padre è un pastore calvinista, severo nell’educazione e all’età di tredici anni lo invia, con il fratello Elie e la sorella Louise a proseguire gli studi a Neuwied, in Germania, in un istituto retto dai Fratelli Moravi. Si tratta di una confraternita religiosa fondata dai seguaci di Jan Hus che mostrano una forte attenzione per la vita comunitaria e la promozione dell’educazione e del principio di uguaglianza. Allergico a ogni forma d’autorità, fugge e torna dai genitori, prosegue gli studi e, dopo i moti del 1848 ai quali giovanissimo partecipa, si iscrive alla Facoltà di Teologia Protestante dell’Università di Montauban. Non ha ancora deciso se seguire o meno le orme paterne, ma proprio durante gli studi universitari matura il suo interesse per le scienze naturali e abbandona gli studi teologici per recarsi a Berlin, dove nasce il suo interesse per la geografia seguendo le lezioni di Carl Ritter. In questa fuga il fratello Elie – cui è e sarà sempre molto legato – non lo segue e continua a studiare teologia.
Franco Farinelli, che tra i geografi italiani è il maggior studioso della geografia tedesca dell’Ottocento, non esita a scrivere che Elisée Reclus è un ‘geografo tedesco’ e che la sua geografia «sarebbe inconcepibile senza l’Erdkunde di Ritter, senza cioè quell’idea di geografia come «conoscenza storico-critica della Terra». Nella premessa scritta in occasione della morte di Ritter (1859) alla pubblicazione del saggio De la configuration des continents sur la surface du globe et de leurs fonctions dans l’histoire – letto dal grande geografo tedesco nel 1846 all’Accademia delle Scienze di Berlino – Reclus precisa che pubblica questa sua traduzione «per diretta richiesta e sotto gli occhi» del Maestro.
Poco prima della laurea anche Elie abbandona gli studi di teologia e raggiunge il fratello e da quel momento sarà sempre con lui. Il loro sodalizio si rafforza con la condivisione sia dell’attività politica sia di quella professionale.
Convinto repubblicano, è ostile in quegli anni a Luigi Napoleone Bonaparte, rientrato in Francia dall’esilio inglese durante i moti del ’48. Al suo colpo di stato del 2 dicembre 1851, decide di abbandonare la Francia insieme al fratello Elie e raggiunge l’Inghilterra. Nel nuovo Paese si guadagna da vivere impartendo lezioni. Frequenta la comunità degli esuli francesi, in particolare Louis Blanc (celebre per la frase «a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue capacità») e Pierre Leroux (l’inventore del termine ‘socialismo’ nell’accezione politica oggi familiare). Per le difficoltà della vita, soprattutto quelle di esule nella Londra di metà Ottocento, si sposta prima in Irlanda e poi in Louisiana nel 1853 dove trova lavoro come precettore dei figli del proprietario di una piantagione di canna da zucchero. Resta negli Stati Uniti fino al 1855 e poi prosegue per la Colombia dove tenta l’esperienza di piantatore di caffè, senza successo. La passione per la geografia non viene mai meno. I due anni trascorsi nel Nuovo Mondo sono un momento centrale per la sua giovanile esperienza perché il Paese è nel pieno della grande espansione verso Ovest. Reclus è testimone delle trasformazioni del paesaggio americano causate dall’agricoltura intensiva, dalla deforestazione e dall’industrializzazione selvaggia. Rendendosi conto dell’impatto dell’attività umana sulla natura, matura quella coscienza critica delle pratiche distruttive che minacciano gli ecosistemi. Gli è d’aiuto anche la lettura del libro Man and Nature di George Perkins Marsh, diplomatico e pioniere della coscienza ambientale. All’influenza sotterranea di questo libro devono molto la nascita dei parchi nazionali americani e la fondazione nel 1982 del Sierra Club, attivo ancora oggi.
Differentemente da Marsh, nel rapporto Uomo Natura Reclus non vede il primo separato dal secondo. Per lui, «L’Uomo è la Natura che prende coscienza di sé stessa», perché noi «siamo i figli della madre benefica, come gli alberi della foresta e le canne del fiume. È da essa che deriviamo la nostra sostanza». Sostiene che dobbiamo prenderci cura della Terra «come di un grande corpo il cui ritmo di respiro è regolato dalle foreste». E per tutta la vita Elisée Reclus resta fedele a queste idee. In lui coesistono e sono inscindibili la passione per la geografia e quella per l’anarchia.
Le sue azioni di difesa dell’ambiente, cioè della Terra e della vita, sono fondate sulle sue convinzioni anarchiche, su una visione di una società formata da comunità locali in cui la cooperazione reciproca è il principio guida dell’organizzazione economica e sociale. L’osservazione di questi principi, sostiene Reclus, conduce a un uso più equo e sostenibile delle risorse naturali. Quando rientra in Francia nel 1857, si sposa e va a vivere con il fratello e la sua famiglia a Parigi. Incontra l’editore Louis Hachette che è interessato a pubblicare i suoi resoconti di viaggio e già alla fine del 1858 inizia a collaborare alle Guide Joanne, una collana di grande successo per il nuovo turismo legato allo sviluppo della ferrovia. Diventato il ‘geografo’ della casa editrice, gira la Francia, spesso a piedi, per la redazione delle guide che gli sono state affidate e per lavoro visita diverse altri Paesi, tra cui l’Italia.
I concetti di mutualismo e federalismo cominciano a essergli familiari. Incontra Auguste Blanqui, Pierre-Joseph Proudon, Michail Bakunin, aderisce alla Prima Internazionale e interviene a una delle sessioni del suo Consiglio Generale.
Assieme al fratello Elie, partecipa alla sfortunata esperienza del Crédit Mutuel, una banca mutualista legata alla cerchia di Etienne Cabet, che nasce per finanziare esperienze di cooperative di produzione e di consumo. Malgrado questo insuccesso, entrambi insistono in questa direzione fondando una cooperativa d’acquisto e di consumo che ha vita breve a causa di difficoltà economiche e gestionali.
Per i due Reclus gli anni che precedono la rivoluzione del 1871 sono molto impegnativi. Elisée porta a termine la sua grande opera La Terre, description des phénomenes de la vie du globe, mentre Elie segue giornalisticamente l’avventura ‘bakuniniana’ in Spagna.
La Parigi del 1870, dopo la caduta dell’Impero a seguito della guerra franco-prussiana e la nascita della Terza Repubblica, è ricca di fermenti politici. Tanto è il malcontento che molti, approfittado degli spazi di libertà appena ottenuti, iniziano a riunirsi in assemblee e fondano associazioni e club. È un fiorire di arene pubbliche dove chiunque è libero di prendere la parola e di confrontarsi e dove nessuna ‘formazione’ politica riesce a essere egemone. Nelle assemblee si affrontano problemi cruciali: dalle condizioni del lavoro femminile alle forme di lotta da adottare per gli aumenti salariali di donne e uomini. I veterani del ’48, sperimentati oratori, escono dall’ombra. Citoyens e citoynesses, che fino a quel momento non avevano mai interagito, iniziano a farlo. Anche ‘Casa Reclus’ partecipa all’effervescenza pre-rivoluzionaria con i suoi ‘Lundi Reclus’, serate di discussione tra intellettuali e militanti, repubblicani, socialisti e anarchici.
Allo scoppio della Commune anche Elisée si arruola nella Guardia Nazionale, ma la sua ‘partecipazione’ militare è di breve durata perché dopo pochi giorni viene fatto prigioniero e trasferito nel carcere di Brest. Reclus, che è anche membro della Royal Geographical Society, è noto tra i geografi e negli ambienti scientifici internazionali. Un gruppo di scienziati inglesi si mobilita perché la deportazione in Nuova Caledonia venga commutata in esilio. Si mobilita in difesa dell’autore anche la potente casa editrice Hachette per la quale Elisée continua a lavorare, retribuito, durante la detenzione a Brest.
La pena viene trasformata in dieci anni di esilio e Reclus si trasferisce nella Svizzera francofona. Una volta installato a Clarena, sulle rive del Lago di Ginevra, invia ad Hachette il piano della sua opera più importante, una grande impresa intellettuale ed editoriale.
La Nouvelle Géographie Universelle (NGU) è l’opera più importante di Elisée Reclus, un punto fermo nella scienza geografica, a cavallo tra Ottocento e Novecento. Diciannove volumi per complessive 20.000 pagine. Un’opera singolare di cui Reclus è stato l’estensore primo e il ‘direttore d’orchestra’. È infatti un’opera collettiva per impianto e organizzazione intellettuale. Se sfogliamo i volumi della NGU ed esaminiamo la corrispondenza di lavoro di Reclus con i suoi collaboratori, emerge una rete di intellettuali attivi in diverse parti del mondo che Federico Ferretti ha esplorato in due importantissimi volumi, Il mondo senza mappa e Anarchici ed editori, editi da Zero in Condotta. Le ricerche di Ferretti mettono in luce come Reclus riesce a creare attorno a sé un milieu di geografi anarchici perfettamente inseriti nel mondo scientifico dell’epoca ma non in quello accademico (non sono ‘anarchici della cattedra’). Reclus non è solo membro dell’antica Société de Géographie francese, ma anche dell’importante Royal Society of Geography inglese, la più grande istituzione scientifica del tempo. Partecipa alla vita associativa di entrambe con rapporti e conferenze, spesso insieme a Pëtr Kropotkin. I collaboratori più assidui, che formano una sorta di ‘redazione’ della NGU, sono per lo più suoi compagni di militanza politica. Una militanza che ha compromesso le loro prospettive professionali, trattandosi per la maggior parte di esiliati che hanno trovato ospitalità in Svizzera. Il gruppo è molto composito. Charles Perron, l’amico di Bakunin, è il cartografo principe, punto di riferimento degli anarchici francofoni, fondatore della Federation Jurassienne, la prima e più influente organizzazione anarchica europea. Kropotkin, anche lui anarchico, ricercato dalla polizia zarista, esule, comunardo, figura poliedrica di scienziato, geografo di rilievo ed ex segretario della sezione di Geografia fisica della Società pietroburghese. Léon Metchnikoff, ucraino, esule russo, garibaldino, corrispondente di Bakunin in Italia, collaboratore in Svizzera della rivista di Aleksandr Herzen Kolokol, attore di ‘pericolose missioni’ in Spagna. Attila de Gerardo, ungherese, orfano ed esule in Francia, ‘cresciuto’, tra gli altri, da Michelet, Quinet e i fratelli Reclus, ‘amici di famiglia’. Gustave Lefrançais, ex combattente del ’48 e comunardo. L’ucraino Michail Drahomanov, ‘padre spirituale’ dell’indipendenza del suo Paese, curatore della corrispondenza di Bakunin. Henri Sensine, Nadine Kontchewski (figlia di Metchnikoff) e il marito Leonid Chichko e, infine, l’italiano Luigi Galleani. A questi vanno aggiunti i redattori della casa editrice Hachette, in particolare i fratelli di Elisée, Elie e Onésime.
Cos’è la redazione della NGU se non un insieme umano in cui vige il principio del mutuo appoggio? A Clarens prende corpo nella pratica e nella teoria – grazie a Pëtr Kropotkin – l’idea che la cooperazione e l’aiuto reciproco, e non la competizione, sono fondamentali alla vita in una società composta da cittadini liberi e uguali. Che la natura e l’umanità sono strettamente interconnesse, senza separazione alcuna è una convinzione sempre presente in Reclus e il mutuo appoggio riconosce proprio l’interdipendenza di tutti gli esseri viventi. Da appassionato lettore di Fourier, sa che lo sfruttamento della natura è il riflesso dello sfruttamento degli esseri umani da parte del sistema capitalistico, che non è eterno ma ‘storico’.
Elisée Reclus muore a Bruxelles il 4 luglio 1905. A pronunciare il suo elogio funebre è Pëtr Kropotkin.