Tutte e tutti conosciamo l’autore del celebre Alice nel Paese delle Meraviglie. E invece no.
Come spesso succede, e come cercherà di scoprire questa rubrica intitolata Pseudonimi, dietro i suggestivi nomi di illustri scrittrici, scienziati, economiste e poeti si nascondono i veri nomi ‘di battesimo’ tenuti reclusi per le ragioni più disparate.
In questo caso – primo episodio della rubrica omonima – narriamo le contingenze che hanno indotto l’ideatore del Cappellaio Matto a utilizzare un nom de plume 1 ; e di quale marchingegno semantico si sia servito per costruire questo celebre pseudonimo.
Per citare proprio Alice, occorre partire dal principio e, arrivati alla fine, fermarsi.
Qual è dunque il motivo di tale mistero? L’autore, terzo di undici tra fratelli e sorelle, godeva di ottima fama nel mondo accademico ed ecclesiastico – era infatti un prete anglicano e professore di matematica e logica a Oxford, nonché pioniere della fotografia e abile inventore 2.
Da qui si deduce il bisogno, artistico ma non solo, di creare una sorta di doppio; da un lato l’integerrimo professore e prelato – dall’altro l’artista, fotografo e inventore.
Ma quale nome adottare per immortalarsi nell’Olimpo della letteratura? Certamente un bel dilemma. E, da buon logico, Carroll non si tira indietro.
Il suo vero nome, è giunto il momento di svelare l’arcano, era Charles Lutwidge Dodgson. E Il metodo con cui Charles risale al suo pseudonimo è degno dei giochi balzani che popolano le pagine del suo capolavoro.
Seguite il ragionamento: da uomo di chiesa, egli amava e ben conosceva il latino; decise allora di cominciare a ‘latinizzare’ i propri nomi.
Ecco lo schema:
Charles > Carolus
Lutwidge > Ludovicus
In secondo luogo, per fuggire ulteriori sospetti, scelse di invertire codesti nomi “latinizzati”:
Carolus Ludovicus > Ludovicus Carolus
Infine, pirotecnico colpo di scena, volle ‘re-inglesizzare’ entrambi i nomi:
Ludovicus Carolus > Lewis Carroll
Ed ecco come nacque uno degli pseudonimi più conosciuti di sempre, frutto dello stesso ingegno ludico (nomen omen) che permise a questo singolare prete/professore/fotografo di partorire alcune delle opere più intelligenti e divertenti mai scritte.
Note
- Il nome d’arte
- Due invenzioni, in particolare, sono degne di nota. La ‘nyctografia’, un astuto metodo per scrivere al buio (per mezzo di una griglia quadrata e un alfabeto composto da punti e segni), e il gioco Word Ladder, la famosa ‘scala di parole’, nota anche come metagramma (creata per dilettare, in un noioso Natale del 1878, l’allora bambina Julia Arnold, futura madre di Aldous Huxley – di cui parleremo in altra sede