Divulgazione Letteraria e Social

È possibile coniugare i Social con la Letteratura? È un matrimonio che funziona, c’è dialogo reciproco?

social e letteratura

Autore

Giulia Ciarapica

Data

5 Settembre 2022

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TEMPO DI LETTURA

3' di lettura

DATA

5 Settembre 2022

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«Interrogo i libri e mi rispondono» diceva Francesco Petrarca, e questo è un fatto che non accade ora ma da sempre, da quando i libri esistono e qualcuno li legge. Il punto è capire quale lingua parlino, quanto è cambiata nel tempo e come far sì che questo linguaggio raggiunga più persone possibili.

Si potrebbe riassumere in questo modo il ruolo del divulgatore letterario (o culturale), soprattutto nell’era social dove tutto viaggia a velocità sostenuta.

Coniugare i Social con la Letteratura

Più di qualcuno, quando ormai diversi anni fa si iniziava a parlare di book blogger (ancora non esisteva il termine bookstagrammer o bookinfluencer, né tantomeno booktoker), ha chiesto: «È possibile coniugare il Social con la Letteratura? È un matrimonio che funziona, c’è dialogo reciproco?»

La domanda in realtà viene ancora posta e il risultato è il medesimo da allora. Non si possono coniugare Social e Letteratura, perché l’uno è mezzo e l’altra contenuto. Non devono parlarsi, devono essere flessibili.

Ciò che si chiede non alla letteratura ma a chi la legge per diffonderla è la flessibilità. Un concetto poco chiaro anche dopo anni, per colpa della credenza che una materia si svaluti quando si utilizza un mezzo nuovo – e più pop – per renderla nota. Ma oggi fare divulgazione letteraria vuol dire questo: adattarsi, studiare lo strumento, prenderne possesso per non lasciarsi fagocitare (la tecnologia ci semplifica la vita solo se capiamo come usarla correttamente), e poi lasciare che i libri e le parole si infilino nel circuito arrivando a tutti.

Una delle iniziative social che ha preso più piede in tempo di pandemia – e non solo, visto che hanno continuato a proliferare anche dopo il lockdown – è ad esempio il Gruppo di Lettura (GdL).

I gruppi di lettori nati in ambito social sono diventati un punto di riferimento non solo per gli altri lettori ma anche per autori e case editrici, sempre più coinvolti in operazioni di questo genere.

La promozione culturale ha bisogno di figure preparate e qualificate ma anche appassionate e oneste. La voglia di condivisione e di dialogo ha trovato nel Web un ottimo alleato, fermo restando i limiti del mezzo e una regola ferrea: selezione. Selezionare contenuti e professionisti è un’operazione necessaria per muoversi nel mare magnum dell’online senza incappare in materiale scadente.

Non tutto ciò che leggiamo è un prodotto di qualità, per questo servono persone con un background di livello e una buona propensione alla comunicazione. Non accademismo di maniera ma una divulgazione letteraria che insegni al lettore come si legge e perché lo si fa.

Condividere cultura

Oggi Instagram, più di ogni altro, è diventato il social di condivisione della cultura – oserei dire a tutto tondo, visto che anche istituzioni come le Scuderie del Quirinale hanno una pagina seguita da più di ventimila utenti.

Da pochissimo poi, è partito il GdL delle Scuderie intitolato Il filo nascosto – Letture superbe, in cui la scelta dei libri da parte dei partecipanti sarà orientata in base al tema della mostra (che fino a luglio è Superbarocco. Arte a Genova da Rubens a Magnasco). Almeno per il momento, tutto si svolgerà sui social, precisamente su Instagram – sondaggio per la scelta del titolo, diretta e dibattito finale con ospiti ogni volta differenti.

A proposito di dirette, dal periodo pandemico fino a ora hanno spopolato le presentazioni con l’autore ma anche con gli editori: molti di loro hanno avuto l’occasione di mostrare al pubblico le nuove uscite, dialogando con book influencer e bookstagrammer che li hanno ospitati sui loro profili. 

Per non parlare del lavoro che viene fatto su certi titoli dal punto di vista social, con lanci su misura, previo accordo con book influencer selezionati ad hoc, ai quali viene richiesto di leggere il testo in anteprima e poi di parlarne, o scriverne, sui loro canali. Questo sistema è diventato indispensabile per la visibilità di moltissime case editrici.

Come sono aumentati i gruppi di lettori (penso a Book Advisor, tra i tanti) che si consigliano libri su Facebook – social ‘anziano’, se pensiamo a Instagram o a Tik Tok (sembra incredibile, ma anche un social giovanissimo e molto rapido come Tik Tok riesce a ospitare gente che parla di libri, seppur per pochi secondi) – così sono cresciute anche le ‘letture condivise‘ su Twitter, soprattutto da parte di un account attivissimo per la promozione libraria quale è Casa Lettori.

E se queste due realtà esistono già da un bel po’, e vengono ormai surclassate da ciò che accade su Instagram, è pur vero che oggi se ne discute di più, e vengono a galla non come qualcosa di anomalo ma di scontato, direi quasi necessario.

Insomma, ciò che gran parte del mercato promozionale librario (letterario) chiede oggi è, per l’appunto, quella flessibilità cui si accennava poco sopra. 

Imparare a utilizzare l’immagine (fotografica e video) unendola alla forza della parola resta il modo più interessante per trasmettere un amore che dura da secoli e che ha imparato a diffondersi nella Rete senza troppa paura.

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