COP30, Bollettino – Giorno 13

Autore

Beatrice Ala, Cristina El Khoury, Alessandra Favazzo

Data

23 Novembre 2025

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4' di lettura

DATA

23 Novembre 2025

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Sabato 22 novembre, si è chiusa a Belém la trentesima Conferenza delle Parti sul Clima. La plenaria finale, inizialmente prevista per la mattina, è cominciata alle 13:20 (ora locale) in un clima teso: poco prima dell’avvio, la Presidenza aveva diffuso il testo finale della Mutirão Decision, nel quale non compare alcun riferimento alla transizione dai combustibili fossili. Si tratta di un’assenza pesante, considerando le aspettative delle Parti e dello stesso governo brasiliano, che aveva fatto di questo punto uno dei simboli politici della COP.

I fatti salienti

Mutirão Decision: ambizione rimandata

Sebbene non ci sia riferimento alla transizione dai combustibili fossili, le due iniziative volontarie previste dal testo – il Global Implementation Accelerator e la Belém Mission to 1.5°C – diventano più strutturate rispetto alla bozza precedentemente circolata: viene definito un calendario preciso di appuntamenti tecnici già nel 2026 e si prevede un high-level event dedicato, trasformando quelle che erano proposte politiche in processi formali. Sul piano finanziario emerge uno scostamento rilevante: l’obiettivo di triplicare il sostegno all’adattamento, inizialmente previsto entro il 2030, viene spostato al 2035, diluendo di fatto la traiettoria di aumento dei flussi. Anche la sezione sul commercio cambia tono: scompare l’impostazione più critica verso le misure unilaterali e viene introdotto un percorso pluriennale di dialoghi tecnici fino al 2028. La Mutirão Decision torna però a ribadire formalmente l’impegno collettivo di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Il testo riconosce come il raggiungimento di tale obiettivo ‘ridurrebbe significativamente rischi e impatti dei cambiamenti climatici’, ma introduce una formula ricorrente che ne rivela la fragilità: per ben cinque volte si parla di mantenere il traguardo dell’1,5°C ‘within reach‘. Si tratta, di fatto, di un’ammissione implicita: la traiettoria attuale ci porta verso un superamento temporaneo dell’1,5°C. Le emissioni globali, tuttora ai massimi storici, non sono in linea con la curva di riduzione richiesta entro il 2030. Questo scenario è riconosciuto anche nel passaggio che invita gli Stati a ‘limitare sia l’entità sia la durata di un eventuale overshoot‘ – che secondo i dati è molto probabile –, cioè a contenere il margine e il tempo in cui le temperature potrebbero superare il limite fissato a Parigi. Il testo del Mutirão invita i Paesi a ‘rafforzare in qualsiasi momento il proprio contributo determinato a livello nazionale, al fine di aumentarne il livello di ambizione’, e sollecita un’accelerazione dell’attuazione degli impegni.

Il punto critico della transizione dai combustibili fossili rischia di far saltare l’accordo

Nel corso della plenaria, immediatamente dopo l’adozione del Mitigation Work Program (MWP), la Colombia ha sollevato un point of order, contestando la regolarità del processo di approvazione del testo da parte della Presidenza. La delegazione colombiana ha dichiarato che do Lago avrebbe proceduto all’adozione del testo ignorando una sua obiezione formale, che riguardava un punto cruciale dei negoziati. Con una contestazione rischiosa per gli esiti della plenaria, la Colombia ha dichiarato di ‘non avere altra scelta’ se non opporsi formalmente all’approvazione del testo sulla mitigazione, a meno che non venisse inserito un riferimento esplicito al ‘transitioning away dai combustibili fossili. Oltre ad essere una contestazione procedurale mai sollevata prima, Bogotá ha così ribadito il ruolo assunto durante questa COP di Paese di riferimento per la transizione dai combustibili fossili, già avvalorato nei giorni scorsi dalla Conferenza globale di Santa Marta e dalla roadmap. Altri Paesi hanno supportato il point of order della Colombia, dichiarando che le loro obiezioni all’adozione del testo fossero state ugualmente ignorate dalla Presidenza: a quel punto, la plenaria è stata sospesa. Dopo una breve consultazione con le Parti, la Presidenza ha confermato che nessuna modifica sarebbe stata apportata al testo, poiché ‘una decisione già ‘battuta’ non può essere modificata’. Ha promesso però che la questione di un linguaggio più forte sull’abbandono dei combustibili fossili potrà essere sollevata nuovamente tra sei mesi, in occasione della riunione intermedia di Bonn. 

Fossili, foreste, finanza: due roadmap per riaprire l’ambizione dopo COP30

Durante la plenaria, André Corrêa do Lago ha riconosciuto apertamente che molte Parti avrebbero voluto un esito più ambizioso su diversi punti chiave dell’agenda. Ha richiamato in particolare le aspettative della società civile e dei giovani, assicurando che la sua Presidenza cercherà di ‘non deluderli’ nella fase successiva del processo. Riprendendo anche le parole pronunciate dal Presidente Lula all’apertura della Conferenza, do Lago ha sottolineato la necessità di elaborare roadmap chiare e operative per permettere all’umanità di ‘superare la dipendenza dai combustibili fossili’, ‘fermare e invertire la deforestazione’ e ‘mobilitare risorse in modo giusto e pianificato’. A tal fine, ha annunciato l’intenzione di sviluppare due roadmap dedicate, ‘guidate dalla scienza e inclusive’ che dovranno fornire un orientamento concreto e misurabile per guidare l’azione internazionale nei prossimi anni. L’iniziativa, pur accolta favorevolmente dalla plenaria, è un pesante compromesso negoziale: una roadmap per l’uscita dai combustibili fossili avrà molto meno peso rispetto a un punto negoziale chiaro dell’accordo principale. 

Global Goal on Adaptation: la decisione sugli indicatori scontenta molti Paesi

Il testo finale del Global Goal on Adaptation approvato in plenaria è quasi identico al testo della bozza circolata pochi giorni prima, tranne per il paragrafo 34, che contiene una nuova formulazione. Il nuovo paragrafo del testo approvato introduce una conferma del raddoppio dei finanziamenti di adattamento entro il 2025 e un nuovo obiettivo per triplicarli entro il 2035, approvando così la richiesta dei Paesi in via di sviluppo. Infine, contiene un chiaro invito ai Paesi sviluppati ad aumentare la traiettoria di finanza climatica per l’adattamento. In merito agli indicatori (i 59 adottati rispetto ai 100 auspicati), durante la plenaria, numerosi sono stati gli interventi di protesta da parte di Panama, AILAC, Uruguay, Colombia, Sierra Leone e Unione europea, che hanno contestato il risultato del GGA giudicando troppo poco ambiziosi gli indicatori finali e non adeguatamente supportati da impegni finanziari. Jiwoh Abdulai, Ministro dell’Ambiente della Sierra Leone, ha definito gli indicatori ‘poco chiari, non misurabili e, in molti casi, inutilizzabili’. 

Commercio e giusta transizione: una strada per la cooperazione internazionale

Uno dei risultati più attesi riguardava il nesso commercio–giusta transizione, due temi che non figuravano nell’agenda formale dei negoziati. Accanto all’approvazione del nuovo ‘Belém Action Mechanism‘ (BAM), salutato con entusiasmo da attivisti, società civile e Paesi in via di sviluppo come strumento per garantire una transizione energetica giusta ed equa, la Mutirão Decision introduce anche un capitolo dedicato al commercio internazionale. La decisione conferma quanto previsto dalla bozza precedente e prevede una serie di dialoghi tecnici durante le prossime tre sessioni estive di Bonn, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione internazionale in materia di commercio. Si tratta di un tema cruciale soprattutto per le economie emergenti, che da tempo contestano l’impatto di meccanismi come il CBAM europeo: le misure per combattere il cambiamento climatico, incluse quelle unilaterali, non devono tradursi in discriminazioni arbitrarie o restrizioni mascherate al commercio internazionale.

Le dichiarazioni più importanti

Simon Stiell (Segretario Esecutivo UNFCCC): «Sapevamo che questa COP si sarebbe svolta in acque politiche agitate. Ma a Belém la cooperazione climatica ha dimostrato di essere viva e vitale». Nel suo bilancio finale, Stiell ha sottolineato come 194 Paesi si siano espressi con una sola voce ribadendo che «l’Accordo di Parigi sta funzionando e la transizione globale verso basse emissioni e resilienza climatica è ormai irreversibile. Negazionismi, divisioni e geopolitica hanno messo a dura prova la cooperazione internazionale. Non sto dicendo che stiamo vincendo la lotta climatica, ma siamo ancora pienamente dentro questo scontro e stiamo reagendo. Le nazioni hanno scelto solidarietà, scienza ed equilibrio economico per mantenere l’1,5°C a portata di mano.»

Marina Silva (Ministra dell’Ambiente brasiliana): «Nonostante i ritardi, le contraddizioni e le controversie, c’è una continuità tra l’ambizione di Rio 1992 e l’impegno attuale». In un commovente discorso alla plenaria di chiusura, Marina Silva ha ricordato gli ideali che, dai primi summit per il clima ad oggi, ancora perseverano. «Se potessimo tornare indietro nel tempo e parlare con noi stessi alla conferenza di Rio del 1992, cosa ci direbbero quelle versioni di noi guardando i risultati di oggi? Sicuramente che sognavamo risultati molto più importanti. Che speravamo che la svolta ambientale sarebbe stata più rapida, che la scienza sarebbe stata sufficiente a muovere le decisioni, che l’urgenza avrebbe prevalso su qualsiasi altro interesse. Ma oggi possiamo dimostrare che, nonostante i ritardi, le contraddizioni e le controversie, siamo ancora in grado di cooperare, imparare e riconoscere che il coraggio di affrontare la crisi climatica è il risultato della perseveranza e dell’impegno collettivo. Anche se quelle versioni di noi stessi ci dicessero che non siamo andati così lontano come immaginavamo e come sarebbe stato necessario, riconoscerebbero qualcosa di fondamentale: siamo ancora qui.»

Tasneem Essop (Direttore Esecutivo, Climate Action Network International): «Abbiamo una vittoria per la giustizia da questa COP30: l’adozione di un Meccanismo per la Giusta Transizione è una vittoria costruita in anni di pressione della società civile.» In relazione al Belém Action Mechanism, Essop ha sottolineato che la società civile, insieme ai Paesi e ai movimenti in prima linea, ha preso posizione in una COP dove alcuni Paesi sviluppati hanno tentato di frenare l’accordo. «Siamo venuti a Belém per ottenere il Belém Action Mechanism, per le famiglie, i lavoratori, le comunità. Il risultato è il frutto di lotta, perseveranza e forza morale di chi vive in prima linea la crisi climatica. Ora i governi devono onorare questo meccanismo con azioni reali: qualsiasi cosa di meno sarebbe un tradimento delle persone e della promessa di Parigi.»

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