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Aggiornamento negoziale: il Global Mutirão divide le Parti, 29 Paesi chiedono una nuova bozza
Nella notte tra giovedì e venerdì la presidenza brasiliana ha pubblicato la nuova bozza ufficiale del Global Mutirão, il testo che dovrebbe costituire il primo ‘pacchetto politico’ della COP30. La versione attuale – che non contiene alcuna roadmap sui combustibili fossili, non menziona esplicitamente fossil fuels e non include più il paragrafo 28 (quello che, nelle consultazioni informali, ospitava le opzioni politiche più ambiziose) – propone invece una serie di iniziative volontarie e processi futuri. Tra queste, spiccano: il lancio di un Global Implementation Accelerator pensato per supportare i Paesi nell’attuazione degli NDC (par. 41) e la nuova Belém Mission to 1.5°C, guidata dalle presidenze COP30–COP31 con un mandato di reporting entro il prossimo anno (par. 42). Sul fronte finanziario, la bozza ‘decides to urgently advance actions’ per aumentare i flussi di finanza verso i Paesi in via di sviluppo (par. 48), calls for efforts a triplicare il sostegno per l’adattamento entro il 2030 (par. 53) e istituisce un programma di lavoro biennale su Articolo 9 e sulla finanza nel suo complesso (par. 54). È inoltre prevista l’organizzazione di dialoghi formali sul nesso commercio–clima nel 2026–2028 (par. 56).
La pubblicazione del testo ha però generato una reazione immediata: 29 Paesi – tra cui Francia, Germania, Spagna, Cile, Colombia, Messico, Regno Unito, Irlanda, Austria, Svizzera, Svezia, Paesi Bassi, Vanuatu e le Isole Marshall – hanno inviato durante la notte una lettera ufficiale alla Presidenza denunciando che la bozza ‘non soddisfa le condizioni minime per un esito credibile’ e affermando che ‘non possiamo sostenere un risultato che non includa una roadmap per una transizione giusta, ordinata ed equa dai combustibili fossili‘. La coalizione chiede ‘con fermezza’ una nuova proposta più equilibrata, capace di riflettere ‘le esigenze della maggioranza, e non solo ciò che i Paesi meno ambiziosi sono disposti ad accettare’.
Oltre al Mutirão, nella notte sono state pubblicate nuove bozze anche sui principali filoni negoziali ancora aperti: UAE Dialogue/Global Stocktake, Just Transition Work Programme, Mitigation Work Programme, Enhanced Transparency Framework, Global Goal on Adaptation, Articolo 9.5 sulla comunicazione ex ante della finanza, Articolo 2.1(c) sulla coerenza dei flussi finanziari e un nuovo testo sulle Response Measures.
Con la pubblicazione simultanea di tutte le bozze negoziali e il fronte sempre più compatto dei Paesi che chiedono una roadmap sui combustibili fossili, la partita politica entra oggi nella sua fase decisiva. Questa è, formalmente, l’ultima giornata utile della COP30 per raggiungere un accordo sul Global Mutirão e sugli altri testi chiave: la credibilità dell’intera Conferenza dipenderà dalla capacità della presidenza di trasformare la shuttle diplomacy in un compromesso che sia al tempo stesso ambizioso e accettabile per tutte le Parti. Le prossime ore diranno se Belém potrà davvero consegnare un risultato storico o se servirà più tempo per colmare un divario negoziale che, al momento, rimane profondo.
A Belém – fallito il primo tentativo di raggiungere un accordo politico sulla Global Mutirão entro la giornata di mercoledì – si lavora per giungere a un compromesso, che potrebbe essere storico, entro la conclusione di COP30. I Paesi e gli osservatori sono in attesa di visionare nuove bozze ufficiali che dovrebbero racchiudere l’accordo su finanza e transizione dalle fonti fossili. La prima parte della plenaria era stata programmata per la sera di giovedì, ma la giornata negoziale si è conclusa bruscamente nel primo pomeriggio a causa di un incendio nell’area dei padiglioni, che ha costretto all’evacuazione immediata dalla Blue Zone. I vigili del fuoco brasiliani hanno confermato che le fiamme sono state domate in pochi minuti e che non ci sono feriti. L’area è passata temporaneamente dal controllo delle Nazioni Unite, come avviene solitamente durante la COP, al governo brasiliano. Più tardi, in serata, l’UNFCCC ha comunicato che – se le condizioni di sicurezza lo avessero consentito – i negoziati sarebbero ripresi nel corso della notte, mentre la plenaria è stata rinviata a venerdì.
Le attività della mattina erano iniziate normalmente per dar seguito agli impegni negoziali. Va in questo senso anche il titolo della giornata di giovedì: ‘Dagli impegni ai progressi, accelerare l’azione’, che sembra quasi un appello rivolto ai negoziatori. Nell’undicesimo giorno della conferenza – dedicato ai progressi nei settori dell’agricoltura, dei sistemi alimentari, della parità di genere e del turismo sostenibile – si celebra anche la Giornata nazionale della coscienza nera, che sottolinea il prezioso contributo delle persone afrodiscendenti alla storia e al tessuto sociale del Paese. Per questo, nell’evento Dialogues for Race-Sensitive Climate Solutions, Ethnic-Racial Equality, and their Intersectionalities si è evidenziato come la crisi climatica sia una crisi dei diritti umani che colpisce più gravemente le popolazioni già vittime di razzismo.
I fatti salienti
Il discorso del Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres
Prima di partire alla volta del G20 a Johannesburg in Sudafrica, Guterres è intervenuto in conferenza stampa per esortare le Parti a raggiungere un’intesa, dichiarando che un accordo sia ancora ‘possibile’ e che sia troppo presto per parlare di ‘fallimento’. ‘È possibile trovare un’intesa in cui i Paesi sviluppati si impegnino ad aumentare i finanziamenti e, allo stesso tempo, vengano riconosciute e affrontate le loro preoccupazioni sulla mitigazione’, ha affermato. Sul fronte della finanza, il Segretario Generale ha ribadito il proprio sostegno alla proposta di triplicare le risorse destinate all’adattamento entro il 2030 – una richiesta dei Paesi in via di sviluppo che il Brasile ha già inserito nella prima bozza del testo finale – ricordando che ‘i bisogni di adattamento stanno crescendo a un ritmo vertiginoso’. Di fronte alle divergenze, Guterres ha chiesto ai Paesi flessibilità, disponibilità a progredire nelle discussioni e a mantenere vivo l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Ha concluso invitando le Parti a collaborare per un obiettivo comune, poiché ‘nessuna delegazione uscirà da qui con tutto ciò che vuole’.
Articolo 6.4 verso l’accordo: testo snellito, ma questioni chiave rinviate
Giovedì è uscita una nuova bozza dell’articolo 6.4 dell’Accordo di Parigi, che potrebbe costituire la versione finale da portare in approvazione. Dopo una notte di negoziati serrati, gran parte dei paragrafi più controversi è stata rimossa per facilitare un possibile accordo, mentre altri nodi restano aperti. Il testo rinvia al 2028 ogni decisione sui limiti di mandato del Supervisory Body e concede una proroga di sei mesi alla durata del Clean Development Mechanism (CDM) del Protocollo di Kyoto. La bozza riconosce inoltre l’adozione di cinque standard tecnici fondamentali – dalle regole su baseline e addizionalità alla gestione del leakage – necessari per rendere operativo il nuovo mercato del carbonio previsto dall’articolo. Rafforzati anche gli obblighi di trasparenza e coinvolgimento degli stakeholder, comprese popolazioni indigene e comunità locali. Permane invece un grave deficit di finanziamento per il 2026-2027, che secondo il Supervisory Body rischia di rallentare l’operazionalizzazione del meccanismo; da qui l’appello ai Paesi a garantire risorse aggiuntive, nonostante il recente trasferimento di 26,8 milioni di dollari al fondo del CDM.
Germania investe 1 miliardo di EUR nel Tropical Forest Forever Facility (TFFF), ma il fondo resta lontano dall’obiettivo
La Germania ha annunciato un contributo da 1 miliardo di euro in dieci anni al Tropical Forest Forever Facility, il nuovo meccanismo multilaterale lanciato dal presidente brasiliano Lula per proteggere le foreste tropicali. Il fondo – pensato come strumento finanziario misto che investe nei mercati e redistribuisce parte dei rendimenti ai Paesi che mantengono intatti i propri ecosistemi – destinerà almeno il 20% dei pagamenti alle popolazioni indigene e alle comunità locali. Berlino ha specificato che il proprio contributo avverrà sotto forma di sovvenzioni annuali (circa 100 milioni di euro l’anno), aumentando così la capacità del fondo di effettuare erogazioni senza costi di servizio. La promessa tedesca segue quella della Norvegia (3 miliardi di euro in dieci anni), oltre ai contributi annunciati da Brasile e Indonesia (1 miliardo ciascuno) e dalla Colombia (250 milioni); la Francia ha invece dichiarato di valutare un impegno da 500 milioni. Nonostante ciò, la dotazione complessiva finora raggiunge appena 7 miliardi di euro, ben lontani dai 25 miliardi di fondi pubblici che il Brasile sperava di mobilitare. Le ONG tedesche, tra cui WWF Germania, hanno criticato la cifra annunciata da Berlino, giudicandola insufficiente per la terza economia mondiale, e chiedendo di portare il contributo almeno a 2,5 miliardi di euro. Intanto, continuano i colloqui con altri potenziali donatori – tra cui Cina, Emirati Arabi Uniti, Australia, Giappone e Canada – che non hanno però ancora comunicato impegni formali. Secondo i coordinatori brasiliani del TFFF, in questa fase è prioritario però consolidare il sostegno politico internazionale, mentre le promesse finanziarie potrebbero arrivare nei prossimi mesi.
IEA: l’efficienza energetica migliora, ma il mondo resta lontano dai target di COP28
L’agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha pubblicato il nuovo rapporto Energy Efficiency 2025, che mostra un lieve miglioramento delle performance globali ma conferma che il mondo è ancora lontano dall’obiettivo fissato a COP28 di raddoppiare il tasso annuale di efficienza energetica entro il 2030. L’intensità energetica primaria globale dovrebbe crescere dell’1,8% nel 2025 – un progresso rispetto all’1% del 2024 – grazie soprattutto ai risultati di India (+4%) e Cina (+3%), mentre Stati Uniti ed Europa rallentano sotto l’1%. Tuttavia, dal 2019, il ritmo medio di miglioramento resta fermo all’1,3% annuo, poco più della metà del 2% che ha caratterizzato il decennio precedente e ben lontano dal 4% necessario per centrare i target di Dubai. Il report attribuisce questo rallentamento a quattro fattori principali: la crescita della domanda industriale, standard di efficienza non allineati ai progressi tecnologici, l’aumento dell’uso di condizionatori poco efficienti e una domanda elettrica che cresce più rapidamente dell’offerta rinnovabile, costringendo molti Paesi a ricorrere alla generazione elettrica da fonti fossili.
Ue, la Commissione semplifica le norme di trasparenza per i prodotti finanziari sostenibili
La Commissione europea ha proposto un pacchetto di modifiche al Regolamento sull’informativa sulla finanza sostenibile (EU 2019/2088), che disciplina le informazioni che i prodotti finanziari devono fornire quando integrano obiettivi ambientali o sociali. La novità riguarda il sistema di categorizzazione per i prodotti finanziari che presentano dichiarazioni ESG, con l’obiettivo di snellire il quadro esistente, ridurre gli oneri per gli operatori e migliorare la comprensibilità delle informazioni per gli investitori. La categorizzazione rivista comprenderà tre ‘etichette’: categoria sostenibile (prodotti che investono in aziende o progetti che già soddisfano elevati standard di sostenibilità), categoria di transizione (prodotti che indirizzano gli investimenti verso realtà non ancora sostenibili, ma che si trovano su un percorso di miglioramento climatico, ambientale o sociale) e categoria di base ESG (per tutti gli altri prodotti che integrano approcci di investimento ESG ma non soddisfano i criteri più stringenti delle due categorie superiori).
Cassa Depositi e Prestiti, fino a un miliardo per la transizione ecologica in Brasile
Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha firmato una lettera di intenti che prevede fino a 1 miliardo di euro per sostenere la transizione climatica brasiliana, in partnership con il Ministero dell’Ambiente e del Cambiamento Climatico del Brasile, il Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social (BNDES) e le banche di sviluppo europee KfW (Germania) e AFD (Francia). L’accordo punta a creare una joint initiative per rafforzare il Fundo Nacional sobre Mudança do Clima, lo strumento nazionale brasiliano dedicato all’azione climatica. Le risorse saranno indirizzate a progetti di mitigazione – tra cui energie rinnovabili, efficienza energetica e mobilità sostenibile – e adattamento – come infrastrutture resilienti e protezione degli ecosistemi. Secondo CDP, l’obiettivo è promuovere investimenti che generino impatti ambientali e sociali di lungo periodo, stimolando al tempo stesso partenariati pubblico-privati e un effetto leva su ulteriori finanziamenti internazionali.
Le dichiarazioni più importanti
Luiz Inácio Lula da Silva (Presidente del Brasile): «Ogni Paese lasci i combustibili fossili in base alle proprie capacità». A proposito della transizione dai combustibili fossili, il Presidente brasiliano ha affermato che ciascun Paese deve essere in grado di determinare il ritmo con cui intende eliminare gradualmente i combustibili fossili.
Fatih Birol (Direttore Esecutivo dell’IEA): «L’accelerazione dei progressi globali sull’efficienza energetica è incoraggiante». Il Direttore Esecutivo dell’International Energy Agency ha commentato i dati contenuti nel rapporto Energy Efficiency 2025: «L’accelerazione dei progressi globali sull’efficienza energetica che stiamo vedendo nel 2025 è incoraggiante, inclusi segnali positivi in alcune delle principali economie emergenti. Ma la nostra analisi mostra che i governi devono lavorare ancora di più per garantire che l’intera gamma di benefici dell’efficienza sia goduta dal maggior numero possibile di persone».
Vanessa Dolce (Alta Rappresentante per il Genere, Ministero degli Esteri del Brasile): «Finché il genere resterà isolato in una singola sala negoziale, l’azione climatica non potrà essere efficace». Dolce ha spiegato che la Presidenza brasiliana ha avviato consultazioni ministeriali ad hoc e affidato a Svezia e Cile la guida del negoziato sul Piano di Azione di Genere. L’obiettivo, ha chiarito, è superare l’idea che il genere sia un capitolo separato delle COP: finché rimarrà confinato in un binario tecnico, sarà impossibile costruire politiche climatiche realmente inclusive.