A Belém, mentre la presidenza brasiliana cerca di accelerare i negoziati e arrivare a un primo accordo politico tra le Parti già mercoledì, al centro della COP30 martedì c’è stata la promozione di una visione unitaria per proteggere gli ecosistemi vitali del mondo – dagli oceani e le zone costiere fino alle foreste e alla biodiversità che sostiene la vita e i mezzi di sussistenza. L’incontro ministeriale di alto livello Delivering Ocean Commitments ha messo in luce i progressi globali compiuti nell’ambito della Blue NDC Challenge, dimostrando come le soluzioni climatiche basate sugli oceani stiano diventando fondamentali per la pianificazione dei National Determined Contibutions (NDC). In parallelo, Bridging Action Agendas from COP16 to COP30 ha approfondito il collegamento tra agende relative al clima, al territorio e alla biodiversità. Infine, il Global Ethical Stocktake ha sottolineato l’importanza dell’equità, della responsabilità condivisa e della governance etica come pietre miliari del processo decisionale in tema di clima.
I fatti salienti
Verso il ‘Global Mutirão’: negoziazioni serrate dall’esito incerto
Martedì mattina la presidenza brasiliana ha pubblicato la prima bozza del documento Global Mutirão: uniting humanity in a global mobilization against climate change, il testo che dovrebbe costituire il cuore del primo Belém Political Package. La bozza – che a tutti gli effetti è una cover decision – raccoglie tutte le opzioni negoziali sui quattro temi rimasti formalmente fuori dall’agenda – finanza (Art. 9.1), misure commerciali, ambizione degli NDC e trasparenza – e inaugura una fase di ‘diplomazia shuttle‘, con negoziati rapidi e continui tra la presidenza e i diversi gruppi. Raccogliendo i risultati delle proposte ministeriali e tecniche, le Parti dovrebbero lavorare a un testo durante la notte di martedì. L’obiettivo è trovare un accordo e presentarlo alla plenaria di mercoledì, quando il presidente Luiz Inácio Lula da Silva sarà nuovamente a Belém.
La questione fonti fossili: debole nel testo, ma una coalizione storica di 82 Paesi spinge per una roadmap globale
Proprio sulla questione più attesa, la transizione dai combustibili fossili, il testo del Mutirão appare ancora debole. Tre sono le opzioni presenti:
- una prima, che invita semplicemente a condividere ‘success stories’ e opportunità legate a soluzioni low-carbon;
- una seconda, che incoraggia i Paesi a elaborare roadmap nazionali per transizioni ‘giuste, ordinate ed eque’, comprendendo un ‘superamento progressivo della dipendenza dalle fonti fossili’;
- una terza, di ‘no text‘, che cancellerebbe del tutto il tema dal pacchetto politico.
La bozza non propone quindi una roadmap globale per l’uscita dai combustibili fossili. Tuttavia, durante la giornata, la pressione politica riguardo al tema è aumentata notevolmente. Nel corso della conferenza stampa congiunta, Regno Unito, Germania, Colombia, Kenya, Sierra Leone e Isole Marshall hanno annunciato la formazione di una coalizione a favore di un impegno collettivo: una roadmap globale per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili ‘in modo equo, programmato e ordinato’. «Il riferimento nel testo è troppo debole: deve essere rafforzato e adottato», ha dichiarato la negoziatrice delle Isole Marshall, Tina Stege. «Non vogliamo tornare a casa senza una roadmap; oggi parliamo con una sola voce, Nord e Sud del mondo insieme», ha aggiunto Rachel Kyte, inviata speciale del Regno Unito. La Colombia ha ricordato di essere il primo Paese produttore a vietare nuove esplorazioni fossili, chiedendo che il mondo faccia lo stesso. La Germania ha invitato a ‘un grande Mutirão globale per liberarci dai combustibili fossili’, mentre Kenya e Sierra Leone hanno insistito sulla necessità di una transizione equa che garantisca accesso all’energia e sviluppo economico a chi oggi non ne dispone.
Parallelamente, il tema dei combustibili fossili riappare nella sezione della bozza del Global Mutirão dedicata alla risposta al deficit di ambizione dei nuovi NDC. Qui una delle opzioni prevede un forum annuale per discutere il Synthesis Report e accelerare l’azione sui tre impegni di Dubai – triplicare le rinnovabili, raddoppiare l’efficienza energetica e ‘transitioning away from fossil fuels‘ – tutti oggi in forte ritardo.
La finanza per l’adattamento resta il nodo irrisolto
La finanza continua a essere il capitolo più polarizzante, con l’adattamento al centro di un confronto che si fa sempre più politico. La bozza del Global Mutirão propone di triplicare il sostegno fornito dai Paesi ricchi per aiutare il Sud globale a rafforzare la propria resilienza: un passaggio che può essere interpretato come un nuovo obiettivo autonomo da 120 miliardi l’anno entro il 2030 – la proposta avanzata dagli LDC – oppure come un sotto-target all’interno del più ampio obiettivo da 300 miliardi l’anno concordato a Baku, opzione più digeribile per i Paesi sviluppati. Sul tavolo esiste anche una terza formulazione, molto più vaga, che si limita a ‘riconoscere la necessità di aumentare drasticamente i finanziamenti per l’adattamento’ e a richiedere risorse pubbliche e sovvenzioni non vincolate.
India al centro della pressione globale sugli NDC
Nel capitolo NDC, il numero delle submission continua a crescere, ma l’attenzione si concentra sull’India, sotto forte pressione affinché presenti il suo nuovo contributo entro COP30. Il ministro Bhupender Yadav ha evitato impegni chiari in plenaria, precisando solo in seguito che il nuovo NDC arriverà ‘entro dicembre’, dopo aver già mancato due scadenze quest’anno. Il quadro domestico indiano mostra una realtà complessa. Da un lato, il 2024–25 segna un punto di svolta storico: per la prima volta, le fonti non fossili hanno fornito la maggior parte della nuova generazione elettrica, sostenute da investimenti record e dall’espansione del solare domestico. L’India ha già raggiunto con cinque anni di anticipo il proprio obiettivo NDC del 50% di capacità installata da fonti non fossili. Dall’altro, la traiettoria complessiva resta incompatibile con 1,5°C. La quota di generazione da carbone è ancora al 75%, il governo continua a spingere su nuova capacità termoelettrica e su aumenti della produzione domestica di carbone. La generazione effettiva da rinnovabili rimane ferma al 22–25%, frenata principalmente da scarsi investimenti e barriere attuative nei progetti su larga scala.
Metano, le emissioni continuano a crescere
È stato presentato il Global Methane Status Report 2025, presentato da Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) e dalla Climate and Clean Air Coalition. Il rapporto sottolinea come, dal 2020, le emissioni globali di metano siano cresciute di circa il 2%. Si tratta di un dato lontanissimo dall’obiettivo del Global Methane Pledge, che mira a una riduzione di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030.
Le città chiedono di essere ammesse tra i partner delle Conferenze delle Parti
La rete C40 Cities, fondata nel 2005 da 18 città pioniere, rappresenta oggi 97 città che costituiscono il 23% dell’economia globale e ospitano il 55% della popolazione mondiale. Le città della rete C40, in quanto vertici in cui si intersecano dinamiche di portata globale – crescita demografica, importanti quote di emissioni, nuovi schemi economici e politiche di sostenibilità e transizione – costituiscono gli spazi indispensabili in cui si sviluppa la lotta alla crisi climatica e la riduzione di emissioni di gas serra, tramite modelli urbani condivisi, equi e sostenibili. La rete ha chiesto formalmente alla presidenza brasiliana di riconoscere formalmente le città come partner essenziali della cooperazione multilaterale e di includerle nel processo decisionale delle COP.
Le dichiarazioni più importanti
Gilberto Pichetto Fratin (ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica): «L’Italia, insieme all’Unione Europea, è a Belém per continuare a costruire un percorso ambizioso di riduzione delle emissioni». Il Ministro, intervenendo al Segmento di Alto Livello, ha toccato i temi centrali della COP, affermando la centralità dell’adattamento e della finanza per il clima: «Il contributo dell’Italia alla finanza per il clima è stato rafforzato, passando in un anno da 838 milioni di euro a 3,44 miliardi, grazie alla mobilitazione congiunta di risorse pubbliche e private attraverso il Fondo Italiano per il Clima». Oltre a ricordare l’iniziativa congiunta Belém 4X e il Piano Mattei, il Ministro ha citato il programma 3DEN (Digital Demand-Driven Electricity Networks), promosso dall’Italia presso l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) per l’efficientamento dei consumi e la modernizzazione dei sistemi energetici attraverso la digitalizzazione e soluzioni di reti intelligenti.
Papa Leone XIV: «Ignorare le vittime del cambiamento climatico significa negare l’umanità». «Inondazioni, siccità, tempeste e caldo implacabile, una persona su tre vive in situazione di grande vulnerabilità a causa dei cambiamenti climatici.» Lo ha dichiarato Papa Leone XIV nel videomessaggio alle Chiese particolari del Sud del Mondo riunite al Museo Amazzonico di Belém. «L’Accordo di Parigi ha portato progressi concreti e continua a essere il nostro strumento più forte per proteggere le persone e il pianeta. Ma dobbiamo essere onesti: non è l’Accordo che sta fallendo, siamo noi che stiamo fallendo nella nostra risposta. Quel che manca è la volontà politica», ha concluso il Pontefice.
Marina Silva (Ministra dell’Ambiente del Brasile): «L’adattamento deve essere al centro della risposta globale». La Ministra ha preso la parola durante il Segmento di Alto Livello, rivolgendosi ai Ministri dell’Ambiente da tutto il mondo. «È fondamentale che la COP30 si concluda con gli indicatori globali di adattamento finalmente approvati» ha dichiarato. «La scienza è inequivocabile: per mantenere l’aumento della temperatura entro 1,5 °C, abbiamo bisogno di un’azione rapida, di una maggiore ambizione e di un’attuazione accelerata dei nostri NDC. Non esistono risposte uniche o universali per affrontare la sfida che ci attende. È necessario un dialogo strutturato, uno scambio di esperienze e strategie a lungo termine per garantire le risorse finanziarie e il supporto tecnico per ridurre l’elevata dipendenza dai combustibili fossili».