Mentre sabato mattina per le strade di Belém hanno sfilato migliaia di manifestanti della People’s Summit March per chiedere giustizia climatica, nella Blue Zone delegati e rappresentanti delle Parti hanno discusso su come costruire le basi finanziarie ed etiche per una transizione equa, allineando sistemi finanziari, politica e cooperazione internazionale. In questa giornata la COP30 ha puntato i riflettori sulla finanza come motore chiave della transizione climatica, con particolare attenzione sull’urgenza di sbloccare capitali pubblici e privati per sostenere l’azione climatica, soprattutto nelle economie emergenti. La presidenza brasiliana insieme al Green Climate Fund hanno presentato nuove piattaforme nazionali per la finanza climatica e un knowledge hub Sud-Sud per migliorare la pianificazione coordinata degli investimenti.
I fatti salienti
Testi rinviati e tensioni su accesso ai finanziamenti e sul ruolo dell’IPCC
Nel corso della prima settimana dei lavori è stato raggiunto un accordo solo su alcuni punti, tra cui il capitolo dedicato ai Paesi meno sviluppati (LDCs) e le modalità di svolgimento delle riunioni intergovernative, mentre molte altre discussioni sono rimaste aperte.
COP30 sperava di chiudere già entro sabato l’accordo sui 100 indicatori del GGA, ma l’ultima bozza uscita – interamente tra parentesi quadre – mostra che nessuna parte del testo ha trovato consenso. Diversi gruppi hanno trasformato il negoziato tecnico sugli indicatori in un confronto politico sulla finanza, mentre i Paesi sviluppati si sono rifiutati di aprire un nuovo target di finanza. Le divergenze riguardano anche la natura degli indicatori: il Sud Globale respinge proposte che includano la spesa domestica nei conteggi per l’adattamento, ritenendo che trasferirebbero sui Paesi vulnerabili una parte sproporzionata dei costi. Per ora, nulla nel testo mostra una convergenza e lascia ai Ministri della seconda settimana il compito di colmare un vuoto che molti negoziatori considerano sempre più complicato.
Tra i diversi dossier tecnici rinviati alla sessione intermedia di giugno a Bonn, un testo in particolare ha polarizzato le posizioni delle Parti: quello su ricerca e scienza. Diversi Paesi hanno espresso forte preoccupazione per il testo finale sul tema che, pur riconoscendo l’importanza dell’integrità dell’informazione climatica, non include alcun riferimento esplicito all’IPCC come fonte della best available science, né riflette pienamente i dati più aggiornati presentati all’Earth Information Day. Bangladesh ha parlato di ‘profonda delusione e preoccupazione’; posizioni simili sono state espresse da Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Canada e UE che ha ricordato che mettere in discussione il ruolo dell’IPCC significa ‘indebolire le basi stesse dell’azione climatica‘. Il risultato è un testo finale che rimane formalmente consensuale, ma politicamente fragile: non riflette la forza della scienza più recente, né affronta le richieste dei Paesi più vulnerabili.
Consultazioni parallele, stallo diplomatico
Le consultazioni presidenziali del mattino hanno seguito tracce formali diverse, ma si sono rapidamente concentrate sullo stesso nodo politico dei testi discussi in plenaria: finanza e ambizione degli NDC. Da un lato, AOSIS ha rilanciato l’idea di un Response Plan per dare una struttura più solida agli sforzi globali verso l’obiettivo di 1,5°C. Sebbene le ambizioni del piano per il target di 1,5 °C siano state condivise dalle Parti, i Paesi del Sud Globale hanno ricordato che qualunque piano di ambizione resta vuoto se non si affronta il deficit di risorse per l’adattamento. LMDC, AILAC, LDC, Cina e i gruppi africano e arabo hanno insistito su un’interpretazione rigorosa dell’Articolo 9.1 dell’Accordo di Parigi chiedendo un work programme triennale e, in alcuni casi, un action plan giuridicamente vincolante. Come ha sintetizzato il delegato del Marocco: «Non possiamo lasciare Belém senza un accordo sul 9.1». Di segno opposto l’Unione Europea, che ha invitato le Parti a puntare su un uso attento ed efficiente di accordi già esistenti, senza creare ulteriori strumenti paralleli: nello specifico, la finanza per l’adattamento sarebbe da discutere nel contesto già stabilito del NCQG.
La presidenza traccia la rotta per la seconda settimana
Nella plenaria di chiusura della prima settimana, iniziata con due ore di ritardo rispetto al previsto, la presidenza brasiliana ha presentato un piano operativo per garantire trasparenza, collaborazione e continuità nei lavori, invitando tutte le Parti ad affrontare la seconda fase dei negoziati con lo spirito del Mutirão: cooperazione concreta, compromesso e responsabilità condivisa. Le consultazioni parallele – dedicate a 9.1, misure commerciali unilaterali (UTM), NDC e rapporti biennali di trasparenza (BTR) – sono state descritte come ‘ricche e sostanziali‘, e la presidenza ha sottolineato come le delegazioni abbiano affrontato temi complessi con un approccio costruttivo e aperto. «La posta in gioco è troppo alta per cedere a tatticismi procedurali», ha ricordato André Corrêa do Lago, esortando a ‘procedere rapidamente’, connettere il processo negoziale alla vita delle persone e accelerare l’attuazione. La prossima settimana si articolerà su tre binari paralleli e interconnessi: consultazioni ministeriali, dedicate ai temi che richiedono guida politica (Global Stocktake, GGA e adattamento, finanza, mitigazione, transizione giusta, tecnologia e genere), con un primo report atteso per martedì; consultazioni presidenziali per sbloccare i nodi più complessi; e lavoro tecnico dei negoziatori. La presidenza ha incoraggiato le Parti a compiere progressi sostanziali già entro martedì, così da creare le condizioni per un esito credibile e tempestivo nella seconda settimana di COP30.
Arrivano i ministri
Domenica è giorno di pausa. Per raggiungere un accordo, la seconda settimana di negoziati – quella più propriamente politica – che si aprirà lunedì vedrà l’arrivo dei ministri competenti dei Paesi membri dell’UNFCCC. Tra loro anche il ministro italiano dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. Intanto il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva sta valutando la possibilità di tornare a Belém per intervenire nelle ultime trattative e tentare di sbloccare i dossier più delicati, aumentando la pressione sui Paesi ancora restii a impegnarsi in obiettivi più ambiziosi, come la roadmap per la riduzione graduale dell’utilizzo dei combustibili fossili.
Un’iniziativa per accelerare la riduzione dei gas superinquinanti nelle economie emergenti
È stato presentato un piano che aiuterà 30 Paesi in via di sviluppo ad accelerare il processo di riduzione dei gas superinquinanti (tra cui il metano) entro il 2030. L’iniziativa – denominata Super Pollutant Country Action Accelerator – verrà avviata con un finanziamento di 25 milioni di dollari per sette Paesi pionieri, tra cui Brasile, Indonesia, Nigeria e Messico, per arrivare a 150 milioni di dollari nella sua prima fase. Trasparenza e cooperazione internazionali tra mercati del carbonio. La Open Coalition for Compliance Carbon Markets ha riunito a Belém i Paesi membri con l’obiettivo di migliorare la trasparenza, l’allineamento e la cooperazione tra i sistemi di determinazione del prezzo del carbonio. Con il mercato del carbon pricing in rapida espansione, che ha generato 100 miliardi dollari nel 2024, la Coalizione ha armonizzato le pratiche di misurazione e le regole contabili dei diversi mercati, esplorando la futura interoperabilità tra i sistemi.
Le dichiarazioni più importanti
Rappresentanti dell’Unione europea presso Subsidiary Bodies (SBI): «L’IPCC è l’unica fonte in grado di fornire le informazioni reali di cui abbiamo bisogno». L’intervento, nel corso della plenaria di chiusura dei SBI, ha voluto sottolineare che ogni decisione politica deve poggiare su evidenze scientifiche solide e condivise, riaffermando il ruolo centrale dell’IPCC come fondamento tecnico del processo multilaterale. “Questa deve essere la COP della verità. L’IPCC non detta le politiche, ma rappresenta la migliore scienza disponibile, frutto di un processo rigoroso e approvato riga per riga da esperti e scienziati. Ed è su questa scienza che si basa l’azione climatica dell’UE, che ci dice chiaramente quanto sia urgente restare allineati a 1,5°C.»
Sonia Guajajara, ministra brasiliana dei Popoli indigeni: «Tra gli obiettivi di COP30 la richiesta che i Paesi riconoscano il confine delle terre indigene come policy climatica». L’attivista ed esponente dell’amministrazione Lula ha sottolineato l’importanza della salvaguardia delle terre indigene, chiedendo che sia inserito anche nel testo finale della Conferenza.
Chris Bowen (ministro australiano dell’Energia): «L’Australia ha il sostegno schiacciante del resto del mondo per ospitare COP31». L’esponente del governo di Canberra arriverà a Belém nelle prossime ore per sostenere la candidatura australiana a ospitare la prossima Conferenza delle Parti e sbloccare la situazione di stallo con la rivale Turchia. «La nostra nazione ha molto in gioco quando si tratta di cambiamenti climatici, ma ogni sforzo che facciamo ora servirà a evitare impatti peggiori», ha detto ancora Bowen.