Nella giornata di mercoledì, COP30 punta i riflettori sul ruolo e sulla responsabilità degli individui nell’accelerare l’azione climatica, ponendo in primo piano la centralità delle competenze per costruire un futuro equo e resiliente e mostrando come il lavoro, la formazione e la cultura possano guidare la transizione verso un mondo più inclusivo e sostenibile. Tra i focus tematici, per la prima volta in una Conferenza delle Parti, è stato inserito in agenda anche quello relativo alla corretta informazione come base dell’azione per contrastare il cambiamento climatico, con la presentazione della Global Initiative for Information Integrity on Climate Change, proposta da Nazioni Unite, UNESCO e dal governo brasiliano e sostenuta da 400 organizzazioni scientifiche.
I fatti salienti
La presidenza brasiliana: collaborazione e fiducia per risultati
Sebbene sia solo il secondo giorno di negoziati, la presidenza brasiliana ha tracciato un bilancio ottimista sull’andamento dei lavori, descrivendo un clima ‘costruttivo e collaborativo‘ tra le delegazioni. La direttrice del Dipartimento Clima del Ministero degli Esteri, ambasciatrice Liliam Chagas, ha evidenziato che per la maggior parte dei temi negoziali sono già in circolazione bozze di testo, un segnale incoraggiante per una COP che ha la responsabilità di portare a conclusione diversi dossier aperti, ereditati dalle edizioni precedenti.
Un’agenda ancora al centro del dibattito
Le consultazioni presidenziali sui quattro temi chiave, avviate lunedì, si sono svolte finora in formato ‘aperto e inclusivo’, con oltre otto ore di dialogo distribuite in tre sessioni. Túlio Andrade, direttore della strategia di COP30, ha definito la dinamica negoziale «più sana e cooperativa che in passato», sottolineando come, dopo anni di impasse geopolitica, «i Paesi sembrano davvero intenzionati a collaborare». Parallelamente, l’Unione europea ha ribadito che affronterà i quattro temi contesi nell’agenda con la massima priorità, invitando a non interpretare il dibattito come uno scontro Nord-Sud, soprattutto sui temi di finanza o di misure commerciali unilaterali, ma come un esercizio collettivo di responsabilità. Nonostante l’atmosfera di ottimismo,le consultazioni hanno iniziato a mostrare i primi – fisiologici – segni di divergenza. L’approvazione dell’agenda nella giornata inaugurale, salutata come un successo procedurale, lascia ora emergere il malcontento di alcuni Paesi, che lamentano come le proprie priorità non siano state pienamente incluse. Infatti, le discussioni parallele sui temi chiave stanno evidenziando tensioni latenti e differenze di approccio tra i vari gruppi negoziali: le difficoltà principali risiedono nel trovare modalità opportune per discutere adeguatamente gli item lasciati fuori dall’agenda. Durante le consultazioni pomeridiane, l’Arabia Saudita, intervenendo sull’Articolo 9.1 dell’Accordo di Parigi, ha dichiarato: «Siamo anni luce lontani dal raggiungere un consenso». Oltre alla questione della finanza, tra i nodi più complessi resta l’implementazione dei nuovi NDCs: sebbene vi sia consenso sull’aumentare l’ambizione, i Paesi del Sud globale hanno ricordato che tale ambizione deve poggiare su solide basi finanziarie, perché senza un adeguato accesso ai fondi, i Paesi in via di sviluppo non potranno attuare i propri impegni climatici. Senza risorse stabili, hanno avvertito, la gestione della crisi climatica rischia di restare un obiettivo astratto, lontano dalle reali capacità di attuazione delle comunità più vulnerabili.
La plenaria serale, prevista per aggiornare le Parti sullo stato delle consultazioni, è stata rinviata dalla presidenza, che ha spiegato come alcuni temi negoziali richiedano ancora tempo e ulteriori sessioni informali per avanzare. Le consultazioni proseguiranno quindi nei prossimi giorni e nuovi aggiornamenti verranno forniti appena emergeranno sviluppi sostanziali. Resta inoltre aperta la questione di come tradurre i progressi in una decisione formale: che si scelga la strada di un testo decisionale specifico o di un cover text più ampio, l’obiettivo è evitare stalli e garantire un risultato politico credibile.
Adattamento: misurare il progresso e costruire resilienza
L’adattamento si conferma essere uno dei temi chiave di questa COP30, considerata la conferenza in cui il Global Goal on Adaptation (GGA), con la definizione degli indicatori previsti nella Baku Adaptation Roadmap (BAR), deve finalmente tradursi in strumenti operativi. L’Unione europea ha ribadito che la priorità è completare il lavoro sugli indicatori e sulle linee guida per i Piani nazionali di adattamento (NAPs), così da rendere il progresso misurabile e coerente con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Bruxelles ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare la finanza per l’adattamento, garantendo coerenza tra flussi finanziari e percorsi di sviluppo a basse emissioni.
La società civile, riunita nella conferenza stampa di Climate Action Network (CAN), ha avvertito che l’adattamento non può ridursi a un esercizio tecnico e che la sfida è costruire resilienza strutturale. CAN ha chiesto indicatori solidi e realistici, accompagnati da un aumento dei fondi e del trasferimento tecnologico, ricordando che «non può esserci adattamento senza finanza, resilienza e tecnologia». Entrambe le prospettive, da parte istituzionale e civile, convergono su un punto: senza strumenti concreti per monitorare e finanziare l’adattamento, il GGA rischia di restare sulla carta.
Just Transition: la proposta di un Bélem Action Mechanism
Tra i temi più discussi della giornata figura la transizione giusta: la società civile ha chiesto l’istituzione di un Belém Action Mechanism (BAM) come strumento per coordinare gli sforzi globali e dare coerenza a un panorama di iniziative frammentato. Il meccanismo mira a tradurre i principi della Just Transition in un quadro pratico e attuabile, identificando barriere, opportunità e condizioni abilitanti a livello internazionale per realizzare una transizione equa in tutti i settori, Paesi e comunità, secondo il principio delle responsabilità comuni ma differenziate (CBDR-RC). Tuttavia, diversi Paesi – tra cui Norvegia, Regno Unito, Australia, Svizzera e Unione europea – hanno espresso perplessità sulla creazione di una nuova struttura nel quadro dell’UNFCCC, giudicandola costosa e potenzialmente ridondante.
IEA: «Le rinnovabili cresceranno più rapidamente di qualsiasi altra fonte di energia»
Secondo il World Energy Outlook, pubblicato ieri dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nei prossimi dieci anni le energie rinnovabili «cresceranno più rapidamente di qualsiasi altra fonte di energia». Nel 2024, infatti, il fotovoltaico e l’eolico insieme hanno rappresentato il 15% della generazione elettrica mondiale, percentuale proiettata al 40% nel 2035 e al 55% nel 2050. Il report stima che, nello scenario politico attuale, saranno installati annualmente in media 540 GW da fonte solare da qui al 2035. Per quanto riguarda l’uso di combustibili fossili, il picco del petrolio è previsto intorno al 2030, mentre quello del gas entro il 2035.
Eventi estremi, l’Italia è al 16esimo posto dei Paesi più colpiti
Nella classifica delle nazioni più colpite dagli eventi climatici estremi (ondate di caldo, tempeste e inondazioni) degli ultimi trent’anni, l’Italia è sedicesima su un totale di 174 nazioni. Lo rivela l’ultima edizione del Climate Risk Index, un indice del rischio climatico che incrocia dati dell’International Disaster Database (EM-DAT), della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
Accelerator City for Climate Action: città e industrie creative per l’innovazione climatica
L’iniziativa Accelerator City for Climate Action è stata lanciata dall’UN Climate Change come progetto pilota per consentire alle città e alle industrie creative di dare il proprio contributo nella promozione dell’innovazione climatica, influenzando lo stile di vita degli abitanti dei centri urbani.
Le dichiarazioni più importanti
Il negoziatore dell’UE Jacob Werksman: «Stiamo costruendo ponti». Considerazioni cautamente ottimiste sono arrivate in conferenza stampa da Werksman a proposito delle prime consultazioni a Belém: «Crediamo che le conversazioni che abbiamo avuto negli ultimi due giorni stiano iniziando a costruire alcuni ponti. Sicuramente non ci siamo ancora, siamo solo a due giorni dall’inizio della COP».
Tedros Adhanom Ghebreyesus (direttore generale dell’OMS): «La crisi climatica è una crisi sanitaria». Focus della giornata di mercoledì anche il tema della salute. Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha ribadito ancora una volta che la crisi climatica è una crisi sanitaria: «È molto più facile convincere le persone dell’urgenza di proteggere la propria salute o quella dei propri figli che di proteggere i ghiacciai o gli ecosistemi. Entrambi sono importanti, ma un tema è molto più vicino a noi». «È giunto il momento che la salute diventi oggetto di negoziati formali e speriamo che ciò avvenga durante la COP31 del prossimo anno», ha aggiunto Rudiger Krech, responsabile dell’ambiente e dei cambiamenti climatici dell’OMS.
Liliam Chagas (direttrice del Dipartimento Clima del Ministero degli Esteri del Brasile): «Abbiamo buoni segnali che questa COP possa concludersi nei tempi previsti.» «Abbiamo promesso che la COP30 si sarebbe aperta il 10 novembre alle 10 del mattino e chiusa il 21 alle 18. La prima promessa è stata mantenuta; siamo fiduciosi, anche grazie al clima di collaborazione che si respira tra le delegazioni, di riuscire a mantenere anche la seconda.» La diplomatica ha ribadito che l’obiettivo della presidenza è chiudere i negoziati entro la data stabilita con i migliori risultati, per dimostrare che il multilateralismo è ancora uno strumento efficace e credibile per affrontare la crisi climatica.
Raoni Metuktire (leader indigeno del popolo Caiapó): «Dobbiamo prenderci cura del pianeta. Se il disboscamento dell’Amazzonia non si ferma, i nostri figli e nipoti dovranno far fronte a dei problemi seri». Il leader, insieme a una delegazione di migliaia di indigeni, è arrivato a Belém tramite una navigazione sul Rio delle Amazzoni durato più di un mese. Ha ricordato la centralità cruciale della foresta amazzonica nell’ecosistema globale e della necessità di preservarla dallo sfruttamento: «Il nostro territorio fa sì che tutto il mondo possa respirare».