Il Mar Mediterraneo è importantissimo per la biodiversità marina e conta più di 700 specie di pesci ma è anche, come tutti i bacini semichiusi, molto sensibile agli effetti del climate change i cui impatti stanno generando cambiamenti significativi nelle dinamiche delle popolazioni ittiche con conseguenti impatti sui settori economici legati alla pesca. Prevedere quindi come si sposteranno le specie marine in diversi scenari di emissione di anidride carbonica è necessario per garantire una gestione adeguata delle risorse ittiche.
Un team di ricerca coordinato dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, con l’Università di Bari, la Fondazione COISPA ETS e l’Istituto di Oceanografia e Pesca di Split (Croazia), ha applicato un approccio modellistico per rappresentare presente, passato e futuro delle variazioni spaziali di nove specie di pesci, crostacei e molluschi che nuotano attivamente ma si mantengono in prossimità del fondale e che sono il nasello, la triglia, lo scampo, la rana pescatrice, il totano, il sugarello europeo, la seppia, la canocchia e la sogliola comune.
Diego Panzeri, assegnista di ricerca dell’OGS e autore principale dello studio, afferma che «il lavoro mira a identificare potenziali differenze nella distribuzione delle nove specie di interesse commerciale per poter valutare i cambiamenti della distribuzione delle risorse in scenari futuri di cambiamento climatico. L’approccio permette, infatti, di considerare i possibili cambiamenti geografici delle specie osservate, e in futuro supportare la definizione di piani di gestione per uno sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche tenendo conto delle direzioni del cambiamento».
Come evidenziato da altri studi svolti dall’OGS, futuri cambiamenti climatici potrebbero favorire l’aumento delle specie invasive in questi due sottobacini con notevoli impatti sulle dinamiche alimentari territoriali e un possibile ulteriore spostamento delle specie residenti.
Secondo lo studio e il modello utilizzato, le principali specie commerciali, che rappresentano attualmente il 60% del totale dello sbarcato dei demersali in Adriatico e Ionio, potrebbero cambiare la loro posizione e densità nel prossimo futuro, con conseguenti impatti sulla pesca. In particolare, il nasello, la triglia, la rana pescatrice e il suro nel loro stadio adulto risultano essere gli stock ittici che più potrebbero essere colpiti dai cambiamenti climatici, stessa cosa per la triglia, la rana pescatrice e il sugarello europeo nel loro stadio giovanile.
Per approfondire: Frontiers