Tangenziale Verde VS Climate Change

Autore

Ettore Iorio

Data

14 Dicembre 2022

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5' di lettura

DATA

14 Dicembre 2022

ARGOMENTO

PAROLE CHIAVE


Politica

Società

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La COP 27 di Sharm el-Sheik a novembre ha certificato ancora una volta la preoccupante distanza tra i contenuti e i propositi promossi dal meeting internazionale rispetto alle istanze espresse dai movimenti ambientalisti nati dal basso in varie parti del mondo. L’assenza di Greta Thunberg e dei Fridays for Future è stata emblematica e nelle critiche mosse da questi alla COP 27 si può leggere un messaggio chiaro: non ci fidiamo delle promesse dei governi e di come questi stanno operando – del clima ce ne dovremo occupare da soli.

Questa consapevolezza che negli ultimi mesi si è tramutata anche in azioni forti di sensibilizzazione come l’imbrattamento di opere d’arte nei musei o il blocco delle autostrade da parte degli attivisti, sconta un grande limite. Il cambiamento climatico è un problema sistemico sul quale i movimenti per l’ambiente difficilmente riescono a intervenire direttamente dovendosi ‘limitare’ a operazioni di forte sensibilizzazione.

Attività sicuramente importante che ha generato negli anni una consapevolezza diffusa e determinante per operare un cambiamento ma che non riesce a trovare una sua dimensione attiva che vada oltre l’assunzione nella propria quotidianità di scelte sostenibili.

La mobilitazione dal basso dei movimenti per il clima pone le istituzioni e i partiti sotto pressione i quali si adoperano, soprattutto in campagna elettorale, a porre il cambiamento climatico come priorità assoluta con proclami allarmistici e promesse sensazionali che purtroppo vengono spesso sconfessate nella pratica da posture supine quando si tratta di compromettere gli interessi economici di grandi aziende e multinazionali.

Se dunque la lotta al cambiamento climatico richiede interventi strutturali da parte dei governi, la visione e la strategia dei movimenti per il clima può avere oggi l’occasione di essere più pervasiva e uscire da un’ottica di ‘semplice’ sensibilizzazione, seppure molto forte e impattante.

La congiuntura tra crisi economica e sanitaria ha avviato infatti un processo di ricostruzione finanziato con miliardi di euro che dovranno concretizzarsi nei prossimi anni in infrastrutture, investimenti e nuovi modelli di produzione. Questi segneranno il vero bivio tra la conservazione di un modello economico fondato sul profitto e il passaggio a una società sostenibile.

In queste fasi riuscire ad orientare il dibattito sul cambiamento climatico, con il sostegno di esperti, ricercatori ed università, su singoli progetti strategici per il paese potrebbe essere la chiave per veicolare tutta l’attenzione e la preoccupazione per i cambiamenti climatici in atto su progetti concreti che inevitabilmente costringerebbe i decisori politici ad assumersi la responsabilità di scelte non sostenibili.

A oggi, il processo di attuazione dei fondi del PNRR e delle altre linee di credito, sia a livello nazionale che a livello locale, non è stato accompagnato da una discussione concreta sulle implicazioni ambientali, economiche e sociali degli investimenti in corso che spesso presentano elementi tutt’altro che innovativi e sostenibili. 

Un esempio lampante in tal senso è il progetto della Tangenziale Est di Roma, zona record di inquinamento che negli ultimi mesi ha visto avviarsi una serie di lavori di demolizione e smaltimento basati su logiche per nulla sostenibili, se non prevedendo qualche albero in più espressione di un ambientalismo cosmetico, senza alcun piano di rigenerazione urbana e valorizzazione del quartiere.

Ciò nonostante la città di Roma viene annualmente multata per quasi un miliardo di euro per il mancato rispetto degli standard di sostenibilità richiesti dall’Unione Europea e nonostante dal 2014 sia stato presentato un progetto alternativo al Comune di Roma, La Tangenziale Verde, che potrebbe rivoluzionare la concezione urbana ed infrastrutturale di Roma, come lo è stato l’High Line per New york, e diventare un modello di infrastruttura verde di nuova generazione replicabile in altri quartieri ed altre città d’Italia.

Il progetto della Tangenziale Verde nasce da un’idea dell’architetta Nathalie Grenon, associata dello studio Sartogo, che nel tempo è riuscita a coinvolgere personalità eminenti del mondo della ricerca, delle università e dell’associazionismo intorno ad un progetto che, nell’attuare gli obiettivi dell’Agenda 21, intende rigenerare lo spazio urbano della zona antistante la stazione Tiburtina valorizzando il rapporto con l’Agro Romano e la forte identità culturale plurimillenaria di Roma, il tutto razionalizzando e diminuendo il traffico automobilistico e abbattendo totalmente l’inquinamento e l’emissione di PM10 dell’area circostante grazie anche ad un sistema delle acque abbinato ad un giardino pensile in cui le acque meteoriche sono recuperate, depurate e utilizzate per il giardino o rimesse nell’affluente del fiume Aniene che scorre sotto la fascia ferroviaria.

La nebulizzazione dell’acqua depurata in punti nevralgici, come il Piazzale Ovest antistante la Stazione Tiburtina, permette così l’ottimizzazione della qualità dell’aria e del suolo circostante.

Oltre ai benefici in termini di sostenibilità ambientale incalcolabili sono quelli di impatto sociale che, tra il mercato con i prodotti a chilometro zero, vitigni autoctoni, skate park, giardini condivisi e strutture per lo sport, migliorerebbero drasticamente la qualità della vita del quartiere favorendo l’aggregazione e la partecipazione che già dalle prime fasi ideative del progetto è stato promosso tramite il coinvolgimento della cittadinanza per l’individuazione delle carenze da sopperire tramite gli spazi della Tangenziale.

La realizzazione del progetto, che ha un costo unitario ben inferiore rispetto all’avvenuta demolizione e smaltimento della Tangenziale, verrebbe finanziato tramite i fondi europei che generalmente l’Italia non riesce a sfruttare e spendere, e quindi non sarebbe a carico della casse del Comune di Roma come attualmente sta avvenendo. 

La Tangenziale Verde è un esempio di come associazioni, professionisti, ricercatori possono dal basso arrivare a sviluppare un modello concreto di città sostenibile ed elaborare un’azione efficace per il contrasto al cambiamento climatico. 

La presenza di un progetto di tale livello pone l’amministrazione davanti a responsabilità forti rispetto alle scelte strategiche ed infrastrutturali concretamente operate.

Davanti all’impiego di ingenti risorse pubbliche e alla presenza di un progetto alternativo più competitivo, sostenibile e partecipato, scegliere la cementificazione e l’ambientalismo estetico sembra non essere più una strada percorribile per l’attuale amministrazione cittadina di Roma così come per quelle Regionali e Statali.

Nonostante le numerose attività, conferenze e azioni promosse dalla grande rete della Tangenziale Verde e nonostante le manifestazioni di interesse e apprezzamento per il progetto da parte degli esponenti politici comunali e regionali per ora nulla si muove e la cementificazione della tangenziale procede spedita in ‘coerenza’ con il metodo politico utilizzato a tutti i livelli, dal Comune di Roma fino alla COP 27, di grandi proclami e pochi fatti.

Nonostante le difficoltà e gli ostacoli posti dagli stessi governi che dovrebbero portare avanti l’agenda del contrasto ai cambiamenti climatici, l’alleanza tra i movimenti per il clima e le alte competenze professionali del mondo della ricerca e delle università finalizzate alla presentazione di progetti concreti di impatto ambientale rimane una possibile strada vincente per operare un cambiamento concreto e porre la politica di fronte alle proprie responsabilità per uscire definitivamente dall’attuale stallo politico fatto di incredibili promesse ma di poche azioni, come all’ultima COP 27.

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