Cinema e sostenibilità
L’idea di sviluppo sostenibile contenuta nell’Agenda 2030 dell’ONU deve diventare uno strumento di orientamento delle dinamiche di crescita economica, sociale, ambientale e istituzionale dei soggetti che vivono e operano sui territori. Solo in questo modo si può contribuire in maniera originale alla declinazione a livello locale, dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda, per un nuovo modello di sviluppo. Gli SDGs andrebbero connessi e ripensati tenendo presente il concetto di materialità del territorio. Così la territorializzazione dell’Agenda 2030 può spingere, oltre che all’implementazione degli Obiettivi stessi, anche a un radicamento nelle comunità, superando la retorica astratta dello sviluppo sostenibile 1.
In tempi di dibattito intorno alla sostenibilità ambientale di ogni attività che caratterizza la vita dei cittadini, a partire dalle scelte alimentari e di mobilità per giungere all’arredamento, all’abbigliamento e a ogni dettaglio della quotidianità, non è più soltanto lo stile di vita del singolo a essere oggetto di attenzione, ma inevitabilmente la riflessione impatta tutte le attività produttive che costituiscono la struttura della società 2.
Compreso il settore dell’intrattenimento e, al suo interno, il cinema.
Il cinema vive, da questo punto di vista, un’ambiguità strutturale: è espressione artistica e culturale e contemporaneamente un comparto industriale e produttivo, quindi un veicolo d’arte e, nel contempo, un settore economico capace di muovere enormi volumi economici, strumentazione tecnica e tecnologica, attività produttive. La dimensione industriale del cinema è fra le più significative fabbriche dell’intrattenimento, sia in termini di volumi economici attivati, sia di numero di addetti impiegati, sia di strumentazione tecnica e tecnologica adottata. Quella cinematografica, insomma, è un’industria vera e propria, anche nella sua capacità di produrre scorie e inquinamento, al pari di molti altri comparti specializzati nella produzione di beni materiali di largo consumo. Uno studio di Albert del 2018 (autorità a livello internazionale sulla sostenibilità della British Academy of Film and Television Arts) segnala che la produzione di un’ora di contenuti televisivi emette 13 tonnellate di anidride carbonica.
Il tema della sostenibilità ambientale dei processi produttivi si impone quindi in modo urgente anche in questo settore. In Italia, le prime sperimentazioni in tale direzione si stanno concentrando nella fase della filiera cinematografica che vede la realizzazione delle riprese del film, tecnicamente la ‘produzione’ in senso stretto. Si tratta della fase più articolata del processo produttivo, perché prevede il coinvolgimento di un numero rilevante di addetti impegnati nei diversi reparti, a cui devono essere garantiti pasti e servizi, di scenografie e materiali di scena che vengono adoperati per poco tempo, di macchine e attrezzature che richiedono consumi di energia elettrica, spesso in location ogni giorno diverse o in teatri di posa, già attrezzati ma che devono essere allestiti ogni giorno in funzione delle esigenze di scena. A questo va aggiunto l’uso di materiali di cancelleria tipici di ogni ufficio, e in particolare l’utilizzo di carta in grandi quantità, per la distribuzione quotidiana a tutta la troupe di ordini del giorno, copie di sceneggiature aggiornate in tempo reale o ogni altro documento necessario.
Ogni reparto impegnato nella produzione di un film tende, in generale, a produrre materiali di scarto in quantità significative e certamente l’intensità dei ritmi di lavoro sul set e il frequente cambio di location non favoriscono un’adeguata attenzione alle problematiche legate alla sostenibilità ambientale.
La transizione verde nel mondo del cinema e dell’audiovisivo sta prendendo forma anche in Italia attraverso la diffusione di accordi e protocolli ambientali a cui sempre più case di produzione e broadcaster stanno scegliendo di aderire. Ovviamente, cruciale rimane il ruolo dell’educazione a comportamenti sostenibili e alla formazione riguardo alle tematiche ambientali. La transizione ecologica è infatti in primis una transizione culturale 3.
È necessario, quindi, incidere sulla dimensione culturale e operare un cambiamento culturale per accrescere la consapevolezza e per il raggiungimento degli stessi Obiettivi di sostenibilità.
La trasformazione culturale, nell’ottica integrata della sostenibilità, è fondamentale per diffondere quei modelli di produzione e consumo responsabili e per la partecipazione attiva e consapevole della cittadinanza che insieme all’assunzione di responsabilità, da parte delle istituzioni, rappresentano gli elementi imprescindibili per il conseguimento degli Obiettivi 4.
Da questo punto di vista, il cinema, in quanto linguaggio artistico e creativo, in virtù della sua diffusione e popolarità, esprime una rilevanza strategica in ottica di ‘educazione del pubblico’ a stili di vita e scelte più consapevoli e responsabili, divulgando i grandi temi della sostenibilità.
A scuola di cinema per educarsi alla sostenibilità
Da tali riflessioni nasce un progetto sperimentato da FEEM in Basilicata da diversi anni in collaborazione con la Cattedra UNESCO in Paesaggi Culturali del Mediterraneo e Comunità di Saperi dell’Università di Basilicata e Noeltan S.r.l., società di produzione cinematografica.
Il progetto nasce per educare i giovani (studenti universitari e delle scuole superiori di secondo grado) alla ‘narrazione generativa’, una narrazione, cioè, con un orientamento volontario, quindi consapevole.
Nello specifico, la ‘narrazione generativa’ è un metodo con cui osservare il paesaggio per estrarne il carattere, la qualità speciale, la stratificazione delle figure, le interferenze tra memorie e progetto, con l’orientamento allo sviluppo sostenibile.
Il progetto formativo ha scelto la formula del workshop come strumento teorico-pratico in cui integrare lezioni frontali con seminari, esercizi didattici e un laboratorio cinematografico finalizzati alla crescita di consapevolezza degli studenti.
In più, negli anni intorno alla Cattedra UNESCO si è creato un gruppo di lavoro interdisciplinare costituito dalla FEEM, Noeltan, Rete Cinema Basilicata e altri attori locali che, oltre a supportare le attività del workshop, si sta strutturando come centro di ricerca e produzione di nuove modalità narrative della Basilicata in stretta sinergia con la rete internazionale delle Cattedre UNESCO.
Nell’anno accademico 2019-2020 e 2020-2021, ad esempio, il workshop si è concentrato sulla città di Matera quale esempio di città resiliente. L’idea alla base del progetto è che cambiando la visione della realtà, cambia la realtà, e questo vale anche per i luoghi, per i territori, per le città. I destini dei luoghi sono in relazione con la percezione e con la visione che di essi hanno le comunità che li abitano, e con le narrazioni che di quei luoghi vengono fatte. Tra le narrazioni, alcune hanno la capacità di cambiare il futuro di un luogo. Il caso di Matera è esemplare a questo riguardo. Lo sfollamento dei Sassi negli anni Cinquanta ha l’impatto di uno shock culturale violento, il trionfo del paradigma della vergogna. Ma intorno al ‘caso Matera’ inizia a prendere forma un nuovo immaginario dei Sassi, la magia di un mondo contadino arcaico e sconosciuto sostituisce l’immagine del degrado e del sottosviluppo. Lo sguardo di Carlo Levi, la visione di Pasolini, segnano un punto fondamentale per il riconoscimento del valore universale dei Sassi, e di lì inizia un percorso che porta, passando per l’esperienza partecipata per il Piano di Gestione del sito UNESCO, fino al riconoscimento di Capitale Europea della Cultura per il 2019. Il percorso di Matera rappresenta un esempio interessante di come sia possibile per una comunità, cambiando lo sguardo, cambiare rotta al proprio futuro e impegnarsi per uno sviluppo sostenibile, valorizzando la partecipazione, la tradizione e l’innovazione.
Tutti i temi teorici affrontati durante il workshop sono stati rielaborati dagli studenti attraverso un laboratorio cinematografico che è finalizzato alla realizzazione di alcuni cortometraggi. In queste due edizioni, in cui le attività si sono svolte prevalentemente a distanza per via della pandemia, l’impossibilità di effettuare delle riprese è stata trasformata nella florida possibilità di lavorare con il materiale d’archivio su Matera, realizzando un’operazione di ‘ri-messa’ in scena delle immagini, come modalità per trasferirle in un gioco, per riproporle davanti a nuovi sguardi attraverso il montaggio.
La dimensione dimostrativa, che era lo scopo originario di gran parte del materiale scelto, è stata ribaltata attraverso un movimento di smontaggio/montaggio e di decostruzione/ricostruzione mediata dalla sensibilità degli studenti. Una modalità, quindi, sia teorica che esperienziale non solo per raccontare il paesaggio di Matera, ma soprattutto per implementare l’attività di ricerca su di esso.
Nel 2022 l’esperimento educativo è stato condotto con gli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore ‘G. Peano’ di Viggiano in un PCTO dal titolo EtnoLab Viggiano: un percorso di candidatura UNESCO.
Il workshop, in questo caso, incrocia il processo di candidatura di Viggiano, che riguarda il Sacro Monte con i suoi sentieri e le sue feste, avanzato dall’Amministrazione comunale.
Anche in questo caso, le lezioni frontali in aula, dedicate ai temi UNESCO e ai processi di candidatura, alla narrazione generativa, alla sostenibilità del settore audiovisivo e all’uso delle nuove tecnologie per produrre e montare un prodotto audiovisivo, sono state accompagnate da un laboratorio di scrittura, montaggio e produzione finalizzato alla realizzazione di un cortometraggio da parte dei ragazzi.
Il cortometraggio ha raccolto le diverse narrazioni che gli studenti hanno prodotto del proprio paesaggio e dei propri tratti identitari. La ‘narrazione’, quindi, diventa pratica stessa che perpetua il processo di ‘generazione’ del paesaggio, ciò che attribuisce allo stesso, volta per volta, uno specifico significato, la scenografia entro cui prendono forma i progetti di uso e di valorizzazione economica, culturale e sociale di un territorio.
Conclusioni
Le esperienze descritte rappresentano un importante strumento per promuovere la cultura dello sviluppo sostenibile, dell’attenzione al consumo delle risorse e alla riduzione degli sprechi. In particolare, il cinema in quanto espressione artistica può contribuire a costruire l’identità di ciascuno, incidere sulla creazione dell’immaginario e aiutare a esplorare lo spazio vicino e lontano attraverso categorie interpretative differenti.
Non solo; il cinema aiuta il pubblico a interpretare il mondo e la sua complessità, oltre che a produrre immagini, storie e narrazioni più consapevoli. In questo senso, potenziare le competenze dei giovani sulla sostenibilità è di cruciale importanza. Il valore educativo dei progetti promossi da FEEM in Basilicata sta nel rendere più consapevoli i giovani nella relazione con la pellicola cinematografica nella doppia veste di pubblico (in sala o a casa) e di soggetto produttore di immagini e video.
Note
- A. Steiner, Localizing the Implementation of the SDGs, UNDP, 2017
- L. Palazzi, T. Gargiulo e M. Sylos Labini (a cura di), Le sostenibili carte d’Italia, Marsilio editore, Venezia, 2018; E. Rullani, Modernità sostenibile. Idee, filiere e servizi per uscire dalla crisi, Marsilio editore, Venezia, 2010
- F. D’Urso, S. Finazzi, I. M. Giannattasio e F. Francesca Medolago Albani (a cura di), Green Movie: quando il set diventa ecosostenibile, Dossier di DG Cinema e ANICA, 2015
- UNESCO, UNESCO science report: towards 2030, 2016