Aprile 2001 – Pochi mesi dopo la conferenza dell’Aja, nella sua ultima valutazione scientifica, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC, Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico) avverte che un numero sempre maggiore di evidenze lascia prevedere un aumento costante della temperatura nel XXI secolo.
Con maggiore determinazione che in passato, l’organismo sostiene che questo innalzamento della temperatura è prodotto dall’attività umana, principalmente dall’uso di combustibili fossili.
Il nuovo rapporto sottolinea inoltre che il riscaldamento sembra aumentare. Vi si legge, infatti, che «Il tasso previsto di riscaldamento è decisamente superiore ai cambiamenti rilevati nel corso del XX secolo e molto probabilmente non ha precedenti negli ultimi 10.000 anni, stando ai dati paleoclimatici».
Temperatura media più alta del previsto
Le basi statistiche indicano che la temperatura media della superficie del globo terrestre nell’anno 2100 subirà un aumento tra gli 1,4 e i 5,8 gradi centigradi rispetto a quella del 1990. Tale stima supera la variazione da 1 a 3,5 gradi che l’IPCC aveva previsto nella sua ultima valutazione di cinque anni fa.
Questo innalzamento delle temperature previste è essenzialmente il risultato del successo ottenuto dalle nazioni industrializzate nel ridurre le emissioni di anidride solforosa al fine di diminuire le piogge acide.
L’anidride solforosa crea nell’atmosfera degli aerosol che riflettono la radiazione solare e tendono a raffreddare la Terra. Pur avendo numerosi effetti negativi, questo inquinante contrasta infatti la tendenza al riscaldamento indotta dai gas di serra.
Sono queste le conclusioni delle 18 pagine del Summary for Policemakerks pubblicato dall’IPCC il 22 gennaio (disponibile all’indirizzo Internet www.ipcc.ch). Il rapporto propone la sintesi di un volume di 1000 pagine sul processo del riscaldamento globale che l’organismo intende pubblicare tra qualche mese. Questo Terzo rapporto di valutazione è stato approvato dal Working Grup I dell’IPCC per quanto concerne le tendenze del sistema climatico nella conferenza di Shanghai del 17-20 gennaio.
L’IPCC è stato creato nel 1988 dalle agenzie meteorologiche e ambientali delle Nazioni , Unite per creare un ampio consenso scientifico sul cambiamento del clima, fornendo la base per le negoziazioni internazionali sulle politiche atte ad affrontarlo. Tali negoziazioni hanno prodotto una bozza di trattato, il Protocollo di Kyoto, siglato dalla maggior parte dei governi del mondo ma finora ratificato solo da alcuni.
Questo Terzo rapporto di valutazione, come risulta dal sommario, si discosta principalmente nei dettagli e nell’enfasi dal Secondo rapporto del 1996. Essenzialmente, esso conferma e ribadisce il quadro precedente, ma lascia anche importanti incertezze.
Per ora solo un’ampia gamma di ipotesi
Discostandosi nettamente dal precedente rapporto, l’IPCC non è più disposto a offrire una «stima migliore» di quanto la temperatura e il livello dei mari aumenteranno nel corso del prossimo secolo. Ora infatti si limita a fornire un’ampia gamma di ipotesi, senza indicarne una in particolare.
Se la Terra nel prossimo secolo si riscalderà solo di 1,4 gradi, il livello più basso della gamma prevista, probabilmente riuscirà ad adattarsi senza grandi difficoltà al mutamento in atto. Ma un aumento al livello superiore della gamma, di 5,8 gradi, produrrebbe effetti catastrofici.
Analogamente, il nuovo rapporto prevede che il livello dei mari salirà a 9 e 88 centimetri entro il 2100, estremi di una scala capaci di influire in maniera estremamente differente sulla vita umana.
Queste variazioni sono il prodotto di modelli di previsione al computer che operano con una gamma di 35 scenari diversi per proporre ipotesi altrettanto diversificate di sviluppo sociale ed economico nei decenni a venire. La riluttanza dell’IPCC a scegliere una stima migliore sembra essere una reazione all’iniziale critica secondo cui queste stime dipendono da altri fattori, tra cui l’aumento della popolazione, l’innovazione tecnica e l’espansione economica, cose che nessuno ha mai saputo prevedere con precisione sul lungo periodo.
Sebbene i modelli di previsione siano enormemente migliorati, si sostiene nel sommario, essi non spiegano ancora con precisione il riscaldamento globale osservati negli ultimi due decenni.
Il sommario non cita una problematica di cui i politici dovrebbero preoccuparsi con urgenza: la possibilità che anziché seguire la strada del cambiamento graduale previsto dai modelli, il processo di riscaldamento possa innescare un qualche meccanismo sconosciuto di retroazione producendo un cambiamento drastico e repentino. La ricerca geologica ha dato prova che eventi simili sono già avvenuti un certo numero di volte in epoca preistorica, e per cause per lo più ignote. In alternativa, il feedback potrebbe servire a stabilizzare le temperature sui livelli attuali.
Significative variazioni di clima regionali
In altre parole, nessuno ancora sa dire con precisione cosa accadrà se le concentrazioni di gas di serra presenti nell’atmosfera continueranno ad aumentare fino a livelli che non trovano nessun paragone nel lungo periodo climatico di stabilità instauratosi dalla fine dell’ultima era glaciale, risalente a circa 10.000 anni fa.
Tra gli altri punti, il sommario del nuovo rapporto osserva che assisteremo a significative variazioni regionali dal cambiamento della temperatura media globale. Alcune zone non si sono scaldate negli ultimi decenni, principalmente alcune aree degli oceani dell’emisfero australe e alcune regioni dell’Antartico.
Sempre secondo il sommario, non è stato rilevato nessun trend significativo nel ghiaccio dell’Oceano antartico dal 1978, epoca a cui risalgono le prime misurazioni satellitari affidabili. E non è neppure emersa nessuna tendenza significativa relativa a intensità o frequenza delle tempeste nel XX secolo.
È difficile che non ci sia un’affermazione che non viene contestata in questo tema altamente politicizzato. Il «New York Times» ha scritto a proposito del meeting di Shanghai del 17 gennaio che i rappresentanti cinesi dubitavano della validità del rapporto. I cinesi erano convinti che l’IPCC stesse ignorando quegli scienziati che mettevano in dubbio l’influenza umana sul riscaldamento del globo e discutevano del peso assegnato all’anidride carbonica come causa dello stesso. La Cina è seconda solo agli Stati Uniti per quanto concerne l’emissione di gas di serra e dipende in grande misura dal carbone come fonte di combustibile.
Al meeting di Shanghai del Working Group I sono intervenuti circa 150 rappresentanti di 100 governi. Il rapporto completo, secondo l’IPCC è stato scritto da 123 autorevoli autori coadiuvati da svariate centinaia di altri esperti. Il Working Group II, il cui rapporto riguarderà gli impatti del riscaldamento e l’adattamento a esso, terrà una riunione analoga a Ginevra il prossimo mese.
Il Working Group III, sulle politiche da adottare per mitigare il cambiamento climatico si è riunito ad Accra due settimane dopo. Tutte e tre le sezioni interverranno poi alla riunione plenaria dell’IPCC, in aprile, per l’approvazione definitiva dell’intero rapporto.
Fonte/Testo originale: Anderson John W., ‘Il terzo rapporto IPCC 1/Nuove chiarezze in vecchie incertezze’ – pubblicato su Equilibri, Fascicolo 1, aprile 2001, Il Mulino.