Capitali rinnovabili

L’economia italiana percepisce investimenti grazie a ricavi contrattualizzati. La sfida è costruire e connettere alla rete gli impianti autorizzati.

Autore

Daniel Atzori

Data

29 Settembre 2026

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5' di lettura

DATA

29 Settembre 2026

ARGOMENTO

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L’interesse degli investitori per il mercato italiano è in questa fase particolarmente robusto. L’Italia ha costruito una densa architettura di ricavi contrattualizzati, in grado di attirare significativi investimenti da parte di un ecosistema molto diversificato, che include gruppi energetici nazionali, sviluppatori indipendenti, fondi infrastrutturali internazionali e gruppi bancari. La sfida non consiste più nell’attrarre gli investimenti, quanto nell’assicurarsi che gli impianti solari e le batterie già autorizzati riescano a essere effettivamente costruiti e connessi alla rete.

Decarbonizzazione, sicurezza energetica e reindustrializzazione

In tutta Europa la transizione energetica è sempre più inquadrata non solo nel contesto della decarbonizzazione, ma anche in quello della sicurezza energetica e della reindustrializzazione. Le rinnovabili e le batterie sono viste come un elemento cardine nella costruzione di un mix energetico più resiliente, in grado di aiutare le economie a sopportare gli shock grazie alla presenza di produzione domestica.

Lo sviluppo delle rinnovabili è cruciale per permettere alle economie europee di decarbonizzarsi e, al tempo stesso, di ridurre la propria esposizione a un quadro geopolitico sempre più instabile. Fotovoltaico ed eolico sono però fonti non programmabili: la loro produzione non sempre coincide con le ore di maggiore domanda. Gli accumuli diventano dunque il complemento necessario di ogni scenario di crescita.

Data center, una nuova domanda 

Rinnovabili e batterie saranno cruciali anche per far fronte a una forte crescita della domanda elettrica, trainata dall’elettrificazione di molti segmenti della nostra economia e, in misura crescente, dai data center necessari allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Secondo Terna, la domanda elettrica nazionale, pari a 311 TWh nel 2025, può raggiungere circa 362 TWh nel 2030 nello scenario del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC).

La domanda dei data center si concentra principalmente nella regione Lombardia. Per gli investitori, questo segmento offre controparti solide e di lungo periodo. Pone però un problema di profilo: un data center assorbe potenza in modo costante, ventiquattro ore su ventiquattro, mentre il fotovoltaico produce soprattutto nelle ore centrali della giornata. Colmare questa distanza è il compito degli accumuli e dei meccanismi che l’Italia sta costruendo.

Il MACSE alla prova della seconda asta

Il MACSE, il Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico, affida a Terna l’approvvigionamento centralizzato di capacità di accumulo. Gli impianti sono realizzati da operatori privati, che contrattualizzano la capacità con Terna. In cambio, gli operatori ricevono per quindici anni, nel caso delle batterie, un premio annuo fisso, espresso in euro per MWh di capacità.

I dati delle due aste:

  • Prima asta, 30 settembre 2025: assegnati 10 GWh, l’intero contingente, con consegna nel 2028 e offerte superiori a quattro volte il volume richiesto.
  • Prezzo medio ponderato di 12.959 euro/MWh/anno.
  • Seconda asta, 24 novembre 2026: fino a 16 GWh con consegna nel 2029.

Il MACSE elimina in larga parte il rischio di prezzo tipico degli investimenti in batterie in altri mercati, a fronte di rendimenti più bassi, più simili a quelli delle infrastrutture regolate. Mentre la capacità di accumulo contrattualizzata con il MACSE si concentra nel Mezzogiorno, la domanda dei data center gravita principalmente sulla Lombardia.

Le aste rinnovabili in Italia cambiano scala

Autorizzato dalla Commissione europea l’8 giugno 2026 per 23 miliardi di euro nell’ambito del Clean Industrial Deal State Aid Framework, il FER X definitivo, nuovo meccanismo di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili (FER), prevede contratti per differenza bidirezionali di vent’anni. Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) integra i ricavi del produttore quando il prezzo di mercato scende sotto il prezzo di aggiudicazione, e il produttore restituisce la differenza quando il prezzo lo supera.

La ripartizione dei 37,15 GW complessivi chiarisce la scala dell’operazione:

  • 16,5 GW di eolico e 10 GW di fotovoltaico tramite procedure competitive gestite dal GSE, oltre a 0,63 GW di idroelettrico e 0,02 GW di gas residuati dai processi di depurazione.
  • 10 GW per gli impianti fino a 1 MW ad accesso diretto, a prezzi amministrati di competenza dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA).

Il dato più significativo è relativo alle tecnologie: l’eolico passa dai 4 GW del regime transitorio a 16,5 GW e supera il fotovoltaico nei contingenti d’asta. In un parco di generazione che si concentra sempre di più nelle ore centrali della giornata, il profilo orario della produzione diventa decisivo, e la domanda costante dei data center renderà questa esigenza ancora più evidente.

FER Z: dall’impianto al profilo di energia

Il tassello più innovativo è il FER Z, il cui schema di decreto è stato posto in consultazione pubblica dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il meccanismo delineato dallo schema remunera un profilo di consegna anziché un singolo impianto, attraverso contratti per differenza bidirezionali fra il GSE e operatori selezionati tramite asta.

Separare il contratto dall’impianto sposta il valore dalla quantità di energia prodotta al momento in cui viene consegnata. Il vincolo si estende così dal bilanciamento infragiornaliero a quello stagionale. Le batterie al litio spostano energia nell’arco di ore, mentre per coprire le differenze fra estate e inverno servono portafogli diversificati e capacità di copertura sui mercati. Un profilo baseload è, nei fatti, ciò che un data center chiede al sistema elettrico: potenza costante in ogni ora dell’anno.

Investimenti nelle rinnovabili: cosa osservare nei prossimi mesi

L’Italia offre oggi un grado di certezza contrattuale elevato nel confronto europeo, e questo aiuta in modo significativo ad attrarre investimenti nelle rinnovabili e negli accumuli. Nei prossimi mesi alcuni passaggi diranno se questa architettura riuscirà a tradursi in impianti costruiti, quali l’esito delle qualifiche preliminari e l’avvio della prima asta del FER X definitivo, i risultati della seconda asta MACSE del 24 novembre e i prossimi passaggi del FER Z.

Tutto ciò sta contribuendo non solo a decarbonizzare l’economia italiana, ma anche a renderla più resiliente di fronte agli shock geopolitici esterni. L’Italia sta inoltre cercando di mettere questa architettura al servizio di una nuova strategia di reindustrializzazione, in grado di creare posti di lavoro e portare benefici all’intera economia. Aumentare la capacità di produzione e di accumulo sarà infine determinante per attrarre gli investimenti nei data center, e per fare in modo che la nuova domanda digitale diventi un’occasione di crescita per l’intero sistema Paese.

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