Il tratto più persistente della comunicazione strategica russa sul conflitto in Ucraina è lo sforzo sistematico di rappresentare la sconfitta ucraina come già avvenuta o, in alternativa, come ineluttabile. Questa rappresentazione è spesso avulsa dai fatti e non tiene conto né della resilienza ucraina sui mille chilometri di fronte e delle difficoltà russe.
Tale meccanismo emerge nei talk show del prime time italiano, dove esponenti o portavoce di diversi schieramenti politici, nel commentare il tentativo di Trump di spingere l’Ucraina ad accettare un accordo favorevole a Mosca, pur riconoscendone la penalizzazione per Kiev, tendono a giustificarlo imponendo l’idea che l’Ucraina “ha già perso la guerra”.
Immediata riprova dell’efficacia di tali narrazioni, è osservabile nei sondaggi più recenti che riportano una spaccatura quasi perfetta tra chi vuole continuare a mandare armi e chi no (SWG)1 e nella crescita della componente neutralista (YouTrend)2.
L’Ucraina ha perso? Non proprio
Recentemente ISW3 ha scritto che, al ritmo di avanzata corrente, la presa di aree chiave del cosiddetto fortress belt nel Donetsk, richiederebbe diversi anni4. Sempre ISW, ha stimato che, mantenendo il ritmo osservato, la Russia arriverebbe a “finalizzare” la conquista del resto dell’Oblast di Donetsk solo nell’agosto 2027, evenienza che nella realtà è difficile da prevedere5.
Inoltre, molti degli avanzamenti russi in autunno sono stati facilitati dalla nebbia, che ha ridotto l’efficacia dei droni ucraini nel rallentare la fanteria russa. Ma la nebbia, purtroppo per Mosca, non è eterna. In sintesi, i progressi russi non indicano un collasso imminente della difesa ucraina in Donetsk. Tutt’altro.
Conferma di ciò viene dal CSIS6 che sottolinea l’estrema lentezza degli avanzamenti russi (~135 metri/giorno in alcune aree)7 e dal RUSI8, che descrive il teatro come una guerra di attrito che rallenta e assorbe le offensive russe, rendendo la sfida più una questione di risorse e tempo, che di “crollo imminente”9.
Piantare bandierine: la tattica alla base della guerra cognitiva
Stabilito che l’Ucraina è in difficoltà ma non prossima al crollo, è necessario interrogarsi su dove origini tale narrativa. La risposta va ricercata in una particolare forma di Info-Ops10, quella che potremmo definire una flag-planting operation11.
Il riferimento va ad una tattica non “nuova”, che consiste nell’infiltrazione di piccoli gruppi di fanti, lanciati all’assalto su veicoli leggeri o motociclette, incaricati di entrare in città, piazzare una bandiera su una piazza facilmente geo-localizzabile (ad es. un municipio), per produrre una immagine da utilizzare come “prova” di controllo, anche quando l’area è in realtà contesa o quando il gruppo si ritira immediatamente dopo l’azione.
La città di Pokrovsk è il case-study. Nel mese di novembre forze russe hanno tentato di piantare una bandiera sul municipio della città, con l’obiettivo di rivendicarne il controllo. Dopo l’azione, gli uomini coinvolti si sarebbero ritirati rapidamente mentre le operazioni di neutralizzare dei focolai di resistenza ucraina in città continuavano12. L’incursione russa, ripresa da un video di propaganda datato 2 dicembre13, ha fatto dire a Putin che la città era caduta, video largamente ripreso dai media.
Questa pratica è stata osservata anche nell’area di Kupyansk, va nella logica di azioni tatticamente limitate, ma dotate di un chiaro valore informativo e psicologico nella costruzione del racconto del “crollo” ucraino14.
In realtà gli ucraini hanno immediatamente condotto operazioni locali di controffensiva a Pokrovsk, coinvolgendo unità del GUR15 e delle forze speciali16, arrivando a riconquistare parti della città e a rialzare la bandiera ucraina sul municipio della città17. Pokrovsk quindi, come di altre città facenti parte della cintura fortificata del Donetsk, rimane contesa.
Cognitive warfare: una nuova forma di Info-Ops
Questa storia ci conferma che non siamo di fronte solo alla propaganda di stampo più classico, né esclusivamente ad azioni di disinformazione. Siamo, semmai, di fronte ad operazioni di influenza inserite in una più ampia strategia di guerra cognitiva, volte a logorare volontà, coesione e capacità decisionale degli attori occidentali.
Per capire di cosa stiamo parlando è necessario dare una definizione di “guerra cognitiva”, così come è definita nei testi dottrinari della Nato, ovvero «una forma non convenzionale di guerra che utilizza strumenti cibernetici per alterare i processi cognitivi dell’avversario, sfruttare bias mentali o meccanismi di pensiero riflessivo, provocare distorsioni cognitive, influenzare i processi decisionali e ostacolare l’azione, con effetti negativi sia a livello individuale sia collettivo»18.
Quanto appena definito è variamente presente nella tradizione dottrinale e para-dottrinale russa. Si pensi, anzitutto, a Vladimir Lefebvre e ai suoi studi sul reflexive control, una logica di influenza che mira a far sì che l’avversario, sulla base delle informazioni e dei vincoli cognitivi che gli vengono presentati, prenda “da sé” la decisione desiderata dall’attaccante. Un’applicazione pratica di tale teoria, l’abbiamo vista nel primo anno di guerra allorché la minaccia di uso di bombe nucleari tattiche, ha ritardato l’invio a Kiev di HIMARS ed F16.
Si pensi poi, soprattutto, a Igor Panarin, che propone una visione di tali azioni come guerra informativo-psicologica orientata al decision-making. L’obiettivo non è soltanto diffondere messaggi, ma agire sui processi di formazione delle decisioni e sulla tenuta della volontà politica. In tale quadro, l’informazione diventa strumento per produrre confusione, sfiducia e disallineamento tra popolazione ed élite, o tra alleati, fino a rendere costoso e instabile il sostegno a una linea strategica prolungata.
La narrazione dell’inevitabile: meccanismi social di propagazione
Ma come avviene questa “manipolazione cognitiva”?
Un report pubblicato da CNA19, offre un’analisi approfondita del ruolo giocato da bot e botnet sui social media, primo terreno di conquista nella battaglia per le menti. L’approccio adottato dal rapporto si distingue per almeno tre elementi, non si concentrarsi esclusivamente sui contenuti veicolati, ma sulle attività e sulle funzioni svolte dai bot all’interno delle conversazioni online, proporre una tassonomia operativa degli usi dei bot e, infine, collocare il tema dei bot nel più ampio quadro delle operazioni informative e della competizione strategica.
I bot, definiti come software automatizzati in grado di simulare comportamenti umani sulle piattaforme social, quali la pubblicazione di contenuti, la condivisione, il commento o l’interazione con altri utenti, allorché operanti in modo coordinato, divengono una “botnet”, ovvero reti di account automatizzati che agiscono in maniera sincronizzata.
I bot, secondo la tassonomia del CNA, possono innanzitutto distribuire contenuti, condividendo materiali di qualsiasi tipo. Possono poi amplificare messaggi o utenti, aumentandone artificialmente la visibilità e la portata. Possono quindi provocare distorsioni delle conversazioni, alterando l’equilibrio tra posizioni diverse e rendendo alcune voci sproporzionatamente dominanti. I bot possono inoltre praticare forme di hijacking, appropriandosi di hashtag o thread per deviare il discorso verso altri temi, oppure ricorrere al flooding, inondando uno spazio comunicativo di messaggi al fine di sommergere contenuti concorrenti. Infine, attraverso attività di fracturing, possono frammentare una conversazione in sottogruppi separati, riducendo la possibilità di un confronto condiviso. L’AI ovviamente amplifica tali capacità.
Il rapporto sottolinea come la capacità di influenza dei bot non dipende necessariamente dalla diffusione di contenuti falsi, ma dalla loro abilità nel modificare le dinamiche della conversazione, le percezioni di consenso e la visibilità relativa delle posizioni in campo. In questa prospettiva, i bot si configurano il veicolo principale per la diffusione delle narrazioni dell’inevitabile.
La narrazione dell’inevitabile: struttura e funzione semiotica di TV e influencer
Ma se i bot sono il veicolo, dove originano le narrazioni e gli story-telling? Ebbene, l’origine è direttamente nella Presidenza e nel Ministero degli Esteri russo, il centro che definisce la linea. Queste narrazioni, oltre che sui bot, vengono parallelamente amplificate dal sistema dei media organizzato intorno alla Tass, a Rossiya Segodnya (gruppo mediatico state-controlled che include RIA Novosti e Sputnik) e a Rossiya 1 (dove va in onda il seguitissimo talk-show serale di Vladimir Solovyov).
È qui che si formano le narrazioni orientate a dire che “l’Ucraina sta perdendo”, che “non può vincere” e, più radicalmente, che “non avrebbe mai dovuto combattere” data la presunta sproporzione di forze. In questa cornice viene confezionata una narrazione spesso sentita nei nostri talk: la responsabilità delle vittime civili è attribuibile ai missili e ai droni che Mosca lancia sistematicamente sul territorio ucraino, bensì alla “stupidità” o all’irrazionalità ucraina nel voler resistere. Il conflitto viene così spostato dal piano strategico, a un piano quasi metafisico, quello del destino.
Dai talk-show russi ai media occidentali: meccanismi di veridizione
Ogni processo di legittimazione, tuttavia una “veridizione” semiotica. Tale termine è riferibile al lessico di Algirdas Julien Greimas, che chiarisce come esso «non riguarda la verità degli enunciati, ma le modalità secondo cui un discorso si presenta come vero» (1979)20.
In senso strettamente greimasiano, dunque, la verità non è un dato fattuale ma un effetto discorsivo. Ciò che conta non è se un enunciato sia vero, ma come esso venga fatto apparire tale. Nella trasposizione socio-mediale di questo impianto teorico, tale funzione viene incarnata da specifici attori e dispositivi, leader politici, commentatori televisivi, testate giornalistiche, format di prime time, che operano come “agenti di veridizione”, cioè come garanti della credibilità pubblica del discorso21.
La narrativa dell’inevitabilità è riprodotta soprattutto da amplificatori inconsapevoli, non da agenti diretti22. Le motivazioni possono essere ideologiche (anti Ue, anti Nato), mediatiche (fare ascolti polarizzando), cognitive (bias o assuefazione) o elettorali. L’effetto non è la persuasione, ma l’erosione progressiva dello spazio del reale. Comprenderne i meccanismi non significa quindi negare la complessità della guerra, ma distinguere tra analisi strategica e resa cognitiva, una distinzione ormai centrale per la resilienza politica e democratica.
Note
- SWG, Radar, 12-18 maggio, https://www.swg.it/pa/attachment/682c339b917e6/Radar_Radar%20SWG%2C%2012%20-%2018%20maggio%202025.pdf
- YouTrend per SkyTG24, https://tg24.sky.it/mondo/2025/12/10/sondaggio-guerra-ucraina
- Institute for the Study of War (ISW)
- AA.VV., Russian Offensive Campaign Assessment, November 19, 2025, https://understandingwar.org/research/russia-ukraine/russian-offensive-campaign-assessment-november-19-2025/
- AA.VV, Russian Offensive Campaign Assessment, December 9, 2025, https://understandingwar.org/research/russia-ukraine/russian-offensive-campaign-assessment-december-9-2025/
- Center for Strategic and International Studies (CSIS)
- S. G. Jones and R. McCabe, Russia’s Battlefield Woes in Ukraine, 3 giugno 2025, https://www.csis.org/analysis/russias-battlefield-woes-ukraine
- Royal United Services Institute (RUSI)
- J. Watling, Ukraine Prepares for a Russian Summer Offensive, 20, maggio 2025, https://www.rusi.org/explore-our-research/publications/commentary/ukraine-prepares-russian-summer-offensive
- Per Info-Ops (o anche IO), nella definizione dottrinaria a livello NATO contenuta nell’Allied Joint Doctrine for Information Operations (AJP-3.10), si intendono: “Attività coordinate e sincronizzate che utilizzano abilità legate all’informazione per produrre effetti voluti sul comportamento, sulle percezioni e sulle capacità di avversari o altri attori, integrandole con le altre linee di operazione […].”
- Terminologia non presente nei manuali dottrinari della NATO e ideata dall’autore per descrivere il fenomeno argomentato nel presente paper.
- La conquista di Pokrovsk è stata rivendicata direttamente da Putin che il 2 dicembre scorso ha affermato di esserne stato informato dai suoi comandanti militari.
- Al Jazeera, Footage shows Russian troops raising flag over Pokrovsk, claiming control, 3 dicembre 2025, https://www.aljazeera.com/video/newsfeed/2025/12/3/footage-shows-russian-troops-raising-a-flag-over-pokrovsk-as-moscow-claims
- AA.VV., Russian Offensive Campaign Assessment, November 21, 2025, https://understandingwar.org/research/russia-ukraine/russian-offensive-campaign-assessment-november-21-2025
- Intelligence di Kiev
- In particolare, il 425° Reggimento d’assalto “Skelja”
- Su tale azione è necessario segnalare alcuni dubbi portati da alcuni analisti indipendenti, si veda: @DeepStateUA del 2 dicembre 2025, https://t.me/DeepStateUA/22827
- F. du Cluzel, Cognitive Warfare, NATO ACT – Innovation Hub, 2020
- Center for Naval Analyses (CNA)
- Greimas e Courtés, Sémiotique. Dictionnaire raisonné de la théorie du langage, 1979
- Greimas non usa il termine “agenti”, esso è emerso da elaborazioni successive degli studi sulla veridizione, intesi come estensione socio-mediale dei ragionamenti greimesiani.
- Non si può escludere a priori che la Russia abbia in Italia e in Ue, agenti di influenza stipendiati, ma tale evidenza non è ad oggi provata da alcuna inchiesta.