A Belém cresce la tensione diplomatica a causa della mancata plenaria sulla Mutirão Decision, che la presidenza brasiliana aveva annunciato di convocare per mercoledì sera al fine di sbloccare l’impasse e avvicinare le Parti a un primo accordo politico. André Corrêa do Lago è ancora impegnato in una fitta attività di shuttle diplomacy, facendo leva – secondo quanto riferito da diversi delegati – sul coinvolgimento diretto del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, nel tentativo di ricomporre le principali divergenze.
Mentre le delegazioni sono rimaste blindate per l’intera giornata nelle sale dei negoziati, fuori, la COP30 si è svolta sui temi ‘Agricoltura, sistemi alimentari e sicurezza, pesca e agricoltura familiare, donne, genere, afro-discendenti e turismo’. Leader politici, delegati e società civile hanno discusso su come trasformare i sistemi alimentari in modo sostenibile e resiliente. Obiettivo della giornata è stato quello di mostrare come la tutela del territorio, la valorizzazione della leadership femminile e la diffusione di pratiche basate su evidenze scientifiche possano tradurre le ambizioni climatiche in miglioramenti tangibili per agricoltori, famiglie e comunità. Per contrastare il fenomeno della degradazione del suolo (che oggi riguarda il 20% delle terre), è stata presentata l’iniziativa globale RAIZ (Resilient Agriculture Investment for Net-Zero Land Degradation) per mobilitare risorse finanziarie pubbliche e private. Sul fronte delle politiche di genere, il Brasile ha promosso il suo Protocol for Women and Girls in Climate Emergencies, riaffermando come l’uguaglianza di genere sia fondamentale per la resilienza e la protezione delle comunità.
I fatti salienti
Guterres e Lula spingono sui negoziatori alla COP30 mentre la scadenza si avvicina
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e il presidente brasiliano Lula sono a Belém per spingere i negoziatori a trovare un compromesso sul Belém political package. Il programma provvisorio di Lula prevede incontri con i negoziatori dell’Unione Europea, dei Paesi emergenti dell’America Latina, del Medio Oriente e dell’Asia, nonché dei piccoli Stati insulari e dei Paesi africani. La giornata di mercoledì è stata a lungo promossa dalla presidenza come definitiva nella chiusura dei negoziati; delegati e osservatori hanno però atteso invano sia il testo, che era stato promesso in mattinata, sia la plenaria serale, a cui nessun cenno è stato fatto. L’ottimismo della presidenza brasiliana di chiudere i temi più caldi e dibattuti con due giorni di anticipo, calando il martelletto su un testo già di mercoledì, è caduto nel silenzio.
Transizione dai combustibili fossili: la posizione europea
Nella conferenza stampa di mercoledì mattina, il Commissario europeo per il clima Wopke Hoekstra ha confermato con chiarezza che l’Unione europea ‘sostiene e apprezza‘ l’idea di una roadmap globale per la transizione dai combustibili fossili, a condizione che non resti un’iniziativa ‘di soli europei e pochi altri’, ma diventi un impegno condiviso dal maggior numero possibile di Paesi. Nella speranza di ampliare la coalizione dei Paesi sostenitori, Hoekstra ha aggiunto che l’Ue rimane flessibile sul linguaggio (‘possiamo anche parlare di un piano e non necessariamente di una roadmap‘). Ha ricordato inoltre che la transizione energetica può procedere di pari passo con crescita e prosperità, come dimostrato dal pacchetto ‘Fit for 55′ adottato nel 2021, che punta a ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Martedì, una coalizione storica di 82 Paesi – comprendente anche produttori di petrolio e gas come Brasile, Norvegia e Messico – ha dichiarato pubblicamente il proprio sostegno politico per una transizione globale dai combustibili fossili. Tuttavia, il peso strutturale della coalizione resta limitato: nel complesso rappresenta soltanto il 7% della produzione mondiale di energia da combustibili fossili, lasciando fuori i grandi esportatori responsabili della quota dominante del mercato. Tra i firmatari, grandi assenti europei, Italia e Polonia.
L’Ucraina chiede alla Russia 37 miliardi di euro (43 miliardi USD) per riparazione climatica legata ai danni della guerra
Il Vice Ministro dell’Economia, dell’Ambiente e dell’Agricoltura dell’Ucraina, Pavlo Kartashov, intervenendo al Segmento di Alto Livello, ha rilasciato una dichiarazione di forte portata giuridica, politica e ambientale: per la prima volta, uno Stato annuncia l’intenzione di rivolgersi al Registro dei danni causati dall’aggressione russa – istituito dal Consiglio d’Europa nel 2023 per documentare e verificare perdite materiali, ambientali e umanitarie – per richiedere una compensazione per i danni climatici subiti a causa di un conflitto armato. Tramite una contabilizzazione precisa delle emissioni di gas serra generate in ogni settore – mezzi di trasporto militari, incendi boschivi, distruzione di edifici – è stato rilevato che il conflitto, a partire da febbraio 2022, ha generato emissioni globali di riscaldamento pari a 237 milioni di tonnellate di CO2eq. Parallelamente, Kartashov ha ribadito i fermi impegni ambientali dell’Ucraina: azioni che si articolano in una legge quadro nazionale sul clima, un obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 e un nuovo NDC con un obiettivo di riduzione delle emissioni superiore al 65% entro il 2035.
COP31: Australia rinuncia a ospitare il vertice, la Turchia sarà il Paese ospitante ma Canberra guiderà la Conferenza
Dopo oltre un anno di stallo, è arrivata la svolta sulla sede della COP31: l’Australia ha annunciato di aver ceduto i diritti di ospitare il vertice alla Turchia, sbloccando una situazione che minacciava di far ricadere l’organizzazione della prossima COP su Bonn. A comunicarlo è stato il ministro australiano per il Clima e l’Energia, Chris Bowen, intervenuto mercoledì a Belém. In un compromesso definito ‘necessario per proteggere il multilateralismo in un momento delicato’, Bowen ha precisato che l’Australia manterrà comunque la presidenza della COP31, con pieni poteri per guidare i negoziati, coordinare le consultazioni tra le Parti, preparare i testi negoziali ed elaborare la decisione finale di copertura. L’accordo prevede anche che il Pacifico, che ha collaborato alla candidatura dell’Australia, ospiti un vertice pre-COP.
Minerali critici, la prima storica nei testi COP incontra subito un fronte di opposizione
La scorsa settimana, per la prima volta nella storia dei negoziati ONU sul clima, i ‘minerali di transizione’ sono comparsi in una bozza ufficiale: il riferimento, inserito nel Work Programme sulla Just Transition, riconosce i rischi ambientali e sociali legati all’intera filiera dei materiali necessari per tecnologie pulite, dal litio al cobalto, fino alle terre rare. Il tema si è rivelato subito divisivo: secondo fonti negoziali, la Cina – attore dominante nella raffinazione dei minerali critici, con oltre il 70% del litio globale, il 78% del cobalto e oltre il 90% delle terre rare (secondo i dati dell’IEA) – si oppone fermamente alla loro inclusione nel testo. Anche la Russia sembra essere contraria all’attuale formulazione del testo, in particolare al passaggio che richiama il lavoro del gruppo di esperti ONU, secondo cui i diritti umani devono essere ‘al centro’ dell’estrazione dei minerali critici. La menzione rimane quindi tra parentesi quadre, segnalando un equilibrio ancora delicato: da un lato l’esigenza di garantire una transizione pulita che sia anche etica e sostenibile, dall’altro le sensibilità geopolitiche dei Paesi che controllano segmenti cruciali delle filiere globali.
Definizione di genere, è scontro
Un tema rimasto ancora controverso è quello del genere, con discussioni aperte sulla possibilità di adottare un piano d’azione che tenga in considerazione le differenze di genere nel cambiamento climatico. Alcuni Stati, tra cui Paraguay, Argentina, Iran, Vaticano, Indonesia e Malesia, in controtendenza rispetto alla maggioranza dei Paesi, sostengono una visione di genere basata sull’identità biologica. La questione è diventata così delicata che la presidenza brasiliana ha deciso di non affrontarla nei negoziati tecnici per portarla a livello politico: ora sono i ministri ad essere incaricati di trovare un compromesso.
Foreste, fertilizzanti e produttività agricola: due iniziative per trasformare i sistemi alimentari
Grazie alla pubblicazione del nuovo report Climate and ecosystem service benefits of forests and trees for agriculture, firmato da FAO, Stockholm Environment Institute, Conservation International e The Nature Conservancy il legame tra agricoltura, ecosistemi e clima è stato portato all’attenzione generale. Lo studio evidenzia come foreste e alberi rappresentino un pilastro spesso trascurato nelle politiche agricole: il ripristino di metà delle foreste tropicali perdute potrebbe ridurre la temperatura del suolo fino a 1°C, con benefici diretti per le colture e la resilienza degli ecosistemi. In questa stessa direzione si inserisce l’annuncio congiunto di Brasile e Regno Unito del Plan to Accelerate Fertilisers Solutions, un’iniziativa internazionale per favorire l’adozione di fertilizzanti a basse emissioni. Il piano prevede anche strumenti basati su Intelligenza Artificiale per aiutare gli agricoltori a ottimizzare l’uso dei fertilizzanti, riducendo impatti ambientali e migliorando la produttività.
Le dichiarazioni più importanti
Lídia Pereira (Capo della delegazione del Parlamento europeo): «Dobbiamo costruire politiche con le persone e per le persone, non contro di loro. Ambiente ed economia non sono nemici: possono procedere insieme.» Intervenendo durante la conferenza stampa dell’Ue, Pereira ha sottolineato come la transizione ecologica debba essere accompagnata da misure che garantiscano prosperità, equità e partecipazione sociale. Ha ricordato che le politiche climatiche europee – dal Green Deal alla legge sul clima fino al pacchetto Fit for 55 – dimostrano che decarbonizzare e crescere economicamente non solo è possibile, ma rappresenta la strada più solida per un futuro competitivo e sostenibile.
Márcia Lopes (Ministra delle Donne brasiliana): «Non esiste giustizia climatica senza giustizia di genere.» Il dibattito della giornata si è concentrato anche sul ruolo delle donne e della giustizia di genere: in questo contesto è intervenuta la Ministra Márcia Lopes all’evento ‘Disegnando il futuro: donne, clima e giustizia alla COP30’. ‘La scienza, i dati e i territori ci dimostrano ogni giorno che le donne sono le più colpite dalla mancanza d’acqua, dall’incertezza alimentare, dalla perdita di reddito e dall’aumento della violenza durante i disastri’, ha affermato Márcia Lopes.
Ana Carolina Querino (Rappresentante di UN Women in Brasile): «I dati disaggregati sulla questione di genere devono essere parte integrante delle azioni climatiche.» La giornata dedicata al tema di donne e genere alla COP30 ha visto il coinvolgimento anche di Ana Carolina Querino, rappresentante di UN Women in Brasile. «È importante portare alla luce come gli effetti del cambiamento climatico si manifestano e si concretizzano nella vita delle donne, affinché le soluzioni non siano universali, ma specifiche. Perché, se da una parte le donne sono maggiormente colpite da questi effetti, grazie alla loro resilienza stanno anche sviluppando soluzioni diversificate: quando le donne partecipano alla gestione ambientale, i risultati possono essere più efficaci e inclusivi», ha sottolineato.