Mentre proseguono le proteste pacifiche delle delegazioni dei popoli indigeni – che ieri mattina hanno bloccato per ore l’accesso alla Zona Blu prima di essere ricevuti dal presidente della COP30, André Corrêa do Lago – i negoziati continuano ad avanzare. Sabato segnerà la chiusura della prima settimana di lavori, con l’adozione dei testi (per lo più tecnici) finora negoziati. In assenza di un accordo su alcuni dossier, le decisioni verranno rinviate alla sessione intermedia di Bonn, prevista per giugno. A Belém, l’attenzione della giornata di ieri si è concentrata sulla trasformazione dei sistemi che sostengono l’economia globale e la vita delle comunità: energia, industria e finanza. Capi di Stato e di governo, insieme a rappresentanti del mondo imprenditoriale, finanziario e della società civile, discutono su come accelerare la transizione energetica sfruttando innovazioni tecnologiche, cooperazione internazionale e nuovi investimenti. Tutti gli attori hanno firmato la Declaration on Global Green Industrialization, che punta a promuovere una visione condivisa e multilaterale per accelerare la decarbonizzazione dell’industria pesante e lo sviluppo industriale sostenibile, con un’attenzione particolare ai Paesi in via di sviluppo. L’impegno alla decarbonizzazione di un settore ad alta intensità energetica come il trasporto marittimo è stato al centro del panel The Future of Energy in Shipping. Parallelamente, il tema delle infrastrutture e dello stoccaggio energetico – elementi cruciali per sostenere l’elettrificazione globale – è stato affrontato nell’iniziativa Global Grids and Storage Implementation Coordinating Council.
I fatti salienti
Variazioni sul tema: lo stato dei negoziati
La COP30 entra in una fase di stallo a causa della mancata convergenza sui quattro temi chiave di: finanza misure commerciali unilaterali, NDC e trasparenza. Nelle consultazioni serali, le Parti hanno riconosciuto gli sforzi compiuti e la crucialità di agire nell’ambito del multilateralismo come unica cornice possibile di cooperazione internazionale; non sono mancati però gli appelli dei gruppi arabo e africano, LMDC, AOSIS, AILAC e LDCs sulla necessità di discutere approfonditamente il capitolo della finanza. La presidenza ha invitato a parlare gli observers, che nei negoziati hanno generalmente poche possibilità di intervenire.
Nel frattempo, la prima bozza sui mercati internazionali del carbonio (Articolo 6.4 dell’Accordo di Parigi) è stata ritirata durante la notte, a dimostrazione delle profonde divisioni ancora irrisolte. Il testo aveva riacceso il dibattito su temi sensibili: dai limiti di mandato e requisiti di trasparenza dell’organo di supervisione, alla proroga della fase transitoria dal Clean Development Mechanism, fino alle regole sulla non permanenza e sulle soluzioni basate sulla natura. Rimane inoltre aperta la discussione su come formulare l’invito ai Paesi a utilizzare i crediti di carbonio nei propri piani climatici nazionali – se ‘invitare’, ‘sollecitare’ o ‘incoraggiare’ – una scelta che sembra linguistica, ma che comporta conseguenze politiche rilevanti.
È circolato anche un testo provvisorio sulla riforma delle Conferenze delle Parti, che invita Turchia e Australia a raggiungere un accordo sulla sede della COP31 e accoglie la decisione dell’Etiopia di ospitare la COP32.
La presidenza brasiliana ha infine espresso fiducia sul numero in costante crescita di NDC presentati (115 su quasi 200 Paesi).
Debutto dei minerali critici nei testi negoziali
Per la prima volta nella storia delle COP, i minerali di transizione compaiono in una bozza ufficiale. Una nota informale pubblicata venerdì, parte del Work Programme sulla Just Transition, riconosce i rischi ambientali e sociali legati all’espansione delle catene di approvvigionamento per le tecnologie energetiche pulite, dall’estrazione alla lavorazione dei minerali critici. Il testo richiama inoltre i principi delle Nazioni Unite sulla tutela dei diritti umani lungo l’intera filiera mineraria. La proposta, avanzata dal Regno Unito e sostenuta da Australia e Unione europea, è stata accolta con favore dagli attivisti, che l’hanno definita ‘un passo fondamentale‘ per colmare una storica lacuna nelle discussioni sull’energia pulita.
Global StockTake, la coppia Norvegia-Arabia Saudita
La Presidenza brasiliana ha reso noto la coppia ministeriale che seguirà nella seconda settimana della Conferenza il dossier relativo al Global StockTake: si tratta di Norvegia e Arabia Saudita, due Paesi produttori di petrolio. Gli altri abbinamenti sono: Gambia e Germania, al lavoro sull’adattamento; Egitto e Spagna, che lavorano sulla mitigazione, cioè sulla riduzione delle emissioni; Messico e Polonia, che lavorano per una transizione giusta, ossia per il passaggio a un’economia pulita equa; Australia e India, al lavoro sul trasferimento di tecnologie pulite dai Paesi ricchi a quelli poveri; Cile e Svezia, che lavorano sul tema della parità di genere.
Finanza per l’adattamento: una questione di giustizia
L’adattamento non è solo una sfida tecnica, ma prima di tutto un tema di giustizia climatica. Climate Action Network ha denunciato l’insufficiente ambizione su riduzione delle emissioni, finanza climatica e transizione giusta, ricordando che i negoziati restano bloccati sugli stessi nodi irrisolti da anni. In questo quadro, la proposta del Belém Action Mechanism (BAM) per la transizione giusta è vista come uno dei possibili risultati chiave della COP30. Il punto cruciale è garantire che gli indicatori del GGA non diventino esercizi puramente politici: senza finanziamenti adeguati, soprattutto per l’Adaptation Fund, restano obiettivi irraggiungibili per i Paesi più vulnerabili.
La tavola rotonda ministeriale sul progetto Belém 4X Pledge e il lancio del Clean Energy Ministerial Future Fuels Action Plan
Si tratta di un’iniziativa proposta dall’Italia insieme a Brasile, Giappone e India che ha l’obiettivo di quadruplicare l’uso globale di combustibili sostenibili entro il 2035. Nel corso dell’evento ministeriale di alto livello di presentazione del progetto è stato lanciato anche il Clean Energy Ministerial Future Fuels Action Plan, ovvero la piattaforma di attuazione che riunisce governi, industrie e finanza per incrementare la produzione e l’uso di energia rinnovabile, soprattutto in alcuni settori economici chiave.
Le utility di tutto il mondo aumentano gli investimenti nella transizione energetica
Le utility globali della Utilities for Net Zero Alliance (UNEZA) hanno annunciato piani di investimento annuali aggiornati che vedranno la loro spesa per la transizione energetica salire a 148 miliardi di dollari all’anno, rispetto alle ambizioni precedentemente dichiarate di 117 miliardi di dollari. Un gruppo di aziende leader a livello mondiale mobiliterà oltre 1000 miliardi di dollari in investimenti per la transizione energetica fino al 2030.
Il 78% delle aziende italiane è consapevole che proteggere la natura rafforza la resilienza del proprio modello di business
Lo rivela il nuovo studio «Le aziende italiane e la tutela del capitale naturale per contrastare il cambiamento climatico», promosso dal Global Compact Network Italia in collaborazione con The European House-Ambrosetti e l’Università Ca’ Foscari Venezia, presentato presso il Padiglione Italia. La ricerca, che analizza 169 grandi aziende italiane sottoposte all’obbligo di rendicontazione di sostenibilità, mostra però come ancora solo il 42% delle imprese monitori in modo sistematico gli impatti delle proprie attività su biodiversità ed ecosistemi.
Le dichiarazioni più importanti
Siddhartha Sinha (UNHCR): «I rifugiati spesso vivono in prima linea con condizioni climatiche estreme». I rifugiati spesso si trovano ad affrontare eventi estremi come inondazioni o siccità, e la perdita di risorse naturali necessarie per la sopravvivenza: lo ha dichiarato Sinha, Head of Innovative Financing dell’UNHCR, presentando il nuovo Fondo per la protezione ambientale dei rifugiati (REP).
Claudia Rubio Giraldo (Women’s Environment and Development Organization): «Un piano di genere senza risorse è un piano che non può essere attuato.» Intervenendo sulle trattative in corso, Rubio ha sottolineato l’importanza di un approccio collaborativo, ma ha avvertito che senza finanziamenti adeguati qualsiasi sforzo per rafforzare l’equilibrio di genere e l’inclusione delle donne nell’azione climatica rischia di fallire. Le organizzazioni chiedono accesso diretto ai fondi e l’inserimento della dimensione di genere nei negoziati sulla finanza climatica, ricordando che il nuovo piano, composto da circa 30 attività, richiederà un impegno costante per i prossimi dieci anni.
La protesta del popolo Munduruku: «Siamo i guardiani dell’Amazzonia, ascoltateci». Per alcune ore una cinquantina di manifestanti, appartenenti al popolo indigeno Munduruku, ha bloccato l’ingresso della Zona Blu, chiedendo un incontro con il presidente brasiliano Lula. «La foresta non è in vendita. E noi siamo i guardiani del clima», hanno affermato, chiedendo che l’Amazzonia non venga coinvolta nella costruzione di infrastrutture e grandi opere.