COP30, Bollettino – Giorno 2

11/11/2025 - Belém - Indigenous people participate in the opening of the COP Village during the 30th Conference of the Parties (COP30). Photo by Raimundo Pacco/COP30

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Beatrice Ala, Cristina El Khoury, Alessandra Favazzo

Data

12 Novembre 2025

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12 Novembre 2025

ARGOMENTO

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A Belém, dopo l’approvazione dell’agenda ufficiale, entrano finalmente nel vivo i lavori di COP30. Restano per ora in sospeso alcuni temi complessi per consentire l’avvio dei negoziati su questioni meno controverse. Al centro del dibattito di martedì figurano i focus tematici su adattamento, città, infrastrutture, acqua, rifiuti, economia circolare, scienza e tecnologia e intelligenza artificiale. La presidenza brasiliana, nel suo intento di fare di questa la ‘COP dell’attuazione’, ha posto particolare attenzione sui progressi dell’azione climatica a livello urbano e locale con l’obiettivo di valorizzare il ruolo delle amministrazioni locali e subnazionali nel tradurre l’ambizione globale in risultati concreti: abitazioni più sicure di fronte agli eventi estremi, acqua e aria più pulite, comunità più inclusive.

La giornata si è chiusa con momenti di tensione davanti al centro conferenze, dove alcuni rappresentanti dei popoli indigeni hanno forzato l’ingresso per chiedere maggiore tutela dei territori amazzonici e un impegno più deciso nella transizione energetica. Gli scontri con la sicurezza, durati pochi minuti, hanno però ricordato quanto sia urgente tradurre le promesse in azioni concrete.

I fatti salienti

Dalla plenaria un appello all’attuazione e alla cooperazione

La seconda giornata si è aperta con un appello corale all’accelerazione dell’attuazione e al rafforzamento della fiducia tra le Parti. L’Australia, a nome dell’Umbrella Group, ha ricordato che l’Accordo di Parigi sta funzionando, ma che è necessario aumentare l’ambizione e garantire risorse adeguate. Dal fronte dei Paesi in via di sviluppo è emersa la richiesta di un salto politico e operativo. Il Venezuela ha ricordato che le azioni restano insufficienti e che la ‘COP della verità’ deve tradursi in misure concrete, fondate su multilateralismo e solidarietà. Un appello condiviso dall’AOSIS, che ha sottolineato l’urgenza di risultati tangibili su mitigazione, cooperazione internazionale e trasferimento tecnologico, e dai Like-Minded Developing Countries (LMDCs), che hanno richiamato la necessità di colmare il divario della finanza per l’adattamento e di presentare nuovi Piani nazionali di adattamento (NAPs). Molti interventi hanno evidenziato anche l’esigenza di un equilibrio tra ambizione e capacità di attuazione. La Colombia, per l’AILAC, ha richiamato il ruolo cruciale dell’Amazzonia e dei popoli indigeni, sottolineando che la fiducia nel processo multilaterale passa dall’accessibilità ai fondi e una reale giustizia climatica.

Primi passi per la Coalition for High Ambition Multilevel Partnerships (CHAMP)

Durante la sessione ministeriale sull’urbanizzazione e i cambiamenti climatici sono stati lanciati il Plan to Accelerate the Solution (PAS) e il nuovo quadro della CHAMP, co-guidata da Brasile e Germania fino al 2027. Nata alla COP28, la coalizione riunisce governi nazionali e locali per promuovere una governance climatica multilivello. Con l’adesione di 77 Paesi e dell’Unione europea, CHAMP punta a integrare entro il 2030 la cooperazione tra territori e politiche climatiche nei piani nazionali di attuazione dell’Accordo di Parigi.

Cina, emissioni di CO₂ invariate o in calo negli ultimi 18 mesi

Negli ultimi diciotto mesi, le emissioni di CO₂ della Cina sono rimaste stabili e in alcuni mesi persino in calo. Secondo un’analisi pubblicata da Carbon Brief, nel terzo trimestre del 2025 le emissioni del settore energetico sono risultate invariate rispetto all’anno precedente, proseguendo una tendenza iniziata a marzo 2024. Si tratta, tuttavia, di un equilibrio delicato, sostenuto da tendenze contrastanti tra i diversi settori dell’economia che spiegano lo stallo complessivo delle emissioni. A trainare il miglioramento è stata la forte espansione delle fonti rinnovabili, con un incremento del 46% nella produzione di energia solare e dell’11% in quella eolica rispetto al 2024. Anche il settore dei trasporti mostra segnali positivi: la rapida diffusione dei veicoli elettrici ha contribuito a una riduzione del 5% delle emissioni di CO₂ legate alla mobilità, indicando un lento ma concreto spostamento verso modelli di consumo energetico più sostenibili.

Verso le prossime COP: Etiopia per il 2027, incognita sulla sede di COP31

La candidatura di Addis Abeba per ospitare la COP32, presentata lo scorso settembre e sostenuta all’unanimità dal Gruppo africano, è stata ufficializzata nella plenaria del mattino e ha prevalso su quella della Nigeria. Resta invece ancora aperta la scelta della sede della COP31, attualmente contesa tra Turchia e Australia (che si candida in partnership con le Isole del Pacifico). Il presidente della COP30, André Corrêa do Lago, avrebbe invitato le due delegazioni a raggiungere un accordo ‘a porte chiuse’ per evitare ulteriori stalli. Se non dovesse emergere una decisione condivisa, la riunione del 2026 potrebbe tornare a Bonn sotto la presidenza brasiliana

Response Plan: il veicolo della cooperazione internazionale per ambizione e finanza

La consultazione presidenziale pomeridiana sui quattro temi sensibili ha chiamato le Parti a condividere proposte e spunti costruttivi nello spirito di Mutirão globale. La maggioranza delle Parti ha infatti accolto la proposta dell’AOSIS di elaborare un Response Plan globale, una sorta di piano collettivo per rafforzare le sinergie tra ambizione climatica, finanza e attuazione degli NDC. L’obiettivo è integrare la pianificazione finanziaria nelle revisioni nazionali e accelerare l’implementazione dell’Accordo di Parigi attraverso una cooperazione internazionale più efficace. L’Unione europea ha espresso sostegno all’iniziativa, sottolineando l’esigenza di una maggiore coerenza tra finanza e obiettivi climatici: ha richiamato l’importanza del Nuovo Obiettivo Quantificato Collettivo (NCQG) per mobilitare risorse pubbliche e private in modo coordinato, insistendo sulla necessità di rafforzare la cooperazione internazionale e sforzi comuni per la transizione energetica. Anche diversi Paesi in via di sviluppo hanno condiviso la necessità di un approccio collettivo, ma hanno evidenziato che la finanza rimane il nodo cruciale dell’attuazione. I Like-Minded Developing Countries (LMDCs) hanno chiesto una discussione approfondita sull’Articolo 9.1 dell’Accordo di Parigi e proposto un programma di lavoro triennale fino al 2028 per collegare l’Articolo all’attuazione del Global Stocktake. Il Gruppo africano e il Gruppo Arabo hanno insistito sul carattere giuridicamente vincolante dell’Articolo 9.1 e sull’urgenza di affrontare temi strutturali come il costo del capitale e l’accesso ai fondi per l’adattamento, ribadendo che senza risorse certe l’ambizione rischia di restare solo sulla carta. «Ogni veicolo ha bisogno di carburante, e il carburante è la finanza», ha affermato il delegato saudita, ricordando che l’accesso ai fondi deve essere garantito a tutti e che le misure commerciali unilaterali rappresentano un ostacolo non solo al commercio, ma anche allo sviluppo delle tecnologie verdi. Pechino ha ribadito che le tali misure devono essere discusse nell’ambito dell’UNFCCC, non solo in sedi parallele. 

Il Fondo per Perdite e Danni invita a presentare nuove proposte

A Belém è diventato operativo il Fondo per Perdite e Danni, istituito a COP28 e frutto dell’accordo raggiunto tre anni fa a Sharm el-Sheikh. Il fondo inizierà a ricevere richieste di sostegno entro metà dicembre, con una dotazione iniziale di 250 milioni di dollari destinata a progetti che affrontano una vasta gamma di impatti climatici. Evans Njewa, presidente del gruppo dei Paesi meno sviluppati (LDCs), ha accolto l’annuncio come «un passo concreto verso la giustizia, atteso da tempo dalle comunità in prima linea», invitando a garantire un accesso rapido e semplice ai fondi. Tuttavia, le risorse disponibili restano ben lontane dai bisogni stimati: entro il 2030 i Paesi in via di sviluppo potrebbero necessitare di 200-400 miliardi di dollari l’anno, a fronte di soli 788 milioni finora promessi

Le dichiarazioni più importanti

António Guterres (Segretario Generale dell’Onu): «Oltre 2 miliardi di persone al mondo senza acqua potabile». «Oltre due miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile e l’aumento della temperatura aggrava queste vulnerabilità, causando malattie, mortalità e sfollamenti». L’allarme è stato lanciato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che ha invitato a considerare il tema dell’acqua – tra gli argomenti in agenda oggi – essenziale nell’ambito dell’azione climatica. «Abbiamo bisogno di investimenti coraggiosi in sistemi idrici resilienti per rendere l’acqua, i servizi igienico sanitari e l’igiene una realtà sicura per tutti», ha aggiunto.

Gavin Newsom (governatore democratico della California): «Riconosciamo le nostre responsabilità. Non sono ingenuo riguardo alle sfide davanti a noi: l’America deve essere all’altezza della sfida e dei concorrenti a livello globale». Intervenuto nella conferenza stampa serale, Newsom ha colmato il vuoto diplomatico lasciato dagli Stati Uniti. Nel corso di un evento tenutosi a San Paolo, in Brasile, Newsom aveva già sottolineato i risultati ottenuti dalla California: «La California sta dimostrando che l’azione per il clima, la crescita delle imprese, il sostegno ai lavoratori e i posti di lavoro ben retribuiti vanno di pari passo. La California sta lottando per un futuro di energia pulita».

Toiata Apelu-Uili (coordinatore per la mitigazione dell’AOSIS): «Sia rispettato l’obiettivo di 1,5°C». «I piccoli Stati insulari sono qui per chiedere che venga rispettato l’obiettivo di 1,5 °C», ha dichiarato Toiata Apelu-Uili, coordinatore per la mitigazione dell’AOSIS. «Non è uno slogan politico. È un’ancora di salvezza per la nostra sopravvivenza, per le nostre piccole isole. Siamo qui perché la nostra sopravvivenza, la nostra gente, le nostre vite non sono negoziabili».

Jader Barbalho Filho (Ministro delle Città del Brasile): «Questa non è solo la COP della foresta, ma anche la COP delle città».  Il Ministro ha ribadito l’importanza della governance multilivello e del finanziamento subnazionale per rinforzare il ruolo delle comunità, degli assessori e dei prefetti nel tessuto urbano. «Il tema delle città deve essere il perno delle soluzioni», ha dichiarato, sottolineando il peso determinante dei centri urbani nella crisi climatica e la necessità di renderli vertici sostenibili dell’azione globale. 

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