Si è aperta oggi a Belém, in Brasile, la trentesima Conferenza delle Parti dell’UNFCCC (COP30), che riunirà fino al 21 novembre, oltre 190 delegazioni, più l’Unione europea. Questa COP si colloca in un crocevia simbolico: vent’anni dall’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, dieci dall’adozione dell’Accordo di Parigi e ottanta dalla nascita delle Nazioni Unite. A fare da cornice è l’Amazzonia, definita ‘polmone verde del Pianeta‘ e patrimonio dell’umanità dal 2000, scelta non casuale per un vertice che punta a rilanciare l’azione climatica.
Per il Paese ospitante, la COP30 è chiamata a essere la ‘COP dell’attuazione‘ – quella del passaggio dalle parole ai fatti – o, come l’ha definita il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, la ‘COP della verità‘. Ma l’apertura dei lavori non avviene sotto i migliori auspici. Da un lato, l’Unione europea non sembra in grado di raccogliere il testimone della leadership climatica: l’accordo sull’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2040 è arrivato solo alla vigilia della COP, dopo lunghe trattative tra i ministri dell’Ambiente. Dall’altro, sul fronte globale, il quadro resta poco incoraggiante: un aggiornamento di questa mattina porta il totale di Paesi che hanno presentato nuovi NDCs a 113, ma le riduzioni delle emissioni previste al 2035 restano insufficienti per mantenere l’obiettivo di 1,5 °C.
A complicare il clima politico anche la scarsa partecipazione al Climate Summit del 6-7 novembre: hanno aderito solo una cinquantina di capi di Stato e di governo, mentre erano assenti Cina, Stati Uniti, Russia e India, quattro dei cinque maggiori emettitori.
I fatti salienti
I primi dibattiti sull’adozione dell’agenda
La prima giornata della COP30 è stata preceduta da tensioni procedurali. Diverse delegazioni hanno chiesto di ampliare l’agenda negoziale inserendo nuovi punti:
- I Like-Minded Developing Countries (LMDCs – Cina, India, Arabia Saudita, Bolivia e altri) puntano a riportare al centro del dibattito l’obbligo giuridico dei Paesi sviluppati di fornire finanza climatica in base all’Articolo 9.1 dell’Accordo di Parigi.
- Gli stessi LMDCs chiedono anche di affrontare il tema delle misure commerciali unilaterali, come il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) dell’UE.
- L’Alleanza degli Stati Insulari (AOSIS) propone di accelerare il ciclo del Global Stocktake per mantenere vivo l’obiettivo di 1,5 °C.
- L’Unione europea sollecita maggiore trasparenza nei report emissivi (Articolo 13 dell’Accordo di Parigi).
Le divergenze sull’agenda non riguardano meramente la procedura: spesso anticipano i principali nodi politici che segneranno la conferenza – finanza, commercio, adattamento e ambizione.
Gli impegni ribaditi nella plenaria di apertura
Durante la plenaria conclusasi nel pomeriggio brasiliano, la presidenza azera Mukhtar Babayev ha ufficialmente passato il testimone al nuovo presidente della COP30, André Corrêa do Lago. I due avevano firmato pochi giorni fa il Baku-to-Belém Roadmap Report, un documento che delinea il percorso per mobilitare 1300 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima destinati ai Paesi in via di sviluppo entro il 2035. La tabella di marcia individua cinque priorità d’intervento: finanza agevolata, sostenibilità del debito, partecipazione del settore privato, creazione di portafogli climatici e garanzia di flussi di capitale equi. Nel suo intervento di apertura, André Corrêa do Lago ha richiamato lo spirito della Mutirão global, invitando le Parti a «enact the pact» cioè a dare piena attuazione all’Accordo di Parigi nel suo primo ciclo operativo. Ha sottolineato la necessità di un equilibrio concreto tra mitigazione e adattamento, con l’impegno a triplicare i fondi per l’adattamento, concordare indicatori comuni e rendere la roadmap da 1300 miliardi di dollari una base stabile di cooperazione. «Non dodici giorni di negoziati, ma dodici mesi di lavoro», ha affermato, ribadendo che questa dovrà essere la COP dell’attuazione e della verità.
Dall’Italia 3,4 miliardi per la finanza climatica
L’Italia ha annunciato oggi di aver superato l’obiettivo fissato dal G20: il contributo del nostro Paese alla finanza per il clima è passato da 838 milioni di euro nel 2023 a 3,44 miliardi nel 2024, di cui 1,67 miliardi di risorse pubbliche e 1,77 miliardi di fondi privati mobilitati.
Le dichiarazioni più importanti
Il segretario esecutivo dell’UNFCCC Simon Stiell ha ricordato che «l’Accordo di Parigi sta producendo progressi concreti, ma dobbiamo accelerare». Ha sottolineato che il trattato del 2015 è stato decisivo nel rallentare la crescita delle emissioni, ma gli impegni nazionali «non stanno ancora portando a una riduzione sufficientemente rapida». Stiell ha richiamato le Parti a «congiungere il mondo dei negoziati con quello dell’economia reale», chiedendo di «lottare con coraggio per ottenere di più».
Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha dichiarato in conferenza stampa a Roma, in concomitanza con la plenaria di apertura: «L’Italia partecipa alla Conferenza sul clima con ambizione e fiducia: a dieci anni dall’Accordo di Parigi, non sono ammessi passi indietro. Portiamo in Brasile la consapevolezza di un Paese che unisce pubblico e privato in un impegno concreto verso la transizione energetica. Vogliamo costruire partenariati efficaci e garantire che tutti i Paesi, non solo l’Europa, contribuiscano a una transizione giusta. La nostra bussola resta il negoziato multilaterale, come chiave per affrontare le sfide presenti e future».
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha aperto i lavori criticando chi sminuisce l’urgenza di un intervento contro il cambiamento climatico: «È il momento di sconfiggere i negazionisti. Gli oscurantisti rifiutano non solo la scienza, ma anche il progresso del multilateralismo».
Dalla Casa Bianca è arrivata la conferma che «gli Stati Uniti non invieranno alcun rappresentante di alto livello alla COP30». Un portavoce ha dichiarato che «il presidente Donald Trump sta dialogando direttamente con i leader mondiali sulle questioni energetiche», richiamando «gli storici accordi commerciali e di pace con un focus sulle partnership energetiche».