Il nostro cervello ha una direzione preferita?

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Redazione

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30 Settembre 2025

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Un team dell’Università di Bologna ha scoperto che percepiamo più facilmente i movimenti verso sinistra rispetto a quelli verso destra. Questa tendenza dipende dalle onde cerebrali, che viaggiano con maggiore intensità dall’emisfero sinistro a quello destro.

«Il nostro cervello è un sistema straordinariamente specializzato, dove i due emisferi non solo svolgono compiti diversi, ma comunicano tra loro in modo dinamico e sofisticato», spiega Vincenzo Romei, professore al Dipartimento di Psicologia Renzo Canestrari dell’Università di Bologna, che ha coordinato lo studio da poco pubblicato su Advanced Science. «Questa comunicazione avviene anche orizzontalmente, tra aree omologhe dei due emisferi, ed è fondamentale per integrare le informazioni sensoriali in una rappresentazione coerente del mondo».

Grazie all’analisi delle onde cerebrali, gli studiosi hanno scoperto che l’interazione tra le due aree V5 avviene principalmente attraverso onde neurali note come onde alpha, ma con una marcata asimmetria: le onde viaggiano con più intensità da sinistra verso destra. E questa asimmetria si riflette anche poi nel comportamento: le persone tendono quindi a percepire più facilmente i movimenti che vanno verso sinistra rispetto a quelli verso destra.

 «Nonostante il reale movimento degli stimoli visivi fosse bilanciato tra destra e sinistra, i partecipanti all’esperimento tendevano a percepire il movimento come diretto verso sinistra», conferma Luca Tarasi, assegnista di ricerca all’Università di Bologna e primo autore dello studio. «Questa inclinazione percettiva è stata correlata a un’asimmetria nella comunicazione cerebrale, con onde neurali che viaggiavano più intensamente dall’emisfero sinistro verso il destro».

Questa scoperta apre nuove prospettive per la comprensione della percezione visiva e dei disturbi neurocognitivi. Gli studiosi ipotizzano anche un ruolo delle abitudini culturali, come la direzione della lettura, nel modulare questa dinamica cerebrale. I risultati potrebbero avere applicazioni nella neuroriabilitazione, nell’allenamento percettivo e nello studio dell’autismo.

Per approfondire: Advanced Science

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