Il Po si racconta

Autore

Veronica Ronchi

Data

29 Agosto 2025

AUTORE

TEMPO DI LETTURA

4' di lettura

DATA

29 Agosto 2025

ARGOMENTO

PAROLE CHIAVE


Letteratura

Società

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Considerato una voce importante della letteratura contemporanea italiana, Ermanno Rea nei suoi noti romanzi La dismissione e Nostalgia è stato protagonista di un forte impegno civile e introspezione sociale. La critica lo ha apprezzato per lo stile asciutto e la capacità di raccontare le contraddizioni italiane con lucidità e partecipazione. 

Con Il Po si racconta (Feltrinelli, 2017, €13,00), Ermanno Rea firma un’opera che è molto più di un reportage, più di un diario di viaggio, più di un’indagine antropologica o ambientale: è una lunga riflessione sull’Italia, sulla memoria collettiva e sull’identità culturale della pianura padana. E soprattutto è una dimostrazione eloquente dello sguardo unico del suo autore — lucido, appassionato, talvolta indignato, sempre profondo.

Il libro nasce da un viaggio reale compiuto da Rea lungo gli argini del Po negli anni Novanta, ma diventa ben presto un percorso interiore e storico. A bordo della sua vecchia automobile, lo scrittore percorre centinaia di chilometri seguendo l’argine maestro, quella ‘strada segreta’ che costeggia il fiume da Goro fino al Monviso. Quello che racconta non è solo ciò che vede: è ciò che intuisce, immagina, rievoca. Il paesaggio diventa così il punto di partenza per narrare le vite delle persone incontrate, le storie dei luoghi, le trasformazioni profonde di una società che ha conosciuto l’opulenza agricola e il degrado ambientale, lo spopolamento e le contraddizioni del progresso.

L’aspetto forse più affascinante del libro è lo sguardo dell’autore stesso. Rea non è un uomo del Nord, ma un napoletano. Eppure, si innamora del Po, lo ascolta, lo studia, lo difende. In apertura del volume, con una nota ironica e polemica, scrive: «E tanto meglio se questo controcanto proviene da un Napoli, come direbbero talune anime belle». In questa definizione volutamente caricaturale si coglie tutta la sfida: Rea vuole rompere gli stereotipi, ribaltare le appartenenze geografiche e politiche. È un uomo del Sud che racconta il cuore della ‘Padania’, e lo fa con empatia e spirito critico.

La sua scrittura è piena di meraviglia. È capace di stupirsi per un tramonto sul fiume, per il silenzio vibrante dell’argine, per la nostalgia di un casone di valle restaurato; ma sa anche denunciare con fermezza lo scempio ambientale, la cementificazione, le follie speculative, l’avvelenamento progressivo del Po, «mamma generosa fino alla prodigalità lentamente avvelenata».

Rea si rivela dunque non solo un raffinato scrittore, ma un osservatore acuto del reale, un intellettuale impegnato che non rinuncia mai alla complessità. Sa intervistare amministratori e pescatori, ecologisti e cuochi, contadini e sindaci, costruendo un mosaico umano che dà profondità al paesaggio fisico.

Il testo mescola generi diversi con una fluidità sorprendente. C’è la narrazione soggettiva del viaggiatore, c’è il saggio giornalistico, c’è il reportage sociale e il bozzetto d’ambiente. Ma c’è anche molto lirismo: Rea cita spesso Gaston Bachelard, autore della Psicanalisi delle acque, e fa propria la sua idea che l’acqua sia un elemento poetico, che genera rêveries. Il Po, più che un oggetto da descrivere, è un soggetto vivo, inquieto, pulsante.

Lo stile di Rea alterna momenti contemplativi ad altri serrati e polemici. Il linguaggio è ricco ma accessibile, vibrante di emozioni e di indignazione. Le digressioni non appesantiscono ma arricchiscono, trasformando l’itinerario in una vera esplorazione del Paese, delle sue derive e delle sue potenzialità inespresse.

Sebbene scritto negli anni Novanta e aggiornato parzialmente sei anni dopo, Il Po si racconta conserva una sorprendente attualità. Molti dei temi affrontati — l’equilibrio tra sviluppo e tutela ambientale, la necessità di una nuova etica pubblica, il bisogno di narrare l’Italia reale lontano dai cliché — sono oggi più urgenti che mai. Rea stesso lo afferma con chiarezza nell’Avvertenza iniziale: la cronaca invecchia, ma i luoghi, le ingiustizie, le bellezze e le contraddizioni del territorio restano.

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