Le ultime ore della COP28 – Alla fine della plenaria delle 7:30 di questa mattina, è stata approvata l’ultima bozza del Global Stocktake, il documento più importante di questa COP. Il processo non è stato semplice. Ieri sera, al termine di quella che avrebbe dovuto essere la giornata di chiusura ufficiale della COP28 a Dubai, erano rimaste aperte molte divisioni. Nel pomeriggio era infatti circolata una bozza non ufficiale molto meno ambiziosa di quella precedente dell’11 dicembre, e la notte di negoziazioni è stata lunga. Stamattina, 13 dicembre, è uscita una bozza definitiva, risultato di un compromesso sui punti più dibattuti.
Il quadro generale del GST approvato mostra quindi l’ambizione di allontanarsi dall’utilizzo delle fonti fossili, in linea con l’Accordo di Parigi e con l’obiettivo di un grado e mezzo, ma di implementare questa ambizione a livello nazionale in base alle capacità, alla storia e all’approccio di ogni singolo stato. I combustibili a basse e zero emissioni sono posti al centro (compreso il nucleare); si spinge per un loro utilizzo maggiore, ma non esplicitamente in sostituzione ai combustibili fossili che, seppur nell’orizzonte di un utilizzo diminuito, non vengono esclusi (e cadono le menzioni che vietano la costruzione di nuove centrali a carbone unabated).
Il Global Stocktake di stamattina – Questa mattina è uscito così il testo finale, che è stato discusso un’ora dopo in plenaria. La bozza è più simile a quella uscita l’11 sera, che a quella uscita ieri pomeriggio.
- L’obiettivo di triplicare la capacità di energia rinnovabile e di duplicare il ritmo di miglioramento dell’efficienza energetica a livello globale entro il 2030 è rimasto.
- La menzione del phasing down del carbone unabated è rimasta, ma cambia la forza dell’affermazione: non più rapidly phasing down, ma accelerating efforts towards the phase-down; cade inoltre la limitazione ai permessi per nuove centrali a carbone unabated.
- Il ruolo degli zero- e low-carbon fuels rimane centrale: il punto c) dell’articolo 28 (equivalente al c) dell’articolo 39 della bozza dell’11 dicembre) sono rimasti quasi immutati, e chiedono di accelerare gli sforzi a livello globale verso sistemi energetici a emissioni nette zero, utilizzando combustibili a zero o a basso contenuto di carbonio ben prima o intorno alla metà del secolo. Il punto e) (ex d) ), invece, segna due differenze: appare la menzione dell’utilizzo di queste tecnologie «in particolare negli hard to abate sectors» e scompare invece l’obiettivo di intensificare gli sforzi verso la sostituzione dei combustibili fossili unabated nei sistemi energetici.
- Come prevedibile, la menzione del consumo, ma soprattutto della produzione di combustibili fossili è caduta (sotto l’opposizione OPEC), sostituita dalla transizione dai combustibili fossili nel sistema energetico, accompagnato da una specifica temporale più a breve termine: «accelerando l’azione in questo decennio critico».
- Il punto f), sulla riduzione di gas climalteranti diversi dalla CO2, e in particolare del metano, è rimasto uguale, con un orizzonte temporale al 2030.
- Anche i punti g) e h), rispettivamente sulla riduzione delle emissioni del trasporto su strada e sui sussidi ai combustibili fossili (inefficienti e che non affrontano la povertà energetica o una transizione giusta), sono rimasti praticamente invariati.
L’accordo è nella terminologia, ma il diavolo è nei dettagli – come anticipato negli scorsi giorni, le grandi partite delle COP si giocano attorno a scelte terminologiche. Tra queste, il passaggio da calls on Parties to take actions della bozza dell’11 dicembre, «a calls on Parties to contribute to the following global efforts, in a nationally determined manner». Questa seconda dicitura è meno forte (non fare azioni, ma contribuire a uno sforzo globale) e risponde molto di più alla logica delle CBDR (common but differentiated responsibilities), al centro dell’UNFCCC e delle COP. Si legge infatti subito dopo: «tenendo conto dell’Accordo di Parigi e delle loro diverse situazioni, percorsi e approcci nazionali», specifica assente nelle precedenti versioni del testo.
La più evidente scelta terminologica, però, è stata quella che ha sciolto dall’impasse su phase out e phase down dei combustibili fossili. Per uscire dal dilemma, si è scelta una terza via: l’inserimento di transitioning away. In questo modo, si è riusciti a tenere la menzione di tutti i combustibili fossili. Un dettaglio passato inosservato a molti, però, è l’inserimento della precisazione ‘in energy systems’. Se i combustibili fossili servono sempre per produrre energia, poi usata con fini diversi (dalla produzione di elettricità all’industria e ai trasporti), spesso questi settori possono essere considerati a parte, in particolare quello dell’industria, e più in particolare dell’industria hard-to-abate (ovvero quei settori per cui l’elettrificazione industriale non è un’opzione percorribile, ad esempio a causa delle alte temperature necessarie per il processo industriale, come nel caso dell’acciaio). Questa formulazione spinge così sì verso una transizione dai combustibili fossili, ma sembra lasciare aperte delle vie d’uscita per continuare ad utilizzarle in settori altri da quello strettamente energetico. Per questo, l’assenza dell’aggettivo unabated (ovvero per cui le emissioni di carbonio non sono abbattute, che è stato a lungo discusso durante questa COP, entrando e uscendo dalle bozze negoziali) rende l’articolo insieme più e meno ambizioso: da un lato, la transizione deve essere da tutti i combustibili fossili, ma dall’altro, nei settori altri da quello energetico, rimane un’opzione l’utilizzo di tutti i combustibili a base fossile, e non solo di quelli abated.
Ambizioni più contenute ma più sostanziate – In generale, sebbene alcuni dei punti più ambiziosi della bozza circolata l’11 dicembre siano caduti durante le negoziazioni, l’ambizione rimane (più) alta (che nelle precedenti COP). Non solo i combustibili fossili sono per la prima volta inclusi esplicitamente in un accordo COP, ma sono anche menzionati come necessari per stare sotto il grado e mezzo di Parigi i target UNEP di riduzione delle emissioni del 43% al 2030 e del 60% al 2035 rispetto ai livelli 2019.
Inoltre, vengono chiarite le necessità in termini finanziari per mitigazione e adattamento per i Paesi in via di sviluppo: la stima è tra 215 e 387 miliardi annui fino al 2030 per la finanza per l’adattamento, e di 4300 miliardi annui per investimenti in energia pulita fino al 2030, che diventeranno poi 5000 miliardi annui fino al 2050, per raggiungere uno scenario net-zero entro questa data. Più in generale, il capitolo sui mezzi di implementazione del GST rivela un enorme lavoro sul tavolo della finanza, sia in termini politici, sottolineando che i paesi sviluppati dovranno (shall) assistere i paesi in via di sviluppo per mitigazione e adattamento, sia in termini tecnici, con varie proposte per migliorare la finanza per il clima (tra cui aumentare i finanziamenti nuovi e aggiuntivi basati su sovvenzioni, altamente agevolati, e strumenti non di debito; incentivare il ruolo del settore privato tramite orientamenti politici, incentivi, regolamenti e condizioni favorevoli).
In questo contesto, il Professor Avinash Persaud, economista, Inviato Speciale per il Cambiamento Climatico delle Barbados, ed esperto di finanza climatica, ha affermato che «Quando la polvere si poserà e sorgerà l’alba, questa sarà considerata una delle COP più storiche». Infatti, ci ha comunicato privatamente che, a suo parere, sebbene l’assenza del termine phase out dei combustibili fossili abbia deluso molti, è importante inserire questi obiettivi in una prospettiva di ambizione pragmatica: il phase out dei combustibili fossili senza una linea chiara e adeguata su commercio, investimenti e finanza, avrebbe solo rischiato di colpire i paesi in via di sviluppo, o di risultare un impegno vuoto. Per realizzare gli obiettivi decisi durante questa COP, ha aggiunto il Professor Persaud, «è necessario che i governi e le banche multilaterali di sviluppo siano migliori, più grandi, e più coraggiosi». Non solo questo accordo sembra indicare questa direzione, ma anche le discussioni che hanno arricchito la COP28 sono state orientate verso questa ambizione pragmatica. Non resta che vedere come questo accordo sarà recepito a livello nazionale, e quanto sarà in grado di informare la revisione degli NDCs (Nationally Determined Contributions) che le parti presenteranno a Belèm tra due anni.
12 dicembre 2023 – Alla fine di quella che avrebbe dovuto essere la giornata di chiusura ufficiale della COP28 a Dubai restano le divisioni: l’ultima bozza di accordo finale per il Global StockTake, proposta ieri dal presidente Sultan Al Jaber, non conteneva nessun riferimento al phase out delle fonti fossili ed è stata bocciata dalla maggior parte degli Stati, inclusa l’Unione europea, favorevoli a una più decisa accelerazione dei tempi per l’eliminazione del fossile.
Aggiornamento sui negoziati – Si tratta a oltranza, per questo si prevede uno slittamento della deadline di oggi, 12 dicembre (come già avvenuto nelle ultime conferenze sul clima), con nuove sessioni di negoziazione e riunioni a porte chiuse. Attualmente non sono circolate ufficialmente nuove bozze, ma l’obiettivo rimane quello indicato dal braccio destro di Al Jaber, il direttore generale della COP28, Majid Al-Suwaidi: arrivare a convergenze e compromessi che possano portare a un consenso unanime su un testo, avendo come ‘stella polare’ il rispetto del limite di 1,5 gradi dettato dall’Accordo di Parigi.
Un fronte formato da circa 130 Paesi – composto dall’Ue e da varie alleanze che vanno dalle piccole isole-stato agli Usa e l’Australia – ha presentato a Sultan Al Jaber un documento con alcune modifiche rispetto alla bozza di ieri relative a tre punti: phase out delle fonti fossili, finanza e misure sugli aiuti. «Vogliamo che questa COP segni l’inizio della fine dei combustibili fossili, ha fatto sapere il commissario europeo al Clima Wopke Hoekstra.»
L’inviato speciale degli Stati Uniti per il clima, John Kerry, ha affermato che il linguaggio dei combustibili fossili nel testo dell’accordo COP28 sta diventando più forte: «Penso che ci siano progressi e che ci si stia muovendo nella giusta direzione. Continueremo a lavorare tutta la notte. Ma è in una situazione molto diversa da quella in cui eravamo ieri», ha affermato.
Il capo negoziatore del Brasile, André Correa do Lago, ha assicurato ai giornalisti che probabilmente si arriverà a un accordo durante la notte «così tardi che è presto».
Se le negoziazioni avranno esito positivo, in mattinata potrebbe tenersi la riunione plenaria per un eventuale approvazione per consenso.
La bozza leak del Global StockTake – In serata, intorno alle 20 (ora italiana), sono stati pubblicati da alcuni media i dettagli di presunta una bozza non ufficiale circolata a livello informale tra i negoziatori. Il testo conterrebbe alcune modifiche sostanziali rispetto a quello di ieri. Ecco in quali punti:
- Le azioni elencate nel capitolo sulla mitigazione non sarebbero più opzionali (Parties could), ma obbligatorie (Parties should): il documento sarebbe quindi più stringente sul piano degli obblighi internazionali.
- A proposito del passaggio cruciale sulle fonti fossili, dopo la scelta di abbandonare il concetto di phase out dalla bozza di ieri, in questo testo si chiederebbe di abbandonare i combustibili fossili dai sistemi energetici, a partire da questo decennio in modo da «raggiungere emissioni nette zero al 2050».
- Sarebbe stato eliminati ogni riferimento al collegamento tra nuovo obiettivo globale sulla finanza (NCQG) e il Global Stocktake.
- Sarebbe stata reintrodotta nella bozza il riferimento all’assenza di una definizione condivisa di finanza climatica.
- Mancherebbe il riferimento alla possibile partecipazione di Paesi in via di sviluppo alla nuova finanza per Loss&Damage.
Il Pacchetto Finanza – Nel tardo pomeriggio è stato completato il pacchetto di sei decisioni sulla finanza per il clima che delinea il nuovo obiettivo quantitativo post-2025, istituisce un comitato permanente sulla finanza, definisce le linee guida sulla reportistica e sulla revisione del meccanismo finanziario. La bozza delinea anche gli obiettivi sulla finanza climatica di lungo termine. Queste bozze che verranno portate all’attenzione della plenaria di domani. Nel dettaglio, il testo sul nuovo obiettivo quantitativo post-2025 si pone l’obiettivo di arrivare in maniera ordinata a una bozza di decisione avanzata da preparare con un anticipo rilevante rispetto alla data prevista di adozione, cioè COP29. Il paragrafo 9 determina l’agenda dei lavori: tre dialoghi tra esperti nel 2024, da tenersi in almeno due diverse aree del mondo, per favorire la partecipazione. Dovranno inoltre essere organizzati tre incontri del gruppo di lavoro. Il paragrafo 12(c) sottolinea che gli Stati dovranno «facilitare l’ampia partecipazione degli attori non-statali, delle banche multilaterali di sviluppo, del settore privato, della società civile, dei giovani, dei Popoli indigeni, delle comunità locali, dell’università». Per quanto riguarda infine la bozza sulla finanza di lungo periodo si esplicita «il bisogno di risorse pubbliche e basate su erogazioni», di fatto limitando l’importanza del ruolo dei privati.