COP28: tra contesto e contestazioni

La voce ai giovani.

Autore

Roberta Bonacossa, Nadia Paleari

Data

29 Novembre 2023

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5' di lettura

DATA

29 Novembre 2023

ARGOMENTO

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La COP, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, riunisce annualmente i Paesi membri per definire ambizioni, responsabilità e strategie climatiche. Questi incontri rappresentano il vertice decisionale globale sul clima, attirando attenzione mediatica e politica, e culminano nella negoziazione di accordi strategici tra le nazioni per affrontare congiuntamente la sfida del cambiamento climatico. La prossima COP28 si svolgerà dal 30 novembre al 12 dicembre 2023 a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ecco quali saranno i temi principali.

Previsioni e ambizioni per COP28

Global Stocktake 

Una pietra miliare della COP28 sarà il Global Stocktake: una sorta di «punto della situazione» a livello globale nel quale i Paesi partecipanti analizzeranno congiuntamente quanto è stato realizzato fino a ora rispetto a quanto previsto dagli Accordi di Parigi, se siamo sulla rotta giusta e come prevediamo di agire nei prossimi anni. Una riflessione onesta non potrà che rivelare che la rotta attuale non è sufficiente per limitare l’aumento della temperatura di 1,5°C e che siamo ben lontani dal raggiungere gli obiettivi prefissati. Tuttavia, il Global Stocktake prepara il terreno per nuovi piani nazionali più ambiziosi, da presentare entro il 2025, in vista della COP30, in programma a Belém, in Brasile.

Il Sud globale al centro dell’attenzione geopolitica

La COP28 sottolineerà uno spostamento significativo nel baricentro geopolitico, con il Sud globale che guadagna sempre più influenza. L’espansione dei BRICS e l’inclusione di sei nuovi «membri effettivi» a partire dal 2024 (Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) segnalano un cambiamento nelle dinamiche decisionali. In un contesto internazionale in evoluzione, emergono tendenze verso il ridimensionamento dell’egemonia occidentale a favore di un approccio multilaterale.

Loss & Damage: un nodo cruciale

Traguardo storico di COP27, il Fondo per le Perdite e i Danni sarà al centro di questa edizione. Si tratta di un meccanismo di responsabilità e compensazione tra i Paesi più inquinanti e quelli più colpiti dai cambiamenti climatici. Affrontare la questione delle perdite e danni, in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, richiede un impegno globale e la volontà di superare le barriere politiche, per rendere operativo questo fondo.

Il grande assente, ma solo dal dialogo politico: le emissioni 

Nondimeno, va sottolineato che il grande assente a COP28 sarà senza dubbio il tema delle emissioni, essendo minime le prospettive di un dibattito sul phase-out delle fonti fossili. Dopo le comprensibili polemiche sulla scelta della sede, Dubai, e sulla presidenza affidata al Ceo della principale compagnia petrolifera degli Emirati, bisogna anche tenere conto del fatto che nessun Paese ha presentato la revisione dei propri piani nazionali per la riduzione delle emissioni (NDCs).

COP28 sarà piuttosto la conferenza delle rinnovabili, considerando che un patto per triplicare lo sviluppo di tali fonti è un obiettivo ufficiale dell’Unione Europea ed è stato discusso anche nel dialogo tra Stati Uniti e Cina. Gli stessi Emirati Arabi, noti per petrolio e gas, stanno investendo ampiamente nello sviluppo di eolico e solare, oltre a ospitare la sede dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili. 

Il vero problema è determinare quale sarà il rapporto tra rinnovabili e fonti fossili: le prime andranno gradualmente a sostituire le seconde, oppure, come sta avvenendo ora, si andranno a sommare a queste, diversificando il mix energetico ma di fatto non riducendo né le emissioni né la dipendenza da fonti fossili?

La posizione dell’Italia sul clima

E il nostro Paese? Per l’Italia, l’anno scorso la COP27 ha segnato il battesimo internazionale per il neo-eletto esecutivo guidato da Giorgia Meloni, il debutto su uno scenario internazionale di rilievo che di fatto portò a una strategia di continuità con il precedente governo Draghi. Quest’anno l’approccio italiano assume contorni differenti, poiché il governo ha delineato le proprie strategie: un elemento chiave di questa nuova direzione è rappresentato dal Piano Mattei. Punto di attenzione quindi per la posizione dell’Italia riguardo ai nuovi contributi in termini di finanza internazionale per il clima, per capire dove davvero il nostro Paese vuole spingersi negli impegni climatici a livello internazionale.

La voce e il ruolo della società civile

C’è un ultimo attore da tenere in considerazione: la società civile.

Sebbene con una presenza meno eclatante rispetto a COP26 e nonostante il contesto restrittivo degli Emirati Arabi, continuerà a giocare un ruolo cruciale, tenendo alta l’attenzione sui temi di giustizia sociale e climatica. L’attivismo rimane un tema aperto, con ridotti e controllati spazi di partecipazione. Organizzazioni come Change For Planet svolgono il ruolo di osservatori, portando informazioni all’esterno dei negoziati e promuovendo il dialogo tra giovani e istituzioni. Il nostro compito è essere “garanti”, monitorando da vicino i negoziati e spingendo per decisioni concrete.

In un momento in cui il mondo ha bisogno di azioni coraggiose, la COP28 diventa il palcoscenico essenziale per affrontare gli equilibri geopolitici e impegnarsi in iniziative decisive verso un futuro sostenibile. È ora di agire, di passare dalle parole ai fatti.

Change For Planet, insieme a una delegazione di dodici giovani, seguirà in qualità di observer (osservatore) i negoziati sul clima a Dubai.

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