Perché ogni innovazione è un atto di attivismo

Autore

Matteo Villa

Data

18 Gennaio 2023

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5' di lettura

DATA

18 Gennaio 2023

ARGOMENTO

PAROLE CHIAVE


Società

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L’algoritmo della protesta

Nel suo libro intitolato Civil Resistance Works: The Strategic Logic of Nonviolent Conflict l’autrice Erica Chenoweth prova a ragionare sugli elementi costitutivi che rendono una protesta civile non violenta un movimento in grado di modificare lo status quo e ottenere gli obiettivi rivendicativi che ogni movimento sociale si intesta.

L’autrice utilizza una definizione piuttosto ampia, civil resistance per definire «a form of collective action that seeks to affect political, social or economic status quo without using violence of the threath of violence».

In questa definizione sta la forza del ragionamento del suo libro incentrato sul fatto che i movimenti di ‘civil resistance’ sono connaturati da diversi fattori sintetizzabili in:

  • utilizzo di forme di protesta o di opposizione che considerano la violenza meno efficace di altre forme di protesta – una scelta di carattere strategico;
  • la capacità di aggregare una ‘massa critica’ di persone (non necessariamente la maggioranza assoluta, come vedremo tra poco), ossia un numero ‘sufficiente’ a generare il cambiamento;
  • utilizzo strategico di asset tangibili e intangibili come la capacità di leadership e aggregazione, la capacità comunicativa, la tensione al cambiamento, la loro intrinseca plasticità.

Dal suo lungo ragionamento, articolato su dati di natura storica e analisi di carattere sociologico, emerge con una certa evidenza che i movimenti che hanno (avuto) maggiore successo nel lungo arco di eventi preso in considerazione nel suo libro sono riusciti a catalizzare in maniera attiva e continuativa una massa critica pari a circa il 3,5% dell’intera popolazione di una nazione o di un gruppo specifico. Da molti definito come ‘l’algoritmo delle proteste’, questo valore rappresenta di certo un’approssimazione ma è interessante perché apre possibili spazi di ragionamento, confronto e analisi su quali caratteristiche debba avere un movimento per risultare efficace.

La prima caratteristica che emerge dal lavoro di Erica Chenoweth è che un movimento può essere efficace se coinvolge una percentuale sufficiente di persone e nemmeno la parte preponderante. E questa è sicuramente una buona notizia.

In sostanza i movimenti sociali sono connotati dalla capacità di raggiungere una determinata e sufficiente massa critica. Come ciascun movimento di un certo successo riesca a raggiungere questo scopo dipende da diversi fattori contingenti, difficili da prevedere e pianificare.

Come si arriva a mobilitare, per una causa comune, un ampio numero di persone?

Come si arriva al ‘punto critico’ che rompe gli schemi, modifica lo status quo e genera un impatto?

Ovviamente non esiste una ricetta univoca. Né schemi di gioco pre-determinati.

Ci sono troppe variabili, incognite, ma soprattutto un’incredibile ‘variabilità’ del fattore umano: per sua natura poco prevedibile. 

Ogni movimento ha delle sue intrinseche specificità, poco replicabili; ma i meccanismi con i quali ogni forma di movimento aggrega, motiva, ingaggia persone differenti, come le mobilita verso uno scopo comune possono essere di spunto e riflessione per le grandi sfide del presente.

Problemi complessi e articolati, richiedono soluzioni collettive e innovative tramite processi di partecipazione attiva e condivisione.

Da questa specifica angolatura, i movimenti di protesta, le forme di attivismo, lo spontaneismo dei movimenti sociali, offrono più di un semplice spunto di ‘metodo’: sono un vero e proprio laboratorio di innovazione. Partecipare e generare idee e soluzioni dai processi di partecipazione attiva non è solo una questione di metodo, ma una presa di coscienza, un atto sostanziale, un modo di risolvere sfide complesse sfruttando il capitale umano già presente nella nostra società.

E questo approccio è particolarmente adatto alla difesa dei beni comuni che per loro natura sono patrimonio di tutti, ma spesso, troppo spesso, li diamo per scontati, e non ne vediamo l’incredibile e fondamentale valore nella nostra società.

Innovazione e attivismo

Gli esseri umani hanno una grande capacità di adattamento come specie, a patto che sappiano riconoscere e circoscrivere le sfide e i problemi che ne minacciano la sopravvivenza.

Può sembrare un’affermazione banale, ma per innovare abbiamo bisogno di capire dove sta la minaccia, il problema da superare. Dobbiamo dichiarare pubblicamente il punto critico, identificarlo per poi attuare un processo di innovazione e cambiamento, in alcune circostanze anche radicale.

Per questo innovazione e attivismo sono due processi contigui e, in qualche misura, paralleli: in un contesto dove i problemi e le sfide sono di carattere collettivo – se pensiamo al cambiamento climatico, oserei dire di carattere universale – il processo di framing della sfida o della minaccia che incombe è una dinamica che deve avere un impatto e una partecipazione collettiva, così come la sua risoluzione. Tramite processi di innovazione basati sulla partecipazione di diversi stakeholder è possibile arrivare alla condivisione di soluzioni pratiche e azioni coerenti alla natura del problema che vogliamo risolvere, con un processo collettivo e condiviso.

Le metodologie di cui ci possiamo dotare sono diverse, ma alla base prevedono la presenza di una massa critica di persone in grado di identificare un problema, circoscriverlo e proporre soluzioni per la sua risoluzione. È un processo indubbiamente sfidante, complesso, iterativo ma potenzialmente arricchente e innovativo. Un modo per coinvolgere collettivamente le persone in processi generativi. Una forma di attivismo costruttivo e partecipato.

Chiamare all’azione le persone su una causa comune è una modalità tipica dei processi di attivismo, e nello stesso tempo il primo passo per attivare un meccanismo di innovazione. Mentre innoviamo siamo a tutti gli effetti impegnati a modificare lo status quo. Che è quello che si propongono di fare i movimenti sociali e gli attivisti di maggior successo.

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