Ripensare la moda

L’industria tessile deve passare da un processo di produzione lineare di abiti e tessuti a un modello di economia circolare, rispettoso dell’ambiente.

Autore

Gulnazi Kenzhebay, Teresa Dianelly Flores Ramirez, Benedetta Zarpellon

Data

28 Novembre 2023

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28 Novembre 2023

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La trasformazione dell’industria tessile attraverso l’economia circolare.

Il processo di produzione lineare (‘prendi-fai-getta’) di abiti e tessuti presenta oggi criticità sempre più evidenti che si traducono in un aumento incontrollato della produzione e in una riduzione del ciclo di vita dei manufatti. Secondo la Fondazione Ellen McArthur, la vita sempre più breve degli abiti e il loro mancato riciclo comportano una perdita di oltre 500 miliardi di dollari. Lo stesso rapporto afferma che l’87% di tutte le fibre usate viene smaltito in discarica o incenerito e che solo il 13% viene riciclato e per lo più destinato al down-cycling1, un processo che permette di realizzare prodotti di valore inferiore rispetto agli originali. Il modello di produzione lineare consuma una quantità enorme di risorse e ha un impatto negativo su persone e ambiente: infatti, l’industria della moda utilizza ogni anno 98 milioni di tonnellate di risorse non rinnovabili e produce più dell’8% delle emissioni di gas serra e il 20% delle acque reflue globali. È inoltre responsabile del 10% delle emissioni di carbonio prodotte dall’uomo2.

Nel 2015 la Global Fashion Agenda, in collaborazione con il Boston Consulting Group, ha valutato l’impatto ambientale dell’industria dell’abbigliamento e ne ha evidenziato l’elevata impronta ecologica generata dal consumo di 79 miliardi di metri cubi d’acqua, l’emissione di 1.715 milioni di tonnellate di CO2 e la produzione di 92 milioni di tonnellate di rifiuti. Le proiezioni per l’anno 2030 prevedono il raddoppio di questi numeri3.

L’abbandono del modello lineare è quindi necessario per ridurre la pressione sull’ambiente, salvaguardare l’approvvigionamento delle materie prime e aumentare crescita e occupazione. L’Economia Circolare, basata sulla condivisione, il riutilizzo, la riparazione e il riciclo, si presenta come un’alternativa a questo processo produttivo e permette di minimizzare la quantità di rifiuti4. Nel 2015 la Commissione Europea ha adottato il primo piano d’azione per l’Economia Circolare e nel marzo 2022 una strategia per la produzione e il consumo sostenibili dei prodotti tessili. Gli obiettivi di questa nuova politica sono di porre fine alla sovrapproduzione e all’eccessivo consumo e realizzare un design mirato al riciclo e alla sicurezza5.

La sfida delle risorse

Spinto dalla domanda, l’uso del cotone è molto aumentato e, come riportato dall’ECAP6, costituisce oggi circa il 43% di tutte le fibre utilizzate per l’abbigliamento; nel 2022 la produzione mondiale di cotone ha raggiunto quasi 241 milioni di balle standard7. Per produrre una T-shirt di cotone vengono consumati 2.700 litri di acqua dolce, pari al fabbisogno di acqua potabile di un individuo per 2,5 anni8. Inoltre, l’ampio uso di pesticidi, nei Paesi in via di sviluppo, solleva notevoli problemi di sostenibilità ambientale.

Il poliestere, un polimero non biodegradabile derivato dai combustibili fossili, rappresenta oggi il 13% dei materiali destinati all’abbigliamento ma rilascia 700.000 fibre microplastiche9 nell’ambiente durante il lavaggio.

La sfida dei rifiuti

Il Joint Research Centre ha stimato che nel 2015 nell’Unione Europea sono stati acquistati 6,4 milioni di tonnellate di capi d’abbigliamento, con una media di 12,66 kg a persona. Oltre il 30% dei capi è stato scartato entro un anno dall’acquisto10: questa enorme quantità di rifiuti non potrà essere completamente riciclata.

La questione etico-sociale

Nel 2018 l’industria tessile generava un giro d’affari mondiale di 1.000 miliardi di dollari, dando lavoro a quasi 35 milioni di persone11. Molti brand del settore hanno impianti di produzione nei Paesi in via di sviluppo, che consentono costi di manodopera inferiori e operano con normative meno stringenti. Circa l’80% dell’abbigliamento prodotto viene poi esportato nelle economie sviluppate, favorendo lo sfruttamento dei lavoratori semi-qualificati a basso salario, prevalentemente donne12.

Consumismo

L’avvento del fast fashion ha rivoluzionato il comportamento dei consumatori, spingendoli all’acquisto sempre più frequente. La vasta scelta a prezzi accessibili e la proliferazione dei prodotti hanno spinto la crescita del consumismo. Questo tipo di comportamento, che privilegia la quantità rispetto alla qualità, ha portato l’Occidente a quadruplicare gli acquisti di abbigliamento negli ultimi vent’anni. Alcuni brand arrivano a proporre anche 52 collezioni l’anno13.

Numerose associazioni e gruppi di difesa lavorano attivamente alla sensibilizzazione dei consumatori e alla promozione di scelte responsabili dal punto di vista ambientale, tra cui Fashion Revolution.

L’interazione tra economia e ambiente

Per affrontare le sfide poste dall’industria della moda è necessario analizzare la complessa interazione che esiste tra economia e ambiente. Abbracciare il concetto dell’Economia Circolare significa modificare radicalmente il nostro rapporto con la natura: i processi di riciclo alleviano la pressione sull’ambiente modificando la forma dei rifiuti senza ridurne la massa e una gestione efficiente dei rifiuti può cambiare l’equilibrio generando impatti ambientali positivi, riducendo quelli negativi e conservando le risorse.

Le limitazioni del modello lineare

Il modello economico lineare, basato sul principio ‘prendi-fai-usa-getta’, presuppone che la natura sia una fonte inesauribile di materie prime, ma il cambiamento climatico, l’inquinamento, la scarsità di risorse e l’estinzione delle specie ne indicano l’insostenibilità.

L’industria tessile aderisce al modello di produzione lineare, partendo dalle materie prime, tra cui le fibre sintetiche ricavate dal petrolio grezzo, le fibre naturali come lana e cotone e le fibre sperimentali ottenute dai funghi e dalla frutta14. Questi materiali vengono trasformati e usati per i filati e la tessitura, la maglieria e le tecnologie dei tessuti non tessuti per creare prodotti tessili che, a fine vita, vengono scartati come rifiuti.

Ogni fase di questo processo consuma grandi quantità di energia, acqua e sostanze chimiche, generando rifiuti solidi e gas tossici. La produzione di fibre sintetiche si ottiene dalle risorse non rinnovabili, mentre per produrre il cotone servono sostanze chimiche, acqua e terra, che sono risorse necessarie anche per la produzione del cibo. L’uso di grandi quantità di acqua da parte dell’industria tessile e della moda è fonte di grande preoccupazione, così come il fabbisogno di acqua dolce e di energia per la creazione dei tessuti e il rilascio delle microplastiche durante il lavaggio. L’industria della moda è una delle più dannose al mondo per l’ambiente. 

Il fast fashion esaspera queste criticità, offrendo capi di bassa qualità e basso costo, incoraggiando acquisti frequenti e un rapido scarto che contribuiscono alla massiccia produzione di rifiuti tessili, pari a 92 milioni di tonnellate ogni anno, che si prevede diventeranno 134 milioni entro il 203015.

La transizione verso l’Economia Circolare

La transizione dal modello lineare all’Economia Circolare è essenziale, ma complessa. Per riuscirci, le imprese devono sviluppare nuovi modelli fondati sulla sostenibilità e sulle iniziative circolari e i consumatori devono privilegiare i brand che garantiscono la tutela ambientale e sociale.

La Piattaforma per l’Accelerazione dell’Economia Circolare16 ha realizzato un sistema in quattro fasi per ridurre i tempi di transizione delle imprese verso questo modello. Le fasi comprendono la definizione degli obiettivi e la valutazione del loro impatto, l’identificazione degli ostacoli e la formulazione di piani d’azione per ciascuno di essi. Le aziende dovranno inoltre dare priorità ai questi principi fondamentali17: garantire che i materiali per i prodotti tessili siano sicuri, riciclati o rinnovabili; prolungare l’utilizzo dei prodotti tessili; promuovere la riciclabilità e il riciclo di tali prodotti.

La volatilità dei prezzi delle fibre riciclate pesa sulle decisioni dell’industria, perché i consumatori scelgono spesso i prodotti più economici, alimentando così il modello lineare. Per risolvere questi problemi è necessario internalizzare le spese esterne e migliorare le procedure di riciclo. Esistono diversi modelli di business, tra cui quelli circolari, la servitization18 e i modelli sufficiency-oriented19, che possono aprire la strada verso la sostenibilità. L’industria dovrebbe inoltre stanziare maggiori risorse per la ricerca di nuovi prodotti e stabilire sistemi efficienti per la raccolta, il riadattamento, l’upcycling (un processo di riciclo che permette di realizzare prodotti di valore superiore a quelli originali) e il riciclo. La collaborazione tra clienti e imprese è fondamentale per raggiungere l’obiettivo dell’Economia Circolare.

Design dei prodotti

Per creare articoli durevoli di alta qualità, in linea con i principi dell’Economia Circolare, è fondamentale partire da un design efficace, che definisca ogni aspetto del ciclo di vita di un indumento, dalla selezione delle materie prime allo smaltimento. 

Le materie prime

Materiali come il cotone e il poliestere, spesso miscelati per ottenere tessuti misti morbidi e traspiranti, sono difficili da riciclare. Il mercato è dominato dalle fibre sintetiche, derivate principalmente da risorse non rinnovabili. Per ridurre l’impronta ecologica del settore è necessario passare a materiali più sostenibili.

Consumo e inquinamento dell’acqua

Circa un quinto dell’inquinamento idrico globale deriva dai processi di tintura e finitura dei tessuti. L’industria tessile consuma ogni anno circa 93 metri cubi di acqua, pari a 37 milioni di piscine olimpioniche20, e le fibre sintetiche rilasciano micron e nanoparticelle nelle fonti idriche con gravi ripercussioni sugli ecosistemi e sulla salute umana.

Riciclo e raccolta differenziata

Il riciclo e la raccolta differenziata dei materiali tessili sono sfide complesse. Solo una piccola percentuale dei tessuti usati entra nel circuito circolare ed è principalmente riutilizzata per i panni per la pulizia, i tappeti e prodotti simili21. I processi di riciclo risultano spesso dannosi per l’ambiente e meno dell’1% dei materiali riciclati è adatto per realizzare nuovi capi di abbigliamento22

Per affrontare queste sfide è previsto l’uso di tag per l’Identificazione a Radiofrequenza (RFID), che permettono di smistare i diversi tessuti in modo efficiente e di applicare tecnologie di tracciamento nelle catene di approvvigionamento. 

Il comportamento dei consumatori

Per promuovere la sostenibilità è fondamentale combattere il consumismo e incoraggiare il consumo consapevole. Una delle strategie per rendere la moda sostenibile è l’utilizzo di abiti di seconda mano. Una ricerca del WRAP23 dimostra che il riutilizzo di una tonnellata di magliette di cotone consentirebbe di risparmiare 12 tonnellate di CO2e, mentre prolungare del 33% (circa 9 mesi) la vita degli indumenti produrrebbe risparmi sostanziali in termini di CO2e, acqua, rifiuti e costi. Un altro approccio innovativo è rappresentato dal noleggio degli abiti. 

Conclusioni

L’industria della moda gioca un ruolo cruciale nell’affrontare le pressanti sfide ambientali e sociali. Numerosi problemi affliggono il settore ed è importante il passaggio all’Economia Circolare come modello di business. Imprese lungimiranti hanno intrapreso questo percorso con l’obiettivo di promuovere la trasparenza e la tracciabilità lungo tutto il processo produttivo, ridurre il consumo di risorse, facilitare il riciclo dei tessuti e migliorare le condizioni di lavoro.

L’Unione Europea ha presentato recentemente la “Strategia per un Tessile Sostenibile e Circolare”24, che raccoglie tutte le direttive mirate a migliorare la trasparenza e la responsabilità del settore tessile. Tra gli obiettivi principali di questa strategia vi sono la garanzia di tracciabilità e trasparenza nell’ambito ambientale e sociale, la promozione di principi di eco-design con criteri di sostenibilità e durata, l’introduzione della Responsabilità Estesa del Produttore (Extended Producer Responsibility) per gestire i rifiuti e la lotta al greenwashing25.

La comunicazione e l’educazione sono strumenti potenti per affrontare queste sfide: dando ai consumatori le conoscenze necessarie e incoraggiando l’uso di tessuti durevoli di alta qualità e dei prezzi accessibili, l’ecosistema della moda sostenibile e circolare potrà gradualmente diventare la norma.

L’urgenza di questa transizione è innegabile, visto l’impatto profondo e negativo del modello di produzione lineare sull’ambiente e sul benessere umano. Sono ancora molti, tuttavia, gli ostacoli da superare: colmare la disparità di prezzo tra materie prime e materiali riciclati, trasformare i processi di produzione delle fibre ad alta intensità di risorse, ottimizzare il design dei capi d’abbigliamento per il riciclo e, infine, cambiare modelli di consumo profondamente radicati, superando la cultura ‘usa e getta’.

La soluzione di questi problemi richiede un approccio a 360 gradi, con l’impegno attivo di una serie di stakeholder (policy maker, scienziati, designer, produttori, rivenditori e consumatori). L’industria della moda potrà compiere la transizione verso un’Economia Circolare solo attraverso un impegno di collaborazione e allineandosi ai principi di sostenibilità e di responsabilità nella gestione ambientale.


A cura di Marta Castellini.

Note

  1. C. Ollerenshaw, A new textiles economy: Redesigning fashion’s future, Ellen MacArthur Foundation, 2017 (https://archive.ellenmacarthurfoundation.org/assets/downloads/A-New-Textiles-Economy.pdf).
  2. J. Goyeneche, Putting the brakes on fast fashion, UNEP, 12 novembre 2018 (https://www.unep.org/news-and-stories/story/putting-brakes-fast-fashion).
  3. Boston Consulting Group (BCG) & Sustainable Apparel Coalition (SAC), Pulse of the Fashion Industry 2017, Global Fashion Agenda, 2017 (https://globalfashionagenda.org/product/pulse-of-the-fashion-industry-2017).
  4. D. Bourguignon, Closing the loop. New Circular Economy Package, Parlamento europeo, gennaio 2016 (https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2016/573899/EPRS_BRI%282016%29573899_EN.pdf).
  5. Commissione europea, EU strategy for sustainable and circular textiles, marzo 2022 (https://environment.ec.europa.eu/strategy/textiles-strategy_en).
  6. N. Šajn, Environmental impact of the textile and clothing industry, Parlamento europeo, 17 gennaio 2019 (l’European Clothing Action Plan è uno dei primi progetti Life finanziati dall’UE per l’abbigliamento sostenibile in Europa).
  7. M. Shahbandeh, Global cotton supply volume from 1990 to 2023, Statista – The Statistics Portal for Market Data, Market Research and Market Studies, 17 agosto 2023.
  8. L. Van Woensel, S.S. Lipp, & Scientific Foresight Unit (STOA), What if fashion were good for the planet?, Parlamento europeo, settembre 2020 (https://www.europarl.europa.eu/stoa)
  9. Ibidem
  10.  N. Šajn, Environmental impact of the textile and clothing industry, cit.
  11. A. Desore, S.A. Narula, (2017), An overview on corporate response towards sustainability issues in textile industry, in “Environment, Development and Sustainability”, vol. 20, 2018, pp. 1439–1459.
  12. P. Guarnieri, F. Trojan, Decision making on supplier selection based on social, ethical, and environmental criteria: A study in the textile industry, in “Resources, Conservation & Recycling”, vol. 141, febbraio 2019, pp. 347-361 (http://www.elsevier.com/locate/resconrec).
  13. Fashion Revolution (https://www.fashionrevolution.org).
  14. K. O’Dell, How to Get from a Linear to a Circular Fashion Economy, registrazione del 19 giugno 2021 (https://growensemble.com/circular-fashion-economy/).
  15. A. Beall, Why clothes are so hard to recycle, in “BBC.com”, 13 luglio 2020, (https://www.bbc.com/future/article/20200710-why-clothes-are-so-hard-to-recycle).
  16. Platform for Accelerating the Circular Economy (PACE), Circular Economy Action Agenda – Textiles, 2021 (https://pacecircular.org/sites/default/files/2021-02/circular-economy-action-agenda-textiles.pdf).
  17. European Technology Platform for the Future of Textiles and Clothing, Towards a 4th Industrial Revolution of Textiles and Clothing – A Strategic Innovation and Research Agenda for the European Textile and Clothing Industry, ottobre 2016 (https://textile-platform.eu).
  18. Con Servitization si intende il processo che richiede alle imprese di cambiare struttura e organizzazione, trasformandosi di fatto in un sistema capace di vendere insieme al prodotto anche servizi a valore integrati nel prodotto stesso.
  19. Il Sufficiency-oriented approach è il modello di business orientato alla creazione di valore sostenibile attraverso la sensibilizzazione dei consumatori e l’adeguamento dei volumi produttivi alla disponibilità delle risorse planetarie. 
  20. C. Ollerenshaw, A new textiles economy: Redesigning fashion’s future, cit.
  21. N. Notman, K. Krämer, N. Withers, C. Harrison, H. Bennett, P. Broadwith, J. Robinson, P. Robinson, M. Sutton, A. Extance, B. Pinho, Recycling clothing the chemical way, in “Chemistry World”, 27 gennaio 2020, (https://www.chemistryworld.com/features/recycling-clothing-the-chemical-way/4010988.article).
  22. A. Wicker, Fast fashion is creating an environmental crisis, in “Newsweek”, 1 settembre 2016.
  23. Waste and Resources Action Programme è un ente britannico nonprofit per i rifiuti e le risorse che collabora con imprese, individui e comunità per realizzare un’Economia Circolare, aiutandoli a ridurre i rifiuti, a sviluppare prodotti sostenibili e a utilizzare le risorse in modo efficiente.
  24. Commissione europea, EU strategy for sustainable and circular textiles, cit.
  25. Il Greenwashing è la pratica ingannevole usata come strategia di marketing da alcune aziende, per dimostrare un finto impegno nei confronti dell’ambiente, con l’obiettivo di catturare l’attenzione dei consumatori attenti alla sostenibilità.
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