Matera e l’UNESCO: come riconvertire una collettività

Perché è importante il concetto di autopoiesi? Perché non si può effettivamente parlare di sostenibilità se questa non è autogenerata.

Autore

Pietro Laureano

Data

27 Novembre 2023

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27 Novembre 2023

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L’autopoiesi deve basarsi cioè su un ciclo auto-catalitico, una dinamica che si amplifica da sola, positivamente. L’autopoiesi è proprio questo: la capacità della comunità di rigenerarsi e per fare questo deve pensarsi, immaginarsi, creare la propria poetica, una prospettiva condivisa. È la visione del mondo che determina l’azione e forma la realtà e non viceversa. 

Prendiamo ad esempio gli antichi egizi. Sappiamo come il loro pensiero fosse strettamente legato all’oltretomba. Lo vediamo nelle loro straordinarie costruzioni, scritti e descrizioni. Avevano una visione del mondo sotterraneo e questa visione ne ha determinato tutte le scelte, da quelle urbanistiche a quelle monumentali, alla gestione complessiva della loro società. Il mondo sotterraneo è parte integrante della concezione del mondo, del suo funzionamento e quindi dei modi di utilizzare le risorse. L’Egitto, come sapete, ha piogge quasi inesistenti. Da dove viene allora l’acqua? Dal mondo sotterraneo e questo porta, per esempio, a una strategia di gestione dell’ecosistema basata sulla costruzione dei tunnel e l’organizzazione nel sottosuolo, di labirinti e gallerie drenanti. Le acque sotterranee, quelle che non si vedono, le parti nascoste delle cose, sono la base di tutto quello che appare in un passaggio da una condizione all’altra – visibile/invisibile, essere/non essere – che costituisce un ciclo che continuamente si ripete. 

Oggi noi abbiamo una visione del mondo basata su una concezione lineare e continuamente progressiva. Utilizziamo le risorse come se fossero infinite, ipotizzando una costante crescita illimitata. Questa concezione ci ha portati a una società affluente e ipertrofica, che senza porsi alcun limite si espande in modo distruttivo a spese dell’ambiente e delle altre specie. Solo una diversa visione può permettere l’emersione di un nuovo modello basato sull’autopoiesi. 

Conoscete tutti il caso di Matera, una città simbolo raccontata da Carlo Levi. È nota come la città della miseria contadina ed è stata definita nel Dopoguerra una vergogna nazionale poiché la gente abitava in case grotta sotterranee. Io tornai a Matera dopo aver lavorato per l’UNESCO a Petra e nello Yemen. Vivevo a Firenze ma sono originario di Matera. Quando ero piccolo la parte antica, rupestre e sotterranea di Matera, i Sassi, erano stati già spopolati dagli abitanti. Costituivano un mondo misterioso, fatto di rupi, stradine e labirinti sotterranei. Era un’area negata e inaccessibile perché le case grotte e anche le strade erano state murate e a noi era vietato andarci. Proprio per questo erano il luogo privilegiato di emozioni, scoperte e avventure.

Matera è una terra di contrasti quasi pitagorici. Per creare un’abitazione non si costruisce ma si scava. Con il materiale ottenuto si costruisce la facciata e le costruzioni in elevato. Queste occultano le parti sotterranee, che tuttavia continuano a essere il fondamento del funzionamento ecologico della città e permeano il sistema sociale di valori forti valori simbolici. Il vuoto e il pieno, la luce e le tenebre, il cielo e il sottosuolo, la vita e la morte, sono opposti non contraddittori ma complementari. La città esiste in base alla sua parte nascosta, sotterranea. Ma con la modernità questa sua appartenenza a un mondo arcaico, primordiale, ne ha decretato la fine. Negli anni Cinquanta e Sessanta, ventimila abitanti sono stati portati in quartieri nuovi, progettati come miracoli urbanistici. In realtà lì la gente incontrò problemi enormi, tra cui la separazione delle famiglie che prima vivevano in un sistema comune di aiuto reciproco. Anziani e donne partorienti morirono perché senza il supporto di tutta la comunità rimasero abbandonati e senza assistenza. Proprio su Matera gli antropologi dell’epoca elaborarono l’idea di comunità. Infatti la struttura urbanistica era basata sul vicinato, un sistema di abitazioni organizzate intorno a una corte e a un pozzo comune, dove si svolgevano la vita quotidiana, le relazioni e lo scambio di aiuti. Questo particolare tessuto urbanistico che favoriva la connessione sociale non era certamente riproducibile. Anzi, nella costruzione dei nuovi quartieri realizzati per rialloggiare gli abitanti la separazione e la segregazione civile sono state favorite. I quartieri sono stati realizzati come una corona di satelliti lontani dalla parte antica e separati tra loro, uniti ognuno con una strada al centro. Si è realizzata così tra i nuovi complessi e il centro antico una raggiera di strade. Questa area, fornita di viabilità e infrastrutture a spese del pubblico e del piano di sfollamento dei Sassi, da terreno senza valore è diventata una superficie urbanizzabile su cui si è estesa la città, permettendo grandi guadagni. L’abbandono dei Sassi in quelle dimensioni è stato il motore dell’economia di Matera fondata sull’edilizia, la speculazione fondiaria e l’emigrazione. La politica di spopolamento è stata possibile grazie alla distruzione del sistema di identità e concezioni che legano la comunità ai luoghi. I Sassi, con le arcaiche pratiche di riciclo e basso consumo di risorse, costituivano un simbolo scandaloso per la società dei consumi alla ricerca di rapidi profitti e mano d’opera per l’industria di massa. La modernità decretava inabitabili i Sassi, definendoli una vergogna e sottoponendo gli abitanti a un shock culturale profondo. Si è determinata una sensazione di totale inadeguatezza rispetto alla contemporaneità, quasi una criminalizzazione di quello che si è che ha portato alla negazione completa di valori e tradizioni. Così sono state lasciate le case grotta, che invece si sarebbero potute adeguare e restaurare, per i quartieri forniti di servizi igienici moderni e orgoglio dell’urbanistica e architettura più avanzate. Tuttavia, scomparso l’antico il sistema di coesione sociale, gli abitanti dei Sassi sono rapidamente partititi anche da questi per fornire braccia alle fabbriche automobilistiche del Nord Italia o all’estero.

La Matera antica spopolata ha cominciato a degradare: affreschi rubati, crolli, pericoli legati alla criminalità. Emerge così l’interesse per le chiese rupestri e i valori estetici della città rupestre e viene finanziata una legge per il recupero. Tuttavia i primi interventi non rispecchiavano una corretta procedura di restauro. Si continuavano a usare i metodi dell’edilizia industriale e per consolidare sono stati fatti interventi con la pompa a cemento, iniettando cioè il cemento dentro le rocce. Matera è fatta di cavità, cisterne, vuoti e spazi sotterranei. Il cemento riempie le cavità e le appesantisce, così la struttura non regge e crolla tutto. Per fortuna in molte situazioni dove erano stati fatti i fori per il cemento questo poi non era stato iniettato per risparmiare e così, grazie a questa frode, molte cavità sono state salvate. Anche interventi più attenti che utilizzavano per il restauro gli stessi conci di materiale locale, chiamati tufi, non davano buoni risultati. Le ricostruzioni apparivano discordanti per coloritura e capacità di tenuta da quelle originali. Questo perché anticamente, prima di metterli in opera, si lasciavano i conci di tufo all’aperto a prendere pioggia e sole, così assumevano patina e coloritura che gli conferiva anche una superficie più solida. 

Nel 1993 Matera è stata inserita nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO grazie a un mio studio che la reinterpretava come un sistema geniale di abitare che ha creato una nuova narrazione e stimolato l’orgoglio della comunità. Con l’iscrizione UNESCO si sono cominciate a riproporre le conoscenze e le tecniche tradizionali che hanno permesso di realizzare la città, perché un corretto recupero è possibile solo attraverso la loro comprensione e quella del pensiero che è alla loro base. 

Matera è costruita in alto sul piano e scende lungo i pendii del canyon con terrazzi e rupi di pietra. Questo perché è l’acqua di pioggia delle colline che viene utilizzata e diretta verso le cavità a valle. Contano anche gli apporti di acqua per condensazione, quando durante la notte l’umidità si forma sulle pietre e penetra nelle caverne. Durante il giorno è il vento che, filtrando attraverso i cumuli di pietre in una camera fredda sotterranea, produce acqua. Sono espedienti semplici, basati sulle forze sottili della natura, realizzate grazie a una concezione dell’ambiente e delle realizzazioni umane che sono un tutto uno e che, come in un’oasi, usa le risorse locali in un continuo ciclo di amplificazione. Le case sono arrivate per ultime nella realizzazione di Matera. Prima è stato realizzato un sistema di aie e giardini terrazzati, su cui si aprono le grotte, collegate da stradine, scale, canalette per l’acqua convogliata in grandi cisterne. Nel tempo le case si costruiscono tamponando le grotte e intorno alla corte si crea il vicinato. A seguito dell’urbanizzazione, l’acqua non arriva più dal piano e allora si raccoglie sui tetti ed è convogliata nel pozzo al centro della corte. Ecco l’origine del vicinato, una comunità che vive attorno a un sistema d’acqua. L’inclinazione di questi scavi è sempre la stessa: è fatta in modo tale da captare i raggi del sole. Gli scavi sono strutturati in modo che i raggi del sole, più basso durante l’inverno, arrivino in questa stagione fino in fondo e quindi riscaldino la grotta e d’estate si fermino invece all’ingresso, lasciando l’interno fresco. Quindi un sistema climatico calcolato che in più fa da orologio stagionale e cosmico. L’evaporazione captata dalla grotta si condensa in una cisterna. L’incontro del sole con la pietra nella cavità della terra madre genera l’acqua e la vita, un miracolo che si perpetua in questa città straordinaria. 

Sono tornato io stesso a Matera restaurando e abitando le grotte. Abbiamo ripristinato le cisterne, i sistemi di raccolta e riportato l’acqua. Si trattava intervenire reimparando dalle pratiche antiche. Le imprese avevano perduto le conoscenze dei materiali locali. Inserendo nelle grotte materiali sintetici per fermare l’umidità impedivano la traspirazione causando ulteriori danni. Le superfici devono traspirare. Adesso esistono sul mercato i materiali della bioarchitettura. Allora abbiamo dovuto farli in cantiere, spegnendo e stagionando la calce nelle fosse. Usando macine portatili per tritare i mattoni vecchi e realizzare malte simili a quelle romane, vitruviane. Si è intervenuto con pochi costi, insegnando alle imprese edilizie e introducendo sistemi mediterranei e arabi come ventilazioni che creano corrente interna o pietre traforate su cui l’acqua scorre, si ossigena ed, esposta al sole, si disinfetta.

Matera è pensata con delle case termoregolanti. Ci sono rocce più dure che fungono da condensatrici di umidità con la loro massa maggiore, quindi più fredda. Tutta l’umidità della stanza si condensa su una parete che quasi lacrima. Queste grotte diventano dei luoghi straordinari da abitare. Ho trasformato una cisterna in un bagno turco, in un hammam. Dovevo dimostrare – ero uno dei primi che tornava nei Sassi .- che si poteva vivere bene, che i Sassi possono essere un luogo di alto prestigio, perché allora la gente non voleva riabitarvi. Lo stigma era ancora molto forte. La parte antica era una città morta e in tutta Matera vi era un solo albergo, massimo due; per trovarne altri bisognava andare nella vicina Altamura. Nel 1993 Matera ottiene l’iscrizione all’UNESCO e successivamente viene scelta come luogo simbolo per portare avanti le iniziative di lotta alla desertificazione sia fisica che culturale. Si realizzò un piano di azione alla lotta alla desertificazione attualissimo ancora oggi in rapporto al cambiamento climatico. Nelle abitazioni progettammo i sistemi duali per l’acqua, ossia due reti parallele. L’acqua comunale per la cucina, per i sanitari la rete di acqua piovana di cisterna. Oggi usiamo l’acqua in modo paradossale: a Firenze si prende direttamente l’acqua dall’Arno, si potabilizza perfettamente e la mandiamo in tutte le case a costi considerevoli. Cosa fa la gente? La usa per lo sciacquone, per bere compra quella minerale. È una pratica assurda considerando gli enormi bisogni di acqua potabile a livello mondiale. Non possiamo risolvere i problemi con gli stessi metodi che li hanno generati. Bisogna considerare i costi a lungo termine delle tecnologie invasive utilizzate a partire dalla rivoluzione industriale sul benessere della popolazione, la sanità, l’ambiente, la qualità della vita. Occorre una diversa visione mentale. Dobbiamo dare dei limiti all’invasività umana e aumentare la capacita di recupero di ecosistemi che diamo per persi. 

Oggi tutti applaudono al successo di Matera ma questo non era affatto scontato prima di innescarlo. È l’autopoiesi, la ricreazione costante di immaginario, di nuovo pensiero, di rinnovati miti che creano un differente racconto e diventano i promotori e sostengono progresso e benessere. Matera ha contribuito a cambiare la stessa concezione originaria dell’UNESCO, che era basata in maniera molto eurocentrica sull’universalismo, l’eccezionalità, la concezione monumentale e museale. L’UNESCO nasce sulle rovine della Seconda guerra mondiale, quando bisognava ricostruire l’Europa e soprattutto fondare la pace nella mente dell’umanità. Per farlo occorre generare un nuovo pensiero una nuova creatività, non fossilizzare le strutture. Non si preserva musealizzando e perseguendo l’immutabilità. Quello che conta è che la comunità sappia mantenere e ricreare il patrimonio culturale. Va quindi posto al primo posto il sapere fare locale. Avevo proposto a Petra in Giordania quello che poi siamo riusciti a realizzare Matera: riportare la popolazione ad abitare nelle grotte. Gli archeologi si opposero, ma questo è l’unico modo di far vivere Petra: se non si ripristinano i giardini, i sistemi d’acqua, gli alberi le pareti si sfaldano perché non sono protette dalla vegetazione. Ad AlUla, la Petra in Arabia Saudita, stiamo cercando di innescare questo processo. Matera è diventata un esempio internazionale di rigenerazione urbana e AlUla l’ha presa come modello. Nel 2016 con l’UNESCO facemmo la stessa proposta in Cina in una conferenza che facesse riflettere il Paese sui problemi creati dall’urbanizzazione spinta. Dopo la presentazione del caso di Matera i giornali cinesi hanno titolato: L’esperienza UNESCO di Matera porta alla conservazione delle vestigia culturali cinesi. È una soddisfazione straordinaria vedere che Matera può insegnare qualcosa alla Cina e infatti si è incominciato a recuperare i villaggi tradizionali. Salvaguardando questi paesaggi perpetuiamo la cultura e assicuriamo un futuro alla comunità e mostriamo come la protezione del patrimonio contribuisca al benessere della popolazione. Occorre ricreare un rapporto armonioso umanità-natura attraverso il recupero della tradizione, realizzando dinamiche autopropulsive e quella che oggi chiamiamo “economia circolare”. Questo non significa tornare al passato ma progettare la tecnologia del futuro. Nello Spazio ci andiamo con tecnologie basate sul riciclaggio e la non invasività e abiteremo nuovi pianeti grazie all’adattamento locale, l’uso di materiali trovati sul posto, la produzione di acqua e anche le tecniche ipogee. Saremo in grado di affrontare le crisi globali con l’elaborazione di un pensiero diverso, un nuovo paradigma basato sull’autopoiesi, il restauro e la creazione degli ecosistemi, una nuova visione che ci servirà anche per salvare il nostro stesso Pianeta.


Questo articolo è tratto da una Lecture tenuta dall’autore a Villasimius, Retreat FEEM, 21 settembre 2022

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