Fulco Pratesi. Il WWF come ragione di vita

Autore

Veronica Ronchi

Data

31 Ottobre 2023

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4' di lettura

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31 Ottobre 2023

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Nel rapporto tra ambiente, associazionismo e società civile, il WWF ha rappresentato in Italia il baluardo più significativo. Chi oggi ha più di 40 anni, si ricorda molto bene il lavoro di sensibilizzazione fatto di adesivi, materiale informativo, campagne mediatiche e battaglie ambientaliste portato avanti da stuoli di volontari desiderosi di mettere al centro della riflessione i pericoli a cui intere aree del nostro Paese si trovavano sottoposte: il degrado di fauna e flora, il dissesto dei terreni, aree abbandonate meritevoli di rivitalizzazione.

Tutto questo nasce dalla sensibilità di un giovane architetto ed ex cacciatore, Fulco Pratesi, «convertito sulla via di Damasco» che, una volta venduti I fucili e comprata una macchina fotografica, inizia a battersi contro gli eccessi della caccia e fonda, insieme all’amico tedesco Hardy Reichelt, la Stazione Romana per l’Osservazione e la Protezione degli Uccelli nel 1965.

«Per trovare alleati in quest’azione, ci rivolgemmo alla sede centrale del World Wildlife Fund, un’associazione nata a livello internazionale a Morges, in Svizzera, nel 1961, formata dai maggiori e potenti naturalisti di tutto il mondo presieduta da Bernardo d’Olanda».

Pratesi ottiene il primo riscontro dalla sede centrale nel 1966, quando il presidente del WWF Fritz Vollmar gli propone di aprire una sede in Italia che vide la luce proprio quell’anno. Nessun aiuto viene però dalla sede centrale, anzi «fin dalla firma del primo contratto per divenire membri dell’organizzazione mondiale e poter fruire del simbolo del Panda, una parte non trascurabile dei fondi da noi raccolti doveva essere versata alla sede internazionale».

La gestione di Pratesi è a cavallo tra l’impostazione classica delle associazioni ambientaliste e culturali di allora, basate su denunce, polemiche, dibattiti, relazioni e proteste e un nuovo modo di intendere la protezione della natura, con iniziative anche costose ma tese a obiettivi efficaci e concreti. Nonostante le cupe previsioni, la richiesta di fondi per la gestione ebbe un inaspettato successo, generando il potente patrimonio delle Oasi del WWF che va dalle Alpi alla Sicilia e dal Tirreno all’Adriatico. WWF Italia si è dedicato nel corso della sua storia ad azioni concrete di conservazione della natura, come le operazioni in difesa del cervo sardo, del lupo italico, degli avvoltoi, delle paludi o la creazione di oasi di protezione per la fauna.

Dopo una iniziale gestione dell’Oasi Padule di Bolgheri seguì, nel 1968, la prima iniziativa realizzata dal WWF attraverso l’affitto dell’area costiera comprendente il lago di Burano, al fine di sottrarlo alla caccia e ad altre manomissioni. Sulla scia di questa esperienza, diverse zone sono state istituite in tutta Italia, nelle paludi e nei boschi, in montagna e lungo i fiumi. In continua crescita, quelle gestite dal WWF sono 130, con una estensione di oltre 30.000 ettari. Nelle oasi, aperte al pubblico e attrezzate per l’educazione ambientale dal vivo, la ricerca scientifica è molto intensa.  Pur essendo un’associazione del tutto apolitica, il WWF Italia è fortemente impegnato nell’elaborazione di proposte di legge, nell’organizzazione di referendum abrogativi, nel sostegno di iniziative parlamentari in difesa dell’ambiente e del territorio. È stato tra i promotori e i sostenitori di referendum contro le centrali nucleari, contro la caccia e l’uso eccessivo di pesticidi in agricoltura. La sua azione, esercitata attraverso un importante gruppo di avvocati, ha portato a numerosi successi nelle denunce e nelle costituzioni di parte civile nelle cause contro inquinatori, appaltatori di opere pubbliche distruttive, devastatori della natura, e nei ricorsi ai tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato.

Attualmente il WWF può contare su circa 300.000 soci e 400.000 sostenitori. È formata da 19 sezioni regionali, 200 sedi locali e numerosi gruppi attivi. 

E Fulco Pratesi? Negli anni ’70 lascia la professione di architetto a causa del «rimorso per la natura e il paesaggio nei quali era giocoforza inserire i prodotti dei miei progetti annichilendo la loro bellezza e integrità». Le manifestazioni e gli articoli contro la caccia gli procurarono diversi nemici e minacce anonime. Tra il 1992 e il 1994 è stato deputato nel Parlamento italiano nel gruppo dei Verdi e successivamente ha ricoperto la carica di Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Nel 2007, allo scadere del suo mandato come presidente del WWF Italia, Pratesi rimane nell’associazione come Presidente onorario, Presidente del comitato scientifico WWF Oasi e direttore responsabile della rivista Panda.

Per approfondire la figura di Fulco Pratesi leggi:  Fulco Pratesi, In nome del Panda. La mia lunga storia d’amore con la natura, Castelvecchi, 2016

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