Le biotecnologie al bivio europeo

Autore

Stefano Bertacchi

Data

12 Giugno 2024

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4' di lettura

DATA

12 Giugno 2024

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Alcuni argomenti, soprattutto quelli tecnici, ancor di più se di natura scientifica, tendono a circolare all’interno di una bolla ristretta di persone specializzate. 

Nel caso delle biotecnologie è stato così per molto tempo, ma recentemente ho potuto constatare, nella mia limitata esperienza, che da qualche tempo questo è diventato un mondo che ha valicato le soglie dei famosi ‘addetti ai lavori’. E ciò non dovrebbe stupirci, dato il ventaglio di applicazioni delle biotecnologie, che sono difficili da definire come una singola ‘scienza’, e che per questo motivo va ad abbracciare e collaborare strettamente con altre discipline più note, scientifiche e non, con ripercussioni sulla vita di tutti i giorni ormai difficili da ignorare. Anche per questo motivo il mondo dell’economia e della politica ha l’obbligo di affrontare il tema delle biotecnologie, con le difficoltà del caso nell’incasellare in schemi di business plan, normative, investimenti e leggi tecnologie molto complesse, per le quali sarebbe necessario una competenza lontana dalla maggioranza della classe politica. Sia chiaro, tante altre tematiche altamente tecniche sono nelle attuali agende politiche (l’intelligenza artificiale per fare un esempio) ma, alla luce delle mie considerazioni di cui sopra, mi focalizzerò sulle biotecnologie. Affronto quindi alcuni aspetti politico-legislativi sul tema a livello comunitario.

Innanzitutto la Commissione Europea riprende la definizione di biotecnologie dell’OCSE, ovvero come un gruppo di discipline che applica scienza e tecnologia agli organismi viventi, nonché a parti, prodotti e modelli ad essi appartenenti, per modificare materiali viventi o non viventi al fine di produrre conoscenze, beni e servizi. Le biotecnologie possono essere utilizzate per fabbricare bio-prodotti (biofabbricazione – biomanifacturing), ma anche essere parte della soluzione per affrontare molte sfide sociali e ambientali, come la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’accesso alle risorse naturali e il loro utilizzo sostenibile, il ripristino dei sistemi naturali vitali, l’approvvigionamento e la sicurezza alimentari e la salute umana. Nel discorso sullo Stato dell’Unione (SOTEU) 2023, Ursula von der Layen ha evidenziato le biotecnologie e la biofabbricazione come tecnologie chiave e prioritarie nel 2024

Nel marzo 2024 è arrivato un documento che elenca le azioni e le iniziative di promozione della biotecnologia e della biofabbricazione nell’UE. I punti salienti riguardano possono essere riassunti come segue:

  • Valorizzare la ricerca e promuovere l’innovazione
  • Stimolare la domanda di mercato
  • Ottimizzare i percorsi normativi
  • Promuovere gli investimenti pubblici e privati
  • Rafforzare le competenze in materia di biotecnologie
  • Elaborare e aggiornare norme
  • Sostenere le collaborazioni e le sinergie
  • Promuovere l’impegno e la cooperazione internazionale
  • Usare l’IA e l’IA generativa
  • Riesaminare la strategia per la bioeconomia 

Per quanto riguarda quest’ultimo punto in particolare, la Commissione Europea riesaminerà la strategia dell’UE per la bioeconomia entro la fine del 2025. Il riesame terrà conto delle attuali sfide sociali, demografiche e ambientali, e la dimensione industriale della bioeconomia e i suoi legami con la biotecnologia e la biofabbricazione saranno rafforzati per contribuire a fortificare l’economia dell’UE. La speranza è che la Commissione Europea tenga in considerazione le richieste degli EU Bioeconomy Youth Ambassador (di cui faccio parte) che, con il supporto del team Bioeconomia del DG Ricerca e Innovazione della Commissione Europea, sono state redatte nella Bioeconomy Youth Vision, presentato a Bruxelles in occasione del Bioeconomy Changemakers Festival, proprio la settimana prima del lancio delle iniziative sulle biotecnologie. Con mia somma gioia, durante il suddetto evento le biotecnologie sono state più volte menzionate, nonostante sia complesso affrontare il tema della modificazione genetica e della biologia sintetica che, come giovani europei, abbiamo proposto tra le tecnologie da prendere in considerazione nella bioeconomia. Tema certamente spinoso e difficile da affrontare, soprattutto quando osserviamo le questioni legate alle nuove tecnologie genomiche (NGTs) applicate in agricoltura, e la difficile coesistenza tra l’evidente necessità di utilizzare queste innovazioni e il tentativo di discostarsi dall’acronimo OGM che ancora fa troppa paura. Ma questa sarà una storia per la prossima puntata: per ora vediamo chiaramente che alla luce delle elezioni europee di quest’anno il nuovo Parlamento si troverà a dover legiferare sui temi biotech e bioeconomia, quindi su temi di importanza strategica rilevante.

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