Carne sintetica: opportunità o pericolo?

Autore

Stefano Bertacchi

Data

8 Marzo 2023

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4' di lettura

DATA

8 Marzo 2023

ARGOMENTO

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Prendiamo per esempio un panetto di lievito: è costituito da cellule di lievito vive, necessarie per fare la pizza e il pane. Quel panetto deriva, in teoria, da una singola cellula di lievito invisibile che abbiamo fatto duplicare all’interno di un contenitore, sino a ottenerne una quantità tale da poterla vedere a occhio nudo, toccare e utilizzare.

Per quanto riguarda la cosiddetta ‘carne sintetica’ il concetto è simile, ma qui abbiamo a che fare con cellule muscolari che, al posto di svilupparsi all’interno di un animale, vengono fatte replicare in un contenitore, per ottenere poi un pezzo di carne commestibile. Una situazione quasi fantascientifica, ma che ormai è già una realtà, sebbene piccola nelle dimensioni; e che ha suscitato grandi polemiche, per quanto riguarda aspetti economici, ecologici e sanitari. Andiamo con ordine e approfondiamo questo tema, che sta prendendo sempre più spazio tra le applicazioni biotech innovative che possono cambiare l’impatto ambientale della nostra dieta.

Innanzitutto la carne sintetica dovrebbe essere più correttamente chiamata carne coltivata, perché di fatto le cellule animali vengono proprio coltivate in laboratorio. Inoltre il termine ‘sintetico’ lascia presupporre – erroneamente – una connotazione negativa dell’argomento. Si parte da una cellula animale che viene ‘convinta’ a tornare staminale, ossia una cellula che non ha ancora deciso cosa fare da grande. E noi le consigliamo caldamente di diventare una cellula muscolare, fornendole un ambientale che la induca in questa direzione.

Le procedure di questa fase sono diverse tra animali quali mucca, maiale e pollo, ma il concetto è lo stesso: la linea cellulare iniziale è anche conservabile nel tempo, evitando quindi la necessità di prelevare, reiteratamente, dall’animale. A questo punto la cellula si trova nel contenitore, chiamato bioreattore, che nient’altro è che appunto un contenitore, in cui le cellule possono crescere con il cibo fornito, e anche monitorate mediante una serie di sensori. Un ambiente chiuso altamente controllato che permette di ottenere un ‘panetto’ di cellule muscolari: in pratica la carne stessa. Per avere poi un risultato più simile all’originale possiamo aggiungere altre componenti prodotte separatamente, come i grassi.

Questa è, in breve, la teoria; la pratica dice che ci sono diverse aziende che stanno lavorando alla produzione di carne sintetica, ma anche che solo due sono arrivate ad avere l’approvazione per il consumo umano e quindi la commercializzazione, entrambe per la carne di pollo. Nel dicembre 2020 Singapore ha approvato il prodotto dell’azienda statunitense Eat Just, mentre a novembre 2022 gli Stati Uniti hanno approvato quello dell’azienda Upside Foods.

In particolare, nell’ultimo caso l’approvazione è giunta a seguito di controlli da parte della FDA, ossia l’ente federale che si occupa di validare cibi e farmaci, verificando che non siano pericolosi per la salute umana e l’ambiente. Queste informazioni ci portano a due conclusioni. La prima che la carne sintetica è ancora molto lontana da poter sfidare il settore della carne, sia per una capacità limitata di produzione (che ovviamente impatta poi sul prezzo) sia per la scarsa diffusione. A questo si aggiunge anche la questione ambientale, in quanto al momento è probabile che l’uso di energia e di acqua sia alto, ma si tratta pur sempre di una tecnologia ai propri albori, e dovremmo aver capito che le biotecnologie, in particolare, hanno la capacità di evolvere e migliorare davvero in fretta.

La seconda conclusione è che non è possibile sapere, a priori, se la carne sintetica sia pericolosa o meno per la salute, in quanto saranno gli organi deputati a fare i controlli del caso, come FDA appunto. Per quanto riguarda l’Italia si tratta dell’EFSA, ovvero l’ente dell’Unione Europea che controlla i cibi. Quindi ci penseranno loro a dare l’eventuale nulla osta per la commercializzazione, sempre nel caso in cui un’azienda ne faccia richiesta (cosa non ancora accaduta).

Di conseguenza, al momento, la carne sintetica sembra più un’opportunità che un pericolo per salute ed economia, in maniera simile a ciò che si potrebbe dire per gli OGM. L’aspetto comunicativo risulta quindi fondamentale: sarà il tempo a dire se anche in questo caso prenderà il sopravvento un atteggiamento conservativo, che rischia però di precluderci una tecnologia che ha un grande potenziale per ridurre l’impatto della nostra dieta.

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