Il progetto AfricaMaVal e il Critical Raw Materials Act

AfricaMaVal promuove la realizzazione di partnership strategiche e catene del valore sostenibili nel quadro del Critical Raw Material Act per la realizzazione del Green Deal.

Autore

Alessandra Manzini

Data

21 Maggio 2024

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7' di lettura

DATA

21 Maggio 2024

ARGOMENTO

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All’inizio del 2023 la Commissione europea ha pubblicato ufficialmente la legge sulle materie prime critiche: Critical Raw Materials Act (CRMA). Il regolamento rappresenta un risultato importante che riassume l’obiettivo dell’UE di garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche (CRMs) per l’industria europea. L’UE riconosce, in primo luogo, che le CRMs sono necessarie per la transizione verde e digitale; in secondo luogo, che l’UE non è sola in un mercato economico globale in cui la competitività a lungo termine è fondamentale; in terzo luogo, che l’autonomia economica e sociale dell’UE è determinata da una fonte diversificata di CRMs in un clima geopolitico in cui l’accesso e il controllo delle risorse naturali sono considerati strategici da molteplici giurisdizioni. Nel CRMA l’Unione Europea ha identificato un elenco di 34 minerali e metalli critici, importanti per l’economia dell’UE e a rischio di perturbazioni, di cui 17 sono definiti strategici a causa della loro importanza e degli squilibri globali tra domanda e offerta. Tra i minerali strategici, figurano i metalli di base per le batterie – alluminio e litio – e gli elementi delle terre rare utilizzati nei magneti permanenti per le turbine eoliche o nei veicoli elettrici. L’elenco si trova a pagina 135 del testo finale.

Il progetto AfricaMaVal, finanziato dall’UE e coordinato dal BRGM, il servizio geologico francese, rappresenta un perfetto sottoinsieme geografico degli obiettivi e della struttura della legge CRMA. Il progetto, avviato a metà del 2022, fornisce assistenza alla realizzazione di partnership strategiche nel quadro del CRMA, identificando progetti che possano essere sviluppati lungo catene di valore nel continente africano, promuovendo l’impegno mutualmente benefico tra partner e stakeholder africani. Inoltre, AfricaMaVal sostiene lo sviluppo responsabile del settore minerario verificando la Environmental, Social, and corporate Governance (ESG) degli attori attivi nei contesti locali, promuovendo progetti a beneficio dell’economia regionale. AfricaMaVal si concentra su un elenco esteso di minerali e metalli (ECRM) come rame (Cu), nichel (Ni), stagno (Sn) e manganese (Mn) quali elementi cruciali per la transizione energetica. 

Figura 1 – Mappa dei materiali del progetto AfricaMaVal @courtesy Brgm, tratta dal sito.

La Green Economy e il Critical Raw Material Act

La struttura della legge sulle materie prime critiche prevede azioni concertate interne ed esterne. L’UE riconosce che le catene di approvvigionamento nazionali devono essere rafforzate e che gli impegni internazionali devono essere potenziati per sviluppare partenariati con i Paesi terzi. L’atto prepara il terreno per la crescita della capacità europea, identificando i progetti strategici a livello nazionale e nei Paesi terzi che si possano svolgere in tutti i segmenti della catena di approvvigionamento delle materie prime: dall’esplorazione ed estrazione di materie strategiche alla loro lavorazione, trasporto, utilizzo e infine al loro riciclo. Questi progetti strategici sono candidati a beneficiare di procedure di autorizzazione rafforzate e di un sostegno coordinato per migliorare l’accesso ai finanziamenti in tempi rapidi.

L’identificazione dei progetti, il potenziamento delle procedure di autorizzazione e il miglioramento dei quadri di governance rappresentano un esercizio significativo verso il raggiungimento degli obiettivi del CRMA. L’accesso ai finanziamenti, la razionalizzazione dei fondi e la creazione di uno sforzo concertato tra le parti finanziatrici sono alla base del successo del CRMA. È di vitale importanza capire che cosa significherà ‘accesso ai finanziamenti’: chi fornirà i capitali, per quali obiettivi, a quali costi e condizioni?

L’accesso alle risorse minerarie rappresenta una questione strategica cruciale per l’ambizione dell’Europa di realizzare il Green Deal e la doppia transizione. La mobilitazione di fondi pubblici per promuovere investimenti nelle catene di valore africane, per la produzione dei metalli necessari all’Europa, rientra a pieno titolo nello sforzo di realizzare una transizione ecologica più giusta. 

Poiché la domanda futura di materie prime critiche continuerà a essere in gran parte soddisfatta dalle importazioni, l’UE deve impegnarsi in partenariati strategici con Paesi terzi ricchi di risorse che coprano tutti i passaggi (esplorazione, estrazione, lavorazione, raffinazione, riciclaggio), promettendo di contribuire a sviluppare catene di valore sostenibili per le risorse minerarie in una prospettiva di co-sviluppo. 

Le partnership strategiche sulle risorse minerarie critiche

Le partnership strategiche sulle risorse minerarie critiche prevedono la firma di un Memorandum d’intesa (MoU) non vincolante come cornice politica entro cui la partnership si auspica mantenga un carattere reciprocamente vantaggioso, win-win.

Il focus di questi accordi è sull’esplorazione geologica e sulla valutazione di viabilità di progetti di estrazione mineraria. L’obiettivo è l’accaparramento delle risorse necessarie alla transizione ecologica dell’Europa e assicurarsi l’accesso privilegiato rispetto ad altri investitori con diverse poste in gioco e vincoli. Il focus del progetto AfricaMaVal è sulla creazione di valore a livello locale. L’Europa propone di sviluppare l’intera catena del valore delle materie prime attraverso un sostegno strutturato su cinque pilastri: 

• integrazione delle catene di valore delle materie prime critiche (pilastro orientato alle imprese);

• sviluppo di infrastrutture per lo sviluppo di progetti;

• allineamento sui criteri ambientali, sociali e di governance (ESG);

• cooperazione in materia di ricerca e innovazione;

• sviluppo di capacità, formazione e competenze lungo la catena del valore delle materie prime.

Entro sei mesi dalla firma del MoU, che non necessariamente deve essere resa pubblica, si passa alla realizzazione della Roadmap e alle azioni con un focus su progetti di investimento concreti.

Alcuni esempi di attività sono:

• promozione degli investimenti e attività di match-making (Business Fora, missioni imprenditoriali, ecc.);

• finanziamento del potenziale minerario e degli studi di prefattibilità;

• sviluppo dell’infrastruttura di dati geoscientifici;

• sostegno allo sviluppo dei principali corridoi di trasporto e delle infrastrutture circostanti (energia);

• sviluppo di capacità per i quadri normativi;

• sviluppo e miglioramento delle offerte di formazione professionale con rilevanza per le catene del valore CRM;

• coinvolgimento dei cittadini e dialogo con le organizzazioni della società civile CSO;

• supporto nello sviluppo della strategia nazionale CRM dei Paesi partner.

Principali risultati e prospettive del progetto AfricaMaVal

Nella prima fase i partner di AfricaMaVal lavorano per integrare le informazioni sul potenziale di approvvigionamento di ECRM nel contesto panafricano sviluppando un set di dati coerenti a disposizione dei decisori politici e industriali europei. Questo set di dati includerà le conoscenze disponibili, e fornirà inoltre una visione completa di tutti i progetti di estrazione, lavorazione e riciclo esistenti relativi all’ECRM in Africa.

AfricaMaVal mira anche a costruire una rete commerciale UE-Africa con aziende a monte e a valle verso lo sviluppo di partenariati strategici e modelli commerciali per l’integrazione delle catene del valore industriale UE-Africa. Lo sviluppo di partenariati strategici coprirà l’intera catena di valore, ma anche la produzione d’energia e le infrastrutture, come strade, porti, corridoi per l’esportazione delle risorse. 

Il progetto consentirà di mettere in contatto i diversi attori delle catene del valore delle materie prime, compresi gli utenti finali, e di rafforzare la governance locale e gli ambienti imprenditoriali responsabili, insieme ad altre istituzioni e partner di sviluppo (EITI, OCSE, UNDP, WB e il GIZ tedesco).

L’accesso al capitale è una componente cruciale di AfricaMaVal. Un pacchetto di lavoro dedicato è stato progettato per valutare ‘Strumenti e requisiti di finanziamento’ ed è guidato da HCF International Advisers. Questo gruppo di lavoro mira a identificare gli strumenti finanziari e i fondi di investimento che possono essere disponibili per lo sviluppo di progetti estrattivi in Africa su scala nazionale e/o internazionale. Uno studio che catalogherà le opportunità per ambito, copertura e potenziale liquidità di questi strumenti, specificandone i requisiti e la propensione al rischio. L’obiettivo è determinare le fonti di liquidità per i progetti minerari nei Paesi oggetto di studio. 

Il progetto AfricaMaVal si concentra inoltre sulla diffusione delle migliori pratiche ESG per un’estrazione mineraria più responsabile: ponendosi come obiettivo di proporre linee guida e almeno 10 Best in Africa-factsheets contribuendo allo sviluppo locale, ma anche ad aiutare gli attori europei a selezionare partner africani, che siano in linea con le visioni di estrazione responsabile, garantendo così la fornitura di materie prime tracciabili da fonti affidabili. 

Il risultato finale dell’AfricaMaVal sarà la valutazione della fattibilità di un elenco di 100 opportunità d’investimento responsabile per migliorare i partenariati UE-Africa nelle intere catene di valore.

L’aspettativa è che tra il 30 e il 50% di queste opportunità possa essere convertito in progetti concreti di partenariato. Questo potrebbe portare a un aumento significativo dei progetti minerari europei in Africa.

Durante la conferenza International Round Table on Criticality (IRTC), tenutasi a Torino dal 20 al 23 febbraio 2024, una delle domande poste ai relatori chiedeva che cosa si intendesse per relazioni mutualmente benefiche. Come affermato dal rappresentante di PROMETIA, una associazione no profit che finanzia e promuove progetti overseas, durante una planaria dell’IRTC, la mancanza di infrastrutture fa sì che le miniere siano meno produttive, per cui migliorare l’accessibilità delle miniere sarebbe di beneficio sia per il Paese in cui si trovano, sia per l’industria estrattiva europea. L’altro relatore, Harmony Musiyarira, Rettore dell’Università di Scienza e Tecnologia della Namibia, partner del progetto AfricaMaVal insieme all’African Woman in Mining Association AWIMA, lavora all’analisi delle condizioni ambientali, sociali e di governance (ESG). Musiyarira ha contestualizzato la risposta alla medesima domanda in Namibia, affermando che esistono alcuni esempi di partnership mutualmente benefiche tra attori operativi in diversi livelli di governance. L’industria mineraria in Namibia – ha spiegato – conta il 12% del Pil, con un totale di 17.000 impiegati diretti nel settore e altrettanti 80.000 lavori indiretti stimati. L’impatto del settore minerario su una nazione non è solo legato a termini finanziari, ma è molto più ampio e comprende la salute, l’istruzione, lo sport e il raggiungimento di alcuni degli SDG. Ha poi sottolineato che «la posta in gioco e le aspettative sono diverse: gli investitori vogliono salvaguardare il ritorno sugli investimenti ottenendo al contempo una licenza ‘sociale’ per operare, mentre le comunità sono interessate a capire come ne beneficeranno in termini di mezzi di sussistenza, salute, sicurezza e conseguenze ambientali delle operazioni minerarie». Gli scienziati sociali – ha sostenuto Musiyarira – possono aiutare a inquadrare meglio problemi cruciali per le popolazioni toccate dalle operazioni minerarie, invece di affidarsi prettamente ai tecnici. Quindi suggerisce di ampliare gli strumenti di dialogo e ascolto dei contesti. Ha invitato le compagnie minerarie a parlare con le persone del luogo e domandare: «Che cosa vogliono realmente vogliono?», tralasciando quello che le persone dicono pubblicamente e approfondendo l’analisi della domanda sociale. Questo aspetto è riscontrabile nella visione africana per il settore minerario. Cruciale è promuovere il dialogo tra i diversi attori e i diretti interessati delle attività minerarie, portando informazioni scientificamente provate sulle conseguenze delle attività estrattive, non solo in termini di carbon footprint, ma anche ecologici e sociali. Infine, Musiyarira ha raccontato l’esempio di una società mineraria operante in Namibia, che ha posto la questione dei bisogni alla comunità locale e si è detta disposta a offrire borse di studio e campi sportivi, a costruire cliniche e a fornire acqua e servizi igienici, tra le altre iniziative.

L’azienda è rimasta sorpresa nello scoprire che la comunità voleva un mocharì, cioè una camera mortuaria in cui i cadaveri vengono conservati per essere esaminati dal punto di vista igienico fino alla sepoltura, perché non ne avevano una nella loro città e dovevano portare i corpi nella città più prossima, che era molto lontana. Nessuno avrebbe pensato alla necessità di investire sui morti invece che sui vivi. La morale del messaggio di Musiyarira alle compagnie minerarie è di impegnarsi in relazioni simbiotiche senza imporre il proprio sistema di valori, ma attivando un ascolto approfondito del contesto e facendo in modo che gli scienziati sociali coinvolgano le comunità nell’identificazione dei bisogni o dei valori da condividere. Questo garantirà un risultato vantaggioso per tutti.

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