Il sistema scolastico tra fragilità territoriali, digital divide e pandemia

L’articolo indaga il rapporto fra digitalizzazione, scuola e impatti della pandemia - presenta lo studio di FEEM sulla DAD nelle scuole lucane attraverso il questionario somministrato a un campione di insegnanti.

Autore

Annalisa Percoco, Angela Voce

Data

12 Gennaio 2023

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5' di lettura

DATA

12 Gennaio 2023

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DAD

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A quasi tre anni di distanza dall’arrivo della pandemia generata dall’espandersi del Covid-19 che ha sconvolto le nostre vite e quelle dell’intero pianeta, possiamo affermare che l’impatto che il Nuovo Coronavirus ha avuto sui sistemi sanitari, economici e sociali, impreparati a gestire un evento pandemico di portata globale, ha di conseguenza aumentato e radicalizzato le disuguaglianze sociali e il senso di sfiducia presente in ampi strati della società già prima della pandemia 1.

Il virus ha, dunque, esasperato le debolezze storiche interne agli Stati ma al contempo ha accelerato il processo di digitalizzazione grazie al ricorso forzato al lavoro da remoto, alla didattica a distanza (DAD), all’e-commerce per l’acquisto di prodotti non essenziali, alle piattaforme digitali per comunicare o per fruire contenuti culturali e d’intrattenimento. Si è così finalmente manifestata la centralità dell’Internet e della comunicazione digitale, e l’importanza basilare di possedere delle competenze digitali avanzate per essere cittadini attivi e consapevoli in un mondo sempre più digitale e tecnologico.


Nella prima fase della pandemia l’utilizzo della didattica a distanza (DAD) presso gli istituti scolastici come misura di contenimento del diffondersi del virus ha reso evidente le carenze strutturali e i limiti digitali del sistema scolastico italiano.
La scuola, che è un punto di riferimento nella vita dei ragazzi, ed è il principale motore di equità sociale appare ormai da molti anni in grave crisi. L’ascensore sociale in Italia sembra essersi bloccato, gli studenti che provengono da famiglie con reddito basso e da territori marginali hanno minori opportunità e strumenti rispetto ai loro coetanei provenienti da fasce sociali agiate, di riscattare la propria condizione sociale.

Questi anni con la scuola a intermittenza, con connessioni scadenti e con la trasposizione online della lezione in presenza, hanno peggiorato la situazione lasciando il segno indelebile nel livello di apprendimento.
Dai risultati delle prove INVALSI 2021 che hanno rilevato gli effetti che DAD ha avuto sulle competenze dei ragazzi è emerso che solo gli alunni della scuola primaria hanno ottenuto dei risultati discreti, il crollo degli apprendimenti è stato maggiormente disastroso per gli studenti delle scuole secondarie inferiori e superiori. Secondo INVALSI è come se due studenti su cinque non avessero fatto le scuole medie, in questo ordine scolastico, infatti, è cresciuto in numero di studenti che non raggiunge il livello minimo di competenze in italiano: nel 2018 erano il 34%, nel 2019 sono cresciuti al 39%.

La situazione è ancora peggiore nelle competenze matematiche. Il vero disastro è avvenuto alle superiori, dove due maturandi su cinque hanno competenze adeguate alla prima o al massimo alla seconda superiore, e uno su due non conosce l’italiano. La rilevazione INVALSI ha messo in evidenza anche il forte divario territoriale, infatti, al Sud la situazione peggiora e ad essere insufficienti sono addirittura sei studenti su dieci. Come leggiamo nel report, sono otto regioni sotto la media nazionale del 2019: Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. E non sono peggiorati solo i risultati degli studenti più scarsi ma anche la fetta dei più bravi si è ridotta.

Le perdite maggiori di apprendimento sono state riscontrate fra gli studenti provenienti da contesti difficili, in particolare fra quegli studenti che prima del Covid-19 riuscivano a ottenere dei buoni risultati a scuola nonostante la mancanza di supporto famigliare. Questi dati confermano della necessità di investire, oltre che sul processo di digitalizzazione dei luoghi (aree interne, comuni piccoli, scuole ecc.), e in strumenti e servizi tecnologicamente avanzati, anche e soprattutto sullo sviluppo di competenze digitali per docenti e studenti.

Nell’estate 2020 Fondazione Eni Enrico Mattei ha realizzato un’indagine attraverso un questionario in modalità CAWI su un campione esplorativo di 150 docenti lucani, finalizzata a rilevarne le competenze digitali. Da questa indagine sul campo è emerso che a fronte di un 21% di insegnanti che dichiara di usufruirne occasionalmente o quasi mai delle tecnologie per la didattica, il 30% afferma di fruirne quotidianamente e il 50% con frequenza, ciò nonostante le risorse digitali utilizzate correntemente sono piuttosto basiche.

Si tratta prevalentemente di browser per la navigazione, software di testo e calcolo, presentazioni multimediali, piattaforme di comunicazione e LIM, impiegate dal 50- 80% dei docenti. Molto meno rappresentativo – tra il 30 e il 10% dei docenti- è, invece, il numero di chi utilizza software per grafica ed editing, linguaggi di programmazione per il coding e la gamification o applicazioni di realtà aumentata per la didattica immersiva. Un dato su cui riflettere, dal momento che la scuola rappresenta il primo contesto in cui i giovani possono acquisire le giuste competenze per qualificarsi nel mercato del lavoro, in vista di un aumento del 55% delle richieste di competenze tecnologiche e digitali di alto profilo entro il 2030 2 e considerato che allo stato attuale solo il 25% dei ragazzi tra 15 e 18 anni residenti al Sud possiede digital hard skills 3.

Occorrerebbe quindi agevolare un percorso di rinnovamento che parta dalla formazione dei docenti, a cui è affidata la vera sfida della digitalizzazione scolastica, tenendo in conto che circa un quarto dichiara di non aver mai frequentato (17%) un corso sulle tecnologie per la didattica o di averlo fatto prima del 2016 e considerata l’età elevata degli insegnanti lucani, in media 51 anni, dato più alto fra le regioni italiane, elemento che può rappresentare un ostacolo alla penetrazione del digitale nella didattica regionale, dal momento che in genere la percentuale di docenti che si sente sicuro nell’utilizzare le tecnologie diminuisce all’aumentare dell’età 4.

L’indagine, dunque, restituisce una presa di coscienza dei docenti sulla necessità di una formazione di alto livello sugli strumenti e sulle tecniche di didattica digitale e su un uso corrente nelle attività quotidiane per alimentare l’acquisizione da parte degli studenti di Digital hard skills spendibili sul mercato del lavoro futuro e per potenziare l’attuale sistema educativo. Gli investimenti nelle attività di skilling del capitale umano risultano quindi indispensabili, soprattutto per regioni con una competitività compressa verso il basso come la Basilicata.

Numerosi studi economici evidenziano la stretta correlazione tra sviluppo territoriale e apprendimento scolastico, riaffermando il valore dell’istruzione come leva centrale dello sviluppo. La capacità degli individui di produrre innovazione e benessere dipende, infatti, dal loro patrimonio di abilità, competenze tecniche e conoscenze, nonché dalla capacità di adattarsi ai paradigmi produttivi.

In conclusione possiamo dire che l’emergenza sanitaria e la didattica a distanza hanno peggiorato i deficit strutturali del sistema scolastico italiano facendo aumentare il gap fra ricchi e poveri. Ma la pandemia ha accelerato anche il processo di consapevolezza della necessità di cambiamento culturale affinché la tecnologia possa migliorare la qualità della vita di ognuno e, soprattutto, dell’esigenza di acquisire competenze digitali sempre più consolidate, a maggior ragione nei contesti territoriali più fragili e vulnerabili.

Note

  1. Questo articolo è parte di una ricerca più estesa condotta nel 2020 da Fondazione Eni Enrico Mattei, i cui risultati sono pubblicati in M. De Filippo, A. Percoco, A. Voce (a cura di), Covid 19 e didattica a distanza. Il caso Basilicata, una regione a rischio digital divide, Working Paper 010.2020
  2. Ashoka & McKinsey Global Institute (MGI), The skilling challenge, report 2018.
  3.  ISTAT, Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi, 2020.
  4.  INDIRE, Competenze digitali e fabbisogni formativi dei docenti, 2019.
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