Glossario minimo per orientarsi nel digital learning (D-G)

Per incominciare a condividere linguaggi e termini di questo mondo proviamo a costruirci un glossario minimo di riferimento.

Autore

Susanna Sancassani

Data

19 Settembre 2022

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3' di lettura

DATA

19 Settembre 2022

ARGOMENTO

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La seconda parte del Glossario per l’apprendimento digitale Post Covid – per incominciare a condividere linguaggi e termini di questo nuovo mondo della didattica.

DaD – Didattica a Distanza

La prima associazione mentale con viene con ‘DAD‘ è ‘mai più’.  Perché il vulnus sta già nel termine che è tutto focalizzato sulla  docenza che viene tenuta ‘a distanza’. E’ la definizione con cui è stata designata la didattica del periodo più difficile della pandemia in cui un mix di lezioni live e di video registrati in autonomia dai docenti ha cercato di tamponare la brusca interruzione della frequenza scolastica. Verrebbe da sottolineare che Didattica a Distanza non si contrappone ad una Didattica a Vicinanza, perché nessuno si immaginerebbe di descrivere le nostre abituali pratiche didattiche come caratterizzate dalla ‘vicinanza’, ma si contrappone, invece, ad una Didattica in Presenza, come se l’utilizzo di mezzi digitali per la comunicazione fosse di per sé un elemento di svaporamento della ‘presenza’ che si perde tra telecamere spente e interferenze domestiche.

E-learning

Parlare di e-learning o di digital-learning, significa riferirsi all’ampia offerta di  percorsi online che offrono la possibilità di raggiungere risultati di apprendimento attraverso la fruizione di contenuti digitali e lo svolgimento di attività online. Questa possibilità, diventata ampiamente praticabile fin dall’inizio degli Anni 2000, con la convergenza tra disponibilità diffusa di accesso a reti dati con una buona capacità di trasmissione, la maturazione delle competenze nella produzione di video didattici e la disponibilità di piattaforme mirate per la didattica, sta avendo ora una crescita sorprendente. La pandemia ha contribuito alla ‘scoperta’ di questa possibilità e a un improvviso sviluppo sia in termini di offerta che di domanda. A livello universitario in pochi sembrano preoccuparsi della crescente domanda di accesso alla formazione, attraverso i percorsi online, da parte di adulti in cerca di riqualificazione o di diplomati che hanno la necessità di lavorare per mantenersi gli studi.  L’offerta di e-learning universitario è così per lo più lasciata ad operatori privati, capaci di assicurare un servizio generalmente molto ben organizzato in funzione del target, ma non sempre focalizzati sulla qualità della didattica. I loro profitti, anche nello specifico contesto italiano, sono in continua crescita, così come la quantità di titoli universitari rilasciati.

Feedback

L’apprendimento fa uno straordinario salto di qualità nel momento in cui è in grado di offrire un feedback ben strutturato. Un feedback ben strutturato si realizza attraverso strumenti che permettano di osservare i risultati raggiunti e di costruire messaggi precisi e personalizzati rispetto al loro posizionamento rispetto a quelli attesi e alle possibilità di ‘correzione di rotta‘ attraverso il miglioramento del processo di apprendimento. In sostanza un buon feedback ti dice dove sei, dove dovresti arrivare e come puoi arrivarci.

La didattica tradizionale pone molta poca attenzione al feedback e tende a sintetizzare nel voto, che spesso è poco utile e per lo più non è in grado di offrire ‘energia per proseguire’.

L’e-learning ha a disposizione molti strumenti per rendere sostenibili feedback frequenti e personalizzati, ma potrà fare ancora di più grazie all’intelligenza artificiale che, ben utilizzata, ha la possibilità di analizzare il mio percorso, correlarlo ai miei risultati e scegliere i feedback (per lo più, ma non del tutto, costruiti da intelligenze naturali) da inviarmi. Molte soluzioni sono già in via di sperimentazione, è solo questione di tempo.

Google Classroom

Insieme a Google Meet (la piattaforma di webconfernce di Google) è tra gli strumenti più noti per la gestione degli scambi di materiali e di informazioni tra docenti e studenti ed è stata fortemente sponsorizzata dal MIUR che, in una pagina Web ora non più disponibile online, la indicava con un posto privilegiato tra le piattaforme migliori per la DAD (Didattica a Distanza) e la DDI (Didattica Digitale Integrata). Durante la pandemia questa scelta è stata duramente criticata in quanto poco rispettosa delle normativa europea per la protezione dei dati (GDPR),   dal momento che GSuite for Education trasferisce attivamente i dati personali degli studenti verso gli Stati Uniti. La polemica si inserisce nel quadro più ampio della riflessione sull’accettabilità o meno di mettere a disposizione di multinazionali di primaria rilevanza mondiale come Google, Microsoft o Cisco enormi quantità di dati e di contenuti. Le alternative open source non sono attualmente competitive e quelle di tipo commerciale gestite da piccole aziende non danno certo garanzie migliori nell’utilizzo dei dati. Il problema resta aperto, mentre i suggerimenti dell’UNESCO sulla promozione di politiche di Open Education, che dovrebbero portare lo sviluppo di politiche attive nell’orientamento di tutto il tema degli strumenti e dei contenuti per la didattica,  da parte dei governi restano inascoltate.

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